lunedì 24 luglio 2017

SCENDI!


Ore 7: arrivo in piazza O Bradoiro, di fronte alla Cattedrale, purtroppo coperta dalle impalcature per il restauro. Non c'è nessuno, tranne noi.
Comincia così una giornata densissima di emozioni.
Anzi no: per me è cominciata ancora alle 5, perché sono voluto essere presente alla partenza di Stefano, Maria Laura e Rafael per Finisterre. Soprattutto Stefano mi ha impressionato, con la sua scelta di non partecipare per nulla alla festa di Santiago (non è neanche sceso a vedere la Cattedrale), perché il suo pellegrinaggio non era ancora terminato.
Le emozioni hanno una forza traboccante, ma hanno il difetto di non essere ben esprimibili a parole: infatti si manifestano in abbracci, urla, lacrime, sorrisi, non certo in discorsi.
Però le parole sono importanti, necessarie - anche se vanno oltrepassate - perché solo così le emozioni possono permeare la vita, non solo bagnarla superficialmente, come con uno scroscio d'acqua che non permette di coltivare nulla.
Le emozioni in questo caso nascono dagli incontri: qui passano tutti, o quasi, coloro che si sono incontrati e conosciuti in queste settimane, ed ogni volta è una festa, un abbraccio, un complimento reciproco, magari anche una foto. Ed in questi abbracci c'è il ricordo dei tanti momenti e delle fatiche vissuti insieme, che hanno costruito una vicinanza - potremmo dire un'intimità - raramente sperimentata nella vita "normale", vicinanza per la quale sono stati sufficienti anche solo pochi giorni.
Parlo di vita "normale", intendendo quella a casa, ma, come disse Sofia una sera (Sofia è un'altra ragazza con i capelli azzurri, di Roma, non troppo "inquadrata", se mi posso permettere): "Non so se la normalità sia quella a casa, o questa qui". Di fatto si avvertono molte differenze, ruotanti attorno all'assenza di conflittualità, alla disponibilità alla condivisione (di sé, innanzitutto) e alla mancanza quasi totale di privacy.






Per inciso, sull'assenza di conflittualita - e contrario - va segnalato il caso del litigio per un materasso (!) tra due tedeschi e un'anziana, avvenuto in mia assenza (Marco disse: "I problemi capitano tutti a me: tu non ci sei mai"). Ma è stato come la neve ad agosto (a Roma, intendo).
Le emozioni riempiono una vita "povera": in assenza di tante cose, di tanti oggetti (basta un posto per dormire, qualcosa da mangiare, un posto verso il quale dirigersi e qualcuno con cui camminare), le persone, i pensieri e le parole diventano molto importanti. Necessari.
Le emozioni nascono dal superamento delle difficoltà: c'è chi non sapeva di poter camminare così a lungo, di potersi alzare così presto, di potersi adattare a tante scomodità, di saper parlare lingue sconosciute, di poter vedere bellezze così normali eppure invisibili; insomma, di essere così forte e così "intelligente". Perché bisogna venire proprio qui per accorgersene?
Le emozioni nascono dall'assenza di superficialità e di noia: la vita non è un vuoto da riempire in qualunque modo capiti, ma un progetto (un disegno) da realizzare ciascuno con i propri tempi, i propri ritmi e la propria fatica (nessuno si sostituisce a nessuno), sotto lo sguardo beneagurante di ciascuno (tutti tifano per te) ed anche di Dio.








Le emozioni nascono dalla certezza che questa non è stata una vacanza, cioè un momento di pausa che interrompe altri momenti, loro sì davvero importanti, ma un viaggio di scoperta o di riscoperta, un viaggio che attinge al sacro, un pellegrinaggio appunto, che fa sperimentare il nucleo forte ed incandescente della vita e che quindi la deve cambiare. In meglio.
Proprio qui sta l'incertezza, la sospensione, il rimpianto.
Non si può fermare la felicità di questo momento?
Come sarà tornare laggiù?
Cosa resterà di tutto ciò?
Giustamente nei Vangeli, agli apostoli che vorrebbero fermarsi sul Tabor perché "è bello stare qui", Gesù dice che bisogna scendere, tornare in mezzo alla gente.
Chissà se gli apostoli stavano piangendo commossi, come oggi credo sia capitato a tutti, soprattutto durante la Messa dei pellegrini.
Per me, il primo momento sarà l'abbraccio con Aurora, Davide e Stefania.
Davvero capisco Stefano, ed anche Marco, ai quali la festa di S. Giacomo, con fuochi d'artificio e musica per notti intere, non interessa affatto.

PS. Bilancio: ho perso una guida, una molletta e qualche chilo. Ho speso circa 650 euro (trasferimenti da e per l'Italia esclusi) in poco meno di un mese. Ciò che ho guadagnato non ci sta in questa pagina.
Ringrazio per l'entusiasmo con cui ho avvertito di essere seguito. Soprattutto Bobby Jean per il tempo che "ci ha perso".
Nel caso qualcuno ne sia preoccupato, rassicuro che nonostante la commozione ho avanzato un pacchetto e mezzo di fazzoletti di carta (su tre che avevo portato).


domenica 23 luglio 2017

VEDI SANTIAGO E POI... EVVIVA!


Siamo agli sgoccioli, quanto al Cammino: Arzúa dista 40 km da Santiago e la nostra intenzione è di avvicinarci il più possibile oggi, per arrivare domani mattina per le 7 alla Cattedrale.
Marco non è con noi, perché ieri si è fermato a Ribadiso, tre km prima di Arzúa.
Fortunatamente oggi il cielo è nuvoloso, ma non piove, e quando spunta il sole la temperatura diviene quella ideale per camminare, né fredda né calda.
Oggi pare essere davvero un giorno importante: incontriamo anche la Guardia Civil a cavallo ed un automezzo della Protezione Civile.
L'incontro più toccante è quello con una famiglia polacca con quattro figli: gli ultimi due sono davvero piccoli e vengono trasportati con un passeggino oppure uno dei due in braccio alla mamma, mentre il papà ha uno zaino enorme e spinge il passeggino e le due sorelle maggiori (comunque non più di quattordici anni) portano ciascuna uno zaino di medie dimensioni. Sono partiti da Sarria, oggi arriveranno al Monte di Gozo e domani a Santiago. Dopo aver visto questo, ritiro tutti i cattivi pensieri sui "centochilometristi", per lo meno su quelli non in pullman.





Incontriamo anche Nicoletta, una giovane italiana di Trento con i capelli azzurri (anche se non abbiamo vinto l'Europeo under 21) che sta per concludere il Cammino, dopo averlo percorso - con le sue pause - per 39 giorni.
Durante la consueta sosta verso le 10 (per me è l'ora della banana), cambio di programma (il terzo in due giorni!), ma non per modifica presunta migliorativa delle ragazze: Maria Laura, sarda conosciuta dopo Burgos e poi persa di vista per pochi km di differenza, telefona a Stefano perché è appena arrivata a Santiago e ha trovato posti liberi in un ostello.
Quindi si va direttamente a Santiago. Ma l'arrivo in piazza rimane fissato per domani mattina!
Vedremo cosa farà Marco.
Per ora, passaggio sul Monte di Gozo, che domina la vallata sulla quale si estende Santiago e dal quale si vede da lontano la Cattedrale. 
Sistemazione in ostello e contatto con la città, che vive da oggi diversi giorni di festa e musica. Per far capire: l'ostello chiude alle 24 anziché alle consuete 22 e dà anche la possibilità di tenere una chiave per rientrare più tardi (cosa che sicuramente non faremo: dopo i 40 km di oggi e dopo la levata alle 5, chi ce la fa?).









Domani Elisabeth, Patrizia, Stefano e sicuramente anche Marco partiranno per Finisterre, ad orari diversi. Anche Reed, giovane e simpatica statunitense che incrocio di quando in quando, andrà a Finisterre, ma tra qualche giorno. Io invece domani resterò a Santiago, per poi tornare a casa, perché io ho terminato il Cammino.
Proprio mentre sto scrivendo questi pensieri, mi viene vicino Stefano e si complimenta con me per questa conclusione.
Grazie Stefano.
Mi viene il "magone". 

sabato 22 luglio 2017

PELLEGRINAGGIO, CORSA O SCAMPAGNATA?


