sabato 23 novembre 2019

Giappone a primavera

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11-12/04-19 Milano-Pechino-Tokyo
Finalmente mi appresto al viaggio in Giappone con Morena, conosciuta nel viaggio in Nepal, appena avuto l'esito dell'ecodopler, prenotiamo i voli e, dopo qualche mese, partiamo. Da Haneda, la monorotaia e successivamente la circolare, ci portano a Ikebukuro ma, la difficoltà maggiore, è uscire dal dedalo di negozi, ristoranti, traffico umano perfettamente ordinato che affolla la stazione. Arriviamo al Kimi Ryokan camminando tra i grattacieli con insegne pubblicitarie che la sera illuminano le strade, gli studenti indossano le divise come ho visto nei cartoni animati con cui sono cresciuta. Andiamo a cena presto al Mutekiya, dopo 20 min di coda siamo appollaiate sui nostri sgabelli degustando un’ottima e abbondante ciotola di ramen. La lauta cena viene leggermente smaltita da una passeggiata cui segue una doccia con maxi taglie di prodotti Shiseido: questo bagno in comune, oltre ad essere pulitissimo, è super accessoriato.
13/04/19 Tokyo-Kamakura
La sveglia è mattiniera, la colazione da Mokabo Caffè. Si torna in stazione per prendere il treno per Kamakura: il paesaggio è totalmente cambiato, le case basse con i bei giardini hanno sostituito i grattacieli. Visitiamo il tempio di Engaku-Ji dove assistiamo ad una lezione di tiro con l’arco, gli arcieri, vestiti con kimono, si muovono con grazia e compostezza. Successivamente dirigiamo al tempio di Kencho-Ji dove c’incamminiamo per un sentiero nel bosco che sfocia nuovamente in paese, di lì cerchiamo la foresta di bambù, con un passante che si prodiga nel fornire indicazioni, purtroppo la foresta è inaccessibile. Al santuario di Tsurugaoka Hachiman incontriamo 2 novelli sposi in abito tradizionale, curioso il contrasto tra gli invitati vestiti all’occidentale e quelli vestiti con kimono. La guardia al tempio, con la scusa di rimproverarci, attacca bottone continuando a raccontarci aneddoti. Torniamo a Ikebukuro senza aver visto il grande Budda, abbiamo fatto tardi, e loro chiudono presto. Ceno in piedi con ottimo sushi, che nulla ha a che fare con quello italiano mono-sapore.
14/04/19 Tokyo
In mattinata visita al museo Ghibli con le opere del fumettista Miyazaki che ha vinto l’oscar per La città incantata. Nonostante la folla, per lo più locale, la visita è tranquilla e piacevole, è incredibile quanto lavoro ci sia dietro un cartone animato, molto più che per un film. Quando usciamo passeggiamo nell’attiguo parco dove in molti fanno pic-nick sotto gli alberi in fiore. Torniamo a Harajuku dirigendo per la super affollata via di Omotesando. Visitiamo Meiji Jingu dove assistiamo a 2 matrimoni e attraversiamo il parco Yoyogi dove si esibiscono i rockabilly. Incrociamo cagnolini con vestitini, condotti in carrozzine, e suricati al guinzaglio, mah! Andiamo a Shibuya dove la statua del cane Hachiko ci accoglie con 2 gattini tra le zampe in un’apoteosi di gente che scatta foto. Attraversiamo l’affollato incrocio e andiamo a cena per un sostanzioso piatto di curry. Una passeggiata nel quartiere a luci rosse di Shinjuku e si torna in albergo con un incredibile ritardo della metro.
15/04/19 Tokyo-Nikko
Giornata a Nikko perdendosi nei maestosi templi immersi nei boschi. L’architettura è talvolta eccentrica e ricca di sculture e particolari. Il colore prevalente è il rosso ma Toshogu Shrine spicca con il suo bianco e i fregi preziosi. Ridiscendendo visitiamo Taiyuin, Rinnoji e il ponte di Shinkyo. Con un’errata valutazione d’orario, passiamo quasi 2 ore in stazione mangiando un improbabile bento, ovvero la schiscetta milanese. Ritorniamo a Tokyo, leggermente surgelate, con il puntualissimo Limited Express.
16/04/19 Tokyo
Esploriamo i quartieri di questa metropoli cominciando da Odaiba, l’isola artificiale costruita con quella precisione tutta giapponese. Passiamo dalla statua della libertà tarocca, al gigantesco Gundam, a seguire il Venus Fort, un centro commerciale neo-classico pacchiano. Il giro sulla ruota panoramica consente di spaziare con lo sguardo da un punto di vista decisamente alto (Ambro e Dedè non ci salirebbero mai), in seguito il traghetto ci riporta sulla vera terraferma. Andiamo a Ginza per il teatro kabuki pranzando al Veloce Caffè con un panino perfettamente scongelato; è vero che i giapponesi dormono ovunque, al nostro fianco un elegante signore sonnecchia al suo tavolino. Accediamo al teatro instradati dagli attendenti che ci ordinano come le pedine del domino, le poltrone sono calcolate per gambe più corte delle mie. Assistiamo ad un atto, non capendo nulla, ma divertendoci nel vedere gli effetti speciali del ninja e sentendo il dolby surround umano che fa i versi alle nostre spalle. All’uscita ci spostiamo nel quartiere di Akihabara dove manga, pupazzi, ecc. sono ovunque: a me piacciono i cartoni animati, ma questo è troppo! Ceniamo con carne yakiniku accompagnata da sakè, la cuociamo autonomamente nella griglia tra noi, con mini-cappa, davvero squisita anche se costosa.
17/04/19 Tokyo-Hiroshima
Sveglia alle 6 per lasciare la capitale in favore di Hiroshima, come 2 rimbambite sbagliamo fermata e perdiamo la coincidenza. Arriviamo un’ora dopo all’appuntamento con la sig.ra Aruko, la nostra guida volontaria. Mentre passeggiamo ci racconta la triste e ben nota storia della città, che avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma gli uomini dimenticano in fretta. Anche il parco della pace ed il museo, raccontano ciò che è successo. Dopo il tramonto cerchiamo un posto per cenare e casualmente capitiamo in un ristorantino a conduzione famigliare dove assaggiamo di tutto. Il capsule hotel ci aspetta ed è davvero un gran bel posto, non il loculo che mi aspettavo.
18/04/19 Hiroshima-Miyajima
Dopo colazione prendiamo il tram al volo per la stazione, di lì, il treno locale, ci porta al terminal dei traghetti. Dopo pochi minuti di navigazione, appare il Tori rosso immerso nell’acqua. Nell’isola razzolano liberamente i cervi che i turisti dovrebbero lasciare in pace. Cominciamo il giro partendo dal santuario Itsukushima dove è in atto una rappresentazione del teatro No, percorriamo il viale delle lanterne e, incamminandoci verso la funivia, incrociamo un ristorantino dove cucinano le ostriche alla griglia: come non provare! La funivia ci porta in cima al monte, con una stupenda vista a strapiombo sul mare. Arrivate a destinazione, iniziamo l’ascesa al monte Misen, visitando i templi sul nostro cammino, discendiamo verso il mare constatando la bassa marea. In albergo ci aspetta una camera da 4 tutta per noi ed il bagno pubblico che non disdegnamo. Vaghiamo alla ricerca di un ristorante che serva ancora la cena, ne troviamo uno dove è necessario auto-segnarsi, ordino ostriche fritte, miso con vongole, antipastini vari e insalata, tutto molto gustoso.
19/04/19 Miyajima-Himeji-Kii Tanabe
Dopo la colazione in stanza con thè verde e biscotti di 7eleven, torniamo a Hiroshima per poi prendere il treno per Himeji. Lasciamo i bagagli in stazione e camminiamo verso l’airone bianco: il maestoso castello fa bella mostra di sé in cima alla collina, contornato dal giardino curato con i petali di sakura che vagano. L’edificio è stato completamente smontato e rimontato per ristrutturarlo, è incredibile solo pensarlo. Dopo la visita riprendiamo lo shinkansen per Kii Tanabe, l’hotel Hanaya, seppur vintage, è comodo e pulito, soprattutto ha i letti e, dopo 6 notti di futon, i miei fianchi gridavano vendetta.
20/04/19 Kii Tanabe-Chikatsuyu
Dopo una sostanziosa colazione prendiamo il bus per Takijiri dove inizia il nostro trekking di quasi 14km. Il primo tratto è impegnativo essendo in salita, successivamente il percorso è un saliscendi dove s’incrociano templi, maestosi alberi, villaggi mignon. Al 7o km incrociamo uno sciuro con cui Morena scambia qualche parola, sta facendo andata e ritorno e, a 4km dall’arrivo, ci raggiunge e ci adotta portandoci a destinazione con una certa solerzia “Let’s go” (devo intercedere per la mia amica distrutta). A Chikatsuyu, l’appartamento Happiness in stile giapponese, è molto carino, con kimoni appesi alle pareti. Con una bici in 2, andiamo al market per acquistare birra e patatine per il nostro aperitivo in giardino, dove altri 2 sciuri attaccano bottone. Domani ci aspettano i rimanenti 27km, vediamo cosa dicono le gambe.
21/04/19 Chikatsuyu-Yunomine onsen
Buone Pasqua! Nonostante la notte quasi insonne per il futon piuttosto duro e la tosse persistente, le gambe rispondono bene ma Morena ha una forte emicrania, quindi decido di seguirla per gli 8km facili. Il bus la fa stare peggio, quindi scendiamo e, quando il moment comincia a fare effetto, riprendo sola il bus per arrivare alla partenza dell’ultimo tratto del trek. Il percorso è facile e veloce, torno al tempio Hongu Taisha in un paio d’ore, giusto in tempo per incrociare l’amica che va verso la guest house. Io proseguo a piedi per Yunomine onsen, sbagliando strada, vabbè, altri 5km in pianura, riprendo il percorso con una ripida salita ed un altrettanto ripida discesa. Alle terme tocco l’acqua bollente che scorre nel canale e che mi fa immediatamente desistere dal bagno pubblico. Mi appresto verso la guest house perdendomi altre 2 volte, ma i giapponesi sono sempre disponibili. Arrivo finalmente a Minshuku Yunosato dove una vasca ricolma di acqua termale (mixata) e una deliziosa cena molto ben preparata, mi ristorano.
22/04/19 Yunomine onsen-Osaka
Riprendiamo il bus per Kii Tanabe, recuperiamo il bagaglio lasciato in albergo e anticipiamo il treno per Osaka. Il quartiere di Namba, dove si trova il nostro albergo stipato di manga, è più ‘anarchico’ rispetto ai quartieri di Tokyo. Partiamo nella difficile ricerca del Lamù Caffè, nella bolgia di un quasi suk affollato all’inverosimile. Grazie ai soliti giappo-navigatori, degustiamo (con un certo ritardo nel servire), un aperitivo circondati dai murales di uno dei cartoni animati dei nostri tempi. Quando usciamo passeggiamo sul lungo ‘naviglio’ di Osaka cercando un ristorante che c’ispira, finiamo in un micro locale senza turisti dove gustiamo okonomiyaki (frittatona) con una birra che evapora.
23/04/19 Osaka-Koyasan
Prendiamo il treno per Koyasan, l’ultimo tratto viene percorso con un trenino a cremagliera. La cittadina è un pot-pourri di templi, visitiamo i principali: Kongobu-ji Head Temple, Chu-mon Gate, Konpon Daito Pagoda, Kon-do Hall, Dai-mon Gate, Reihokan Museum. Torniamo al tempio che ci ospita, il Fumon-in e, dopo un bagno giapponese (scopriamo poi fuori orario), degustiamo la cena vegetariana preparata dai monaci. In serata passeggiamo fino al cimitero con le lanterne che illuminano i viali, estremamente suggestivo.
24/04/19 Koyasan-Nara
Sveglia all’alba perché, come ospiti del tempio, possiamo assistere alle preghiere del mattino. La litania di 30 min è un po’ noiosa e il freddo non aiuta, comunque riesco ad arrivare alla fine senza addormentarmi. Facciamo una colazione giapponese e successivamente partiamo per la visita diurna del cimitero, partendo dal mausoleo del Kobo Daishi. Torniamo a Osaka per recuperare il bagaglio e partiamo per Nara. La cittadina è tranquilla, ci addentriamo nei vicoli di Naramachi per visitare una casa tradizionale. Dirigiamo poi verso la pagoda Kofuku-ji e il parco dove i cervi vagano liberamente disturbati da turisti e orde di scolaresche in gita. Raggiungiamo il tempio di Todai-ji, al cui interno è collocato un gigantesco Budda, alle spalle fa capolino la pagoda d’oro. La chiusura del tempio fa si che la folla si diradi, così cerchiamo un ristorante per la cena, dopo qualche tentativo entriamo in uno visto inizialmente, si condividono gyoza (ravioli al vapore), okonomiyaki, per me ostriche fritte, il tutto accompagnato da shochu, una specie di grappa allungata.
25/04/19 Nara-Kyoto
Si parte per raggiungere Kyoto facendo tappa a Fushimi Inari-Taisha, ovvero il santuario il cui serpentone di
tori arancioni, s’inerpica per la montagna fino alla vetta, dove si presenta una mediocre vista di Kyoto. La folla è notevole, gli scolari si aggiungono ai turisti, tra cui molti italiani. Solo nell’ultima parte riesco a seminare i più, godendomi la passeggiata senza schiamazzi ma, ciò nonostante, le scimmie restano celate. Ridiscendo incrociando Morena, e pranzo con un piatto di takoyaki, ovvero polpette di polpo con un mix di salse. Ripartiamo per Kyoto raggiungendo il tempio Shunkoin, dove pernotteremo per 3 notti. Lasciamo il bagaglio e partiamo per Yasaka, Okazaki area, facendo una passeggiata nel quartiere delle geishe e delle sale da tè, assistiamo quindi allo spettacolo del Miyako Odori al teatro Mimamiza, davvero bello. Quando usciamo raggiungiamo il tempio di Yasaka all’interno del parco Maruyama, dal quale ci si perde nelle caratteristiche vie fino a ora di cena, che si conclude con un gelato al macha lungo le rive di Kamo.
26/04/19 Kyoto
Stamattina lezione di meditazione: sarà che difficilmente mi rilasso in un contesto sconosciuto, sarà che mi perdo parte della spiegazione in inglese, ma, il risultato, non è positivo. La visita al tempio che ci ospita, invece, è interessante, le zone nascoste mostrano sale con pannelli dorati dipinti, e un bel giardino zen. Successivamente partiamo per la visita del castello Nijo-jo: anche qui i pannelli dorati dipinti sono incredibili, così come il giardino e la struttura fortificata. Dirigiamo verso il mercato Nishiki, non così tipico come altri in giro per il mondo, ma caratteristico; il cibo la fa da padrone. Con la metro raggiungiamo il palazzo reale per una passeggiata al tramonto nei giardini che lo circondano. A cena incappiamo purtroppo in un posto da ‘fighetti’, ottime birre ma cibo nullo: il mio gratin è una mini terrina con un miscuglio di pesce e besciamella, il piatto di Morena sono dei tuc con formaggino, vabbè, non possiamo sempre cadere bene!
27/04/19 Kyoto
Con le biciclette prese in prestito al tempio, tenendo rigorosamente la sinistra, andiamo al tempio Ryoanij che
esploriamo prima che arrivi l’orda dei turisti: il giardino di pietre non è paragonabile a quello di Koyasan, invece il giardino verde merita. Sempre in bici ci spostiamo alla pagoda d’oro che, nonostante la calca e le nuvole, fa bella mostra di sé riflettendosi nello specchio d’acqua. Torniamo al ns tempio per riconsegnare le bici e, prima di uscire, visitiamo casualmente il Taizo-in. Il giardino armonico è composto da rocce e piante con ghiaia bianca e grigia, yin e yang, più avanti un giardino verde con arbusti ed alberi, diviso da una cascata che sfocia nel laghetto, oltre che un enorme ciliegio ormai sfiorito. Con il treno raggiungiamo il quartiere di Arashiyama: bolgia senza limiti. La foresta in bambù non è nulla di che, o forse il troppo ciarlare non la fanno apprezzare. Proseguiamo per il decentrato Gongij che rivela un incantevole giardino muschiato alle cui spalle si muove, seguendo il vento, il bosco di bambù. Proseguiamo per il parco delle scimmie, dove i macachi si mescolano ai turisti. Su un tetto una mamma spulcia con dovizia il figlio. Dopo una pausa in una sala da tè per riscaldarci, andiamo a cena in un ristorante consigliato dal ns tempio. Il locale è gestito da un particolare soggetto, che ti fa accomodare al bancone, e prepara le pietanze utilizzando esclusivamente le mani, che pulisce sfregandole sulla tuta da metalmeccanico che indossa. Ci sono pentole sporche ovunque e non oso immaginare cosa ci sia sul pavimento, i nas non impiegherebbero un secondo a chiudere ma, che vi devo dire, ho cenato benissimo.
28/04/19 Kyoto-Kanazawa
Partiamo per Kanazawa con Morena che non si sente bene, la share house che ci ospita è piccola e stipata di oggetti. Partiamo per il mueso del XXI sec ma l’interminabile coda ci fa desistere. Giriamo quindi nel quartiere dei Samurai dove visitiamo la casa della famiglia Nomura, con un giardino che sembra una bomboniera. Ci dividiamo; Morena torna a casa mentre io faccio un giro nel mercato che sta chiudendo, nel giardino esterno del castello ed infine nel quartiere delle geishe. Stasera ceno sola con cesar salad, patatine e la birra artigianale che ha vinto il premio come migliore del 2017.

29/04/19 Kanazawa
Dopo essere passati dal quartiere delle geishe e dalla casa di Mr Kurando Terashima, visitiamo il castello fortificato di Kanