martedì 9 agosto 2016

FRANCIGENA: TESTIAMO DOVE VOGLIAMO ANDARE


Ammetto che sono partito per la via Francigena solo per fare un test in vista del Cammino di Santiago, da affrontare il prossimo anno (spero che Danilo, di cui parlerò più avanti, non lo venga a sapere, altrimenti si arrabbia): tra i 4 e i 6 giorni per valutare il contenuto dello zaino, la mia resistenza fisica e mentale, l'organizzazione delle giornate, i costi da affrontare.

Invece è stata un'esperienza a tutto tondo, valida in sé stessa, intensa, sorprendente ed appagante.

E certo non sminuita dall'incompiutezza del cammino e dalla brevità del tempo.

Anzi...
la prima sorpresa è stata scoprire che molti camminatori iniziano il percorso della via Francigena consapevoli di doverlo interrompere ad un certo punto per riprenderlo l'anno dopo, dal punto dove erano arrivati, infine concludendolo anche in tre anni diversi.

Soprattutto le limitazioni dovute alla disponibilità dei giorni di ferie crea questa situazione. Ma non è un impoverimento. Anzi, questo consente di vivere in modo più esteso nel tempo l'esperienza, di aspettarla e programmarla più a lungo e quindi di renderla presente di più, a sé e agli altri (familiari, amici e colleghi), al punto che a volte l'anno dopo qualcuno si aggiunge, convinto da un entusiasmo che la distanza di un anno intero non ha scalfito minimamente.

Ignaro di tutto ciò, sono partito in treno per Mortara, da dove ho mosso i miei primi passi sulla via dei pellegrini medievali che da Canterbury porta a Roma e dopo 5 giorni sono arrivato a Fiorenzuola, in provincia di Piacenza, stanco - non c'è dubbio - ma soprattutto contento delle persone incontrate e dello stile di semplice ed immediata condivisione che caratterizzava tutti.

È stato un crescendo.

Il primo giorno sono sempre stato da solo, da Mortara fino a Gropello Cairoli, se si esclude il fugace passaggio di un ciclista che mi ha superato poco prima del santuario della Bozzola e con il quale ho parlato per 3 secondi. Però a Gropello ho avuto la fortuna di conoscere Giovanna, la proprietaria di un b&b, che si è mostrata di una cortesia così sorridente e generosa da ripagare della solitudine e della fatica patite, soprattutto a causa di un sole implacabile.

Il secondo giorno, conclusosi a Belgioioso, ha visto il primo incontro: Alberto, di Bergamo, al suo secondo anno sulla Francigena e già esperto di Santiago de Compostela, con il quale mi accompagnerò per 3 giorni.

Il terzo giorno, una sorpresa insperata: Grazia ed Antonio, due persone incrociate per caso in un paese, Camporinaldo, ci invitano a pranzo a casa loro: un semplice piatto di pasta, dicono, ma sono due ore di chiacchiere, sorrisi e racconti che illuminano la giornata ed allargano il cuore.

Quella sera, poi, organizziamo il passaggio del Po in barca insieme con altri 3 pellegrini, 2 di Inverigo più Olivier, un francese, conosciuti nell'ostello di Orio Litta. Mi dipingono il barcaiolo come un novello Caronte, burbero e imprevedibile, con il quale prenotiamo il trasporto per il mattino dopo.

Danilo, il barcaiolo, si rivela un personaggio unico ed inimitabile, assolutamente da conoscere, intenso e sanguigno ma come per scherzo, di una vitalità eccezionale: non possiamo esimerci dall'essere ospiti a casa sua per un caffé che dura due ore e non possiamo che concordare con lui che il transitus Padi fatto con la barca non può essere descritto come una variante al percorso a terra, che arriva a Piacenza tramite un ponte (come fa una guida italiana): senza Danilo manca qualcosa di insostituibile.

Questo incontro ci lascia una traccia di entusiasmo indelebile.

Ma, attenzione! All'imbarco sul Po si presentano anche altri 3 pellegrini, partiti molti km indietro alle 4,30 della mattina, e due di questi, Matteo e Alessandra, sono di Abbiategrasso, mentre la terza, Laura, è di Busto Arsizio.

L'intera giornata e quella successiva servono per conoscerci e per scoprire di condividere i tanti motivi che rendono uniche ed entusiasmanti queste esperienze. Come ha detto Matteo, è come se la vita intera fosse contenuta in questo cammino, ma una vita più viva.

Altri pellegrini, per lo più in bici, ho e abbiamo incontrato, una coppia in tandem, uno con la chitarra sul portapacchi. Ciò che ci ha immediatamente accomunato è l'augurio che vale per tutti:

"Buon cammino!"