La Galizia non è la Castiglia e León.
Così come la pioggia non è il sole.
Dire certe ovvietà a volte rinfranca, perché consente di dare un senso alle cose: se fino a ieri abbiamo goduto del fresco e del verde, come possiamo oggi lamentarci per la pioggia che abbiamo subito per tutta la mattina? Giustamente tre giovani galiziani (di Lugo) ci fanno notare che è per la pioggia che la Galizia è verde, altrimenti sarebbe secca come la Castiglia.
In effetti il sole - quando c'è - è meno forte: oggi siamo tra i 14 e i 22º C durante il giorno, e in queste sere è sempre servita la felpa.
Quindi oggi tutti estraggono dagli zaini il poncho/mantella, poi lo ripongono quando smette di piovere. Poi lo indossano di nuovo, poi lo ripongono ancora. Poi lo indossano e infine, verso le 13, lo tolgono definitivamente (tranne un ragazzo che l'aveva ancora indosso alle 16: un po' distratto oppure pigro?).


Il nostro gruppo si divide in due, durante il cammino, oggi più nettamente rispetto agli altri giorni: Patrizia ed Elisabeth più avanti, oggi con l'aggiunta di Stefano; Marco ed io più indietro, oggi molto più lenti del solito (loro raggiungono l'ostello ben due ore prima di noi!).
Credo che sia determinante lo stato d'animo: le ragazze vivono l'ansia dell'imprevisto, del "restare fuori"; noi discutiamo sul fatto che questo pellegrinaggio si sta trasformando in una corsa (quanto meno una corsa "al posto"), cioè si sta snaturando. Che senso ha andare a Santiago in queste condizioni? È ancora importante l'andare oppure l'unico motivo è l'arrivare? Il viaggio o la meta? La programmazione delle certezze o il lasciarsi forgiare dall'esperienza dell'itinerario?
Con una corsa di questo genere si riesce ancora ad incontrare i luoghi? Ad incontrare le persone? Ad incontrare Dio o per lo meno a ricevere un senso da questo essere qui?
Fatto sta che ieri sera, per la prima volta, abbiamo provato a telefonare a Santiago per prenotare la notte del 24. Risultato: impossibile. Tutto pieno, per lo meno nelle strutture dei pellegrini (e non abbiamo intenzione di andare in albergo).
Addirittura abbiamo scoperto che diversi pellegrini (intendo quelli che non sono "centochilometristi": per questi ultimi pare essere normale) hanno iniziato a prenotare per questa sera e per le prossime sere.
Abbiamo scoperto che l'ostello nel quale pensavamo di dormire aveva una coda lunghissima (per 55 posti) e quindi le ragazze hanno cercato altro, ad un costo superiore (doppio rispetto al primo, anche se parliamo di cifre ben al di sotto del mercato alberghiero).
Addirittura si parla della possibile presenza del re di Spagna per la festa di S. Giacomo apostolo, il 25.
Insomma, la metamorfosi è completa e se si vorrà assistere al rito del "botafumeiro" (un grande turibolo che viene fatto viaggiare avanti e indietro per la navata centrale della Cattedrale) bisognerà "occupare il posto" molto tempo prima dell'inizio della Messa, almeno 3 o 4 ore prima.
Ha senso tutto questo?
Probabilmente bene ha fatto Mabel (di Bilbao, ma residente a Barcellona) a decidere di camminare solo per 15 km in questi giorni, per arrivare a Santiago il 26, quando tutto il bailamme della festa sarà cessato. D'altra parte, lei amava tanto la solitudine e il silenzio che c'erano prima.
Certo, questi non possono essere pensieri o problemi che si pongono coloro che a noi paiono fare una scampagnata, probabilmente divertente, con tanto di "caccia al timbro" per riempire la credenziale (fa niente se il timbro è di una bancarella, che starebbe meglio in un mercato).
Un saluto ai giovani scout di Piazza Armerina, conosciuti stamattina e interrotti nel loro momento di riflessione di gruppo ad inizio giornata (il loro inizio: erano le 9!): ci sono sembrati svegli e desiderosi di capire. Ma il pellegrinaggio non è un'altra cosa? O è come un campeggio o un campo scuola itinerante?

venerdì 21 luglio 2017

I SEGNI DI PASSAGGIO


Si ha ormai una percezione evidente della grande folla che si sta dirigendo a Santiago: credo che l'immagine che meglio la possa rappresentare è quella biblica di Is 2, con la convergenza a Gerusalemme di tutti i popoli.
In effetti, tutti i popoli e tutte le lingue della terra qui sono rappresentati.
Cosa muove quest'affluenza? Nel testo isaiano, il desiderio che Dio, mediante la sua legge, insegni le sue vie e così guidi i cammini di tutti (perché i cammini continuano, una volta arrivati a Gerusalemme, così come a Santiago); in questa realtà presente, non so e non credo possa essere facilmente ricondotta ad un denominatore comune a tutti.




Cosa accomuna le diverse situazioni e i diversi gruppi? I giovani spagnoli che, in gruppo, camminano in mezzo alla strada, ascoltando musica e cantando a voce alta, spostandosi per un attimo per far passare l'auto che transita di lì ("Coche! Coche!"), salvo poi riposizionarsi immediatamente sull'intera sede stradale; la signora anziana con il bastone che cammina a fatica; la mamma con la ragazzina sedicenne, danesi, che posizionano una pietra ciascuno su ogni cippo stradale indicante Santiago (ce n'è uno ogni 400 m circa); il "team Papi Hugo", maglia turchese, composto da Papi (il papà) e da Hugo (il figlio, di 4-5 anni), il quale viaggia trasportato a mano su un carrellino per bici; il gruppo di giovani italiani accompagnati dal proprio prete e da due educatori; la signora francese che cammina in costume da bagno intero; Uorico, toscano, che va avanti fino a quando glielo dice Lui, nel cuore, e poi torna indietro per stare un po' a tavola (senza mangiare) con alcuni amici; Su, taiwanese, che ha un ginocchio probabilmente molto malconcio e che per questo negli ultimi quattro giorni è rimasto indietro di tre giorni rispetto a noi (ma, dalle ultime notizie, non abbandona); la signora che spinge la carrozzella della propria figlia disabile (questa però non l'ho vista, ma me l'ha raccontata l'hospitalera di Airexe di Ligonde, dove sono arrivato oggi). E questa è una rassegna minima di quello che si vede.
È certo però che qui molti si sentono o si sono sentiti "padroni di casa", con comportamenti che manifestano entusiasmo, ma anche poco rispetto per la vita "normale".






Infatti i "segni di passaggio" sono evidentissimi: scritte sui cartelli stradali, placchette chilometriche indicanti la distanza da Santiago quasi sempre asportate; luoghi simbolici (croci o altro) che diventano collettori di ogni cosa (bandiere nazionali, scarpe, calze, nastri, occhiali, ecc.); nomi e dichiarazioni  (di fede, di amore, di incitamento, della data del passaggio) un po' ovunque (e gli italiani non si tirano certo indietro, in questo).
Sempre per buttarla sul ridere (ma non troppo), tra ieri e oggi abbiamo iniziato ad immaginarci una commissione che fissi delle regole e che filtri i pellegrini, per eliminare i comportamenti inadeguati: il risultato molto parziale già ora ha ampiamente superato il decalogo biblico!
Come ogni mattina, siamo partiti alle 5,30, nel buio totale (il cielo è coperto: non si vede la luna) e non abbiamo incontrato nessuno per le prime due ore abbondanti, fino all'arrivo a Portomarín, cittadina che merita una sosta per la colazione e per una visita al centro.
Lì intanto hanno appena iniziato a mettersi in cammino uomini, donne, famiglie, ciclisti (anche le bici sono notevolmente aumentate), con zaini molto ridotti e gambe che non mostrano nessuna abbronzatura: siamo negli ultimi 100 km e da qui bisogna camminare se si vuole la "Compostela", la certificazione di aver fatto il Cammino (200 km per i ciclisti).
Fa un po' impressione vedere anche qualche zainetto da trail (il camel bag), che oltre alla sacca con l'acqua non ha molto spazio per altro. D'altra parte, per i bagagli ci sono i pullman, i pullmini e i taxi, che viaggiano numerosi.
Evidentemente ci possono essere problemi di capienza nelle strutture (chissà a Santiago: si dice che sia piena!).
La nostra strategia consiste nel puntare ai paesini più piccoli, dove pullman & C. non hanno parcheggio, e soprattutto di arrivare presto: ad Airexe, oggi, c'è un solo ostello con una ventina di posti disponibili, già tutti occupati alle 15, ma noi per le 13 siamo lì.
Qui c'è un gallo, che continua a cantare per tutto il pomeriggio. Quanto durerà?
Speriamo bene: per lui e anche per noi.

SALAMELLE DI SERA




Questa sera sconfiniamo e andiamo in trasferta in Piemonte per una delle ultime corse serali della stagione estiva, Tornaco. Un po' scomoda per noi "Bareggesi" ma non per Bradipo che per una volta corre a due passi da casa. Anche l'orario non è il massimo: ritrovo alle 19:15. La corsa di stasera consiste in una non competitiva di 5 km, in un mini-giro per i bambini e nella corsa competitiva che partirà alle 20:30 e che di fatto richiama diversi Milanesi, compresa la speaker ufficiale della Stramilano. Presenti all'appello salamelloso Barbara, Frog, la neo salamella Drummer, Bomber in moto, Veronica, Bagoss e Davidino Sampei, oltre al Bradipo che arriverà come al solito di corsa dal lavoro.
Devo dire che sono partita molto prevenuta perché due anni fa, quando vi avevo partecipato, diverse cose mi avevano lasciata perplessa: la segnaletica inesistente, il percorso polveroso e un ristoro un po' misero. Ma questa volta invece....ma andiamo con ordine.
Partiamo per la non competitiva in gemellaggio con gli amici della Tigre e Quelli della via Baracca. Come da tradizione mancano chiare indicazioni sul percorso, tanto che facciamo un chilometro alla cieca per le campagne di Tornaco, ma in qualche modo riusciamo a ritornate sulla strada principale e correre per un bel tratto sterrato, al tramonto e lungo il canale. Personalmente posso dire di aver fatto 5 km in leggerezza insieme al Bomber (ma non ero io che correvo così forte), dove ho avuto delle dritte su come correre la maratona...e in men che non si dica arriviamo al traguardo dove ad aspettarci c'è un ristoro spettacolare: anguria e melone a volontà,  girelle al cioccolato, crostate freschissime fatte in casa, salatini, tè caldo e freddo...e per finire focaccia e "panissa" (Bomber: "Con questo caldo?" Eccome....). Che cos'è la panissa? Panissa vercellese, da non confondere con quella ligure, è un risotto a base di fagioli, pancetta o pasta di salame e lardo. Una bontà assoluta, che è pure un colpo di grazia per chi è sempre a dieta e per chi ipotizzava di finire la serata da Mc Donald's.
E mentre onoriamo il ristoro (gentilmente offerto dalla Trattoria La Brenta), festeggiano il terzo posto di Sampei, che ha corso il mini-giro, e incitiamo i competitivi, sperando rimanga da mangiare qualcosa anche per loro.
Sesto posto nella classifica dei gruppi per le Salamelle, che tornano a casa soddisfatte e contente con un gradito cesto gastronomico e con tre coppe (non da mangiare) per le ragazze. Grazie agli amici di Tornaco. Torneremo senz'altro il prossimo anno.

Per tutte le foto, clicca qui!

Barbara

giovedì 20 luglio 2017

100 KM: IN GITA, TURIGRINI E NEMICI IMMAGINARI


Ferreiros, l'arrivo di oggi, rappresenta il raggiungimento del km 100 a Santiago. "Solo" 100 km!
Come dire: andiamo a fare due passi al casello di Grumello-Telgate, oppure al casello di Chivasso o ancora a Isola del Cantone (non mi so decidere in quale direzione andare). Ovviamente chiedo scusa a Guaz ed un po' anche a Roberto se non propongo di andare verso la Svizzera, per lo meno a piedi.
Ferreiros in sé non è praticamente nulla (neanche una tienda, un negozio per la spesa), ma rappresenta molto, perché ormai ci sentiamo a Santiago ed abbiamo ben chiare le tappe di avvicinamento: tre giorni da 30 km e il quarto giorno l'entrata in Santiago la mattina presto, prima delle 8.
Però questa vicinanza ha la sua contropartita: gente di ogni dove, saltata fuori da chissà dove, con comportamenti e atteggiamenti finora sconosciuti.





 Ci sono giovani spagnoli che sembrano essere in gita scolastica: la scorsa notte mi sono alzato ad urlare loro di dormire o di uscire fuori per strada (cosa ci fanno una decina di ragazzi nell'atrio dei bagni, seduti in cerchio su sgabelli o per terra, a ridere e scherzare a mezzanotte, quando solo 5 metri più in là c'è gente che dorme? Non sembrano studenti in gita che vogliono tirare tardi? Ed infatti quando alle 5 tutti si preparavano per camminare, loro stavano ancora dormendo). La cosa curiosa è che, senza pensarci, ho urlato in inglese!
Ci sono quelli che paiono dei "turigrini": turisti pellegrini. Zaino e stereo "a palla"; zaino indossato a dorso nudo, probabilmente per l'abbronzatura; posti prenotati negli ostelli e nei ristoranti; accompagnatori con pullmino per gli zaini e per quelli che non ce la fanno più a camminare; trolley (!!!); ritrovi di gruppo al bar come per "fare l'aperitivo".




Uno spagnolo (non ricordo se di Valladolid o di Saragoza) ieri ci ha messo in guardia: in questi giorni che precedono la festa di S. Giacomo molti spagnoli sarebbero partiti a piedi per Santiago muovendo da Astorga o da Sarria (siamo passati oggi da Sarria: -115 km).
Insomma, ci aspettano tempi duri. Anche per il controllo del nostro orgoglio e per non sentirci superiori a nessuno.
Inganniamo l'ansia strisciante e surrettizia buttandola sul ridere, inventandoci degli immaginari "nemici del Cammino": operosissimi volontari che tracciano frecce alternative per farci fare giri più larghi (effettivamente ci sono dei percorsi alternativi); infaticabili lavoratori che scavano dov'è pianeggiante, per farci fare continuamente prima una salita e poi una discesa (o l'inverso), in modo da stancarci di più; portinai che chiudono le chiese per impedirci di visitarle, per riaprirle immancabilmente dopo che le abbiamo superate.
In tutto questo bailamme, va però detto che la Galizia è un piccolo paradiso per chi ha camminato per le mesetas e che Patrizia ed Elisabeth, che pure non le hanno percorse, non finiscono di stupirsi per la bellezza e la dolcezza delle strade sovrastate da alberi maestosi ed ombrosi, accompagnate da corsi d'acqua zampillanti e con scorci dai quali non sembra impossibile possano sbucare fuori improvvisamente dei folletti (ricordo che loro vengono dal Salento, bellissimo quanto al mare, ma non altrettanto quanto a vegetazione e disponibilità di acqua). È la stessa gioia che sperimentano i podisti quando corrono nei boschi del Parco del Ticino e sulle rive del Ticino stesso.
Va anche aggiunto che le ermite (romitaggi) e le chiesette romaniche sono incantevoli nella loro semplicità, con statue, archivolti e capitelli in pietra.
La Galizia è propriamente la porta che introduce a Santiago e che, nel far ciò, fa sperimentare anticipatamente la commozione della realizzazione dell'abbraccio con il santo.
Non a caso ho usato l'espressione "piccolo paradiso".

mercoledì 19 luglio 2017

STEFANO: L'IMPATTO PIACEVOLE DELLA GALIZIA


19 luglio 2017, Albergue Val de Samos.
Stamattina sveglia alle 5, come sempre in questi ultimi 10 giorni. Prendi la borsa, il sacco a pelo ed esci dal rifugio senza far rumore.
Ore 5:15, il formicaio. Questo enorme rifugio, 104 posti pieni, prende vita.
Ore 5:50, parto. Lidio è già partito, non penso proprio di riprenderlo visto il suo passo, quindi con la torcia comincio a scendere.
Subito il freddo e la pioggerellina mi investono, cosa a cui non ero abituato nelle mesetas.
Ad alba fatta, lancio un'occhiata alla valle e subito il cuore va all'Irlanda. Pioggia fine, prati verdi, cielo grigio chiaro, mi manca solo il rumore dell'Atlantico che si infrange sulle scogliere.
Mi desto appena in tempo per arrivare al primo bar aperto, ad Alto do Poio, dove incontro Lidio in partenza.
Lidio poi lo riprendo più tardi sulla discesa che porta a Triacastela, per perderlo alla successiva pausa bar. Stavolta sono io che me ne vado.
Mentre scendo a Triacastela il paesaggio si fa più dolce, sentieri e paesini di bosco (ed è qui che trovo un bel porcino).



A Triacastela  tra la scelta di andare a dx a San Xil o a sx di andare a Samos, scelgo la sx ovvio. La direzione e la planimetria che ho sulla guida mi paiono la scelta più sensata. Il lato negativo è che ho aggiunto 6,5 km in più al mio Cammino.
La soddisfazione, invece, è di aver attraversato boschi che mi hanno ricordato quelli miei, quelli che da quando c'è stato il terremoto dell'anno scorso ho visto poco.
Arrivati sopra a Samos (ma solo a me pare che il Cammino ti faccia arrivare ai paesi "arrivo" da sopra? Nelle mesetas sorgevano, tu li vedevi, ti rincuoravi e poi altri 5 km) ...
Dicevo, da sopra Samos si vede questo monastero imponente che domina il fiume e la valle e mi butto a capofitto alla ricerca di un ostello.
Mi fiondo sul primo, che era quasi tutto prenotato, e questo mi fa riflettere sui prossimi giorni. Dormirò per strada?

Stefano

Ps: non dite che il fungo non sia un porcino, potreste scatenare un flame terribile

Nota dell'autore: gli strafalcioni d'italiano sono a carico di Lidio


LA SORPRESA DEL FINTO AGAPITO


O Cebreiro e la Galizia ci presentano una situazione inaspettata, per nulla valutata negativamente, almeno da parte mia: la pioggia. E con essa il fresco.
La giornata inizia presto, come sempre, dopo una notte piuttosto controversa e memorabile: quando si ha a che fare con un russatore professionista, capace di alternare prestazioni di rilievo nella specialità "taglio dei boschi" ed intermezzi parlati, non è facile riposare a fondo. Se poi ci si rende conto che le parole pronunciate sono in italiano, non ci si può che rammaricare della perdita di prestigio internazionale della nostra amata Patria e quindi soffrire di uno stato di agitazione che mal si compone con il riposo del corpo e dello spirito.
Riusciamo però a mantenere il nostro consueto orario di partenza e nel buio non ci rendiamo immediatamente conto che non si vedono stelle, ma dopo neanche mezz'ora di cammino si fa evidente che non solo il cielo è coperto (le guide parlano di clima atlantico e di nebbia anche in estate), ma anche che occorre recuperare i coprizaini e le mantelle, perché siamo a contatto non solo con una diffusa umidità in sospensione, ma con una vera e propria pioggia, per fine che sia.
Il cammino è piacevole, per il fresco (circa 14° C) e per il paesaggio: sembra di essere tornati in Navarra, nel versante spagnolo dei Pirenei. A me sembra di essere tornato indietro di trent'anni, quando camminavo in montagna, e questo mi fa molto piacere.
È curioso attraversare minuscoli borghi, con una pavimentazione in parte sterrata ed in parte in pietra, ma soprattutto con la dominante presenza dei "ricordi" che il continuo quotidiano passaggio di mandrie di mucche lasciano ovunque, con tanto di odore.




Sorprendente è poi l'anziana signora che ci vede arrivare (siamo verso le 8) e che si precipita incontro a noi con in mano un piatto di crêpes, che intanto cosparge di zucchero, offrendone rapidamente una a ciascuno. "Che bell'accoglienza, signora! Possiamo darle qualcosa?".
Lei ci conta (1,2,3,4,5,6) e poi risponde: "Sono sei euro!". 
E noi che pensavamo che la sua fosse generosità gratuita! Non c'è che dire: un modo furbo per arrotondare la pensione. Nulla a che vedere con Agapito, l'anziano che, fuori da casa sua, offriva gratis caramelle e biscotti, qualche km oltre León. Questa è un falso Agapito, che carpisce la buona fede dei pellegrini. E cosa fai? Ti metti a polemizzare con un'anziana?
Per fortuna il paesaggio è incantevole e rasserenante. A tratti fa capolino pure il sole, alternandosi con altri momenti di pioggia.





Anche il paese di Lastres ci lascia perplessi, con i suoi continui cartelli con un divieto originale, non presente nel codice della strada: si tratta del divieto di espletare funzioni fisiologiche solide all'aperto, non valido però per le mucche. Infatti il simbolo rappresenta una figura umana, piegata sulle gambe e... vabbé, si può evitare di completare la descrizione.
Chissà quanti disagi e quanti danni hanno provocato i pellegrini in questo km di strada!
Arriviamo fino a Samos, ospitati nell'albergue ricavato nel locale monastero benedettino. Però si manifesta evidentemente l'ansia che probabilmente ci accompagnerà per i prossimi giorni, cioè quella di non trovare posto. Infatti negli ultimi due km, sentendo arrivare dietro di noi nel bosco un gruppo  di giovani, acceleriamo notevolmente il passo, anzi praticamente ci mettiamo a correre, per arrivare prima noi.
Il posto però c'era, e abbondante.
Proprio nel momento in cui sto concludendo, mi si presenta Stefano, dicendomi che ha una bozza di post. Ed allora oggi i post sono due!!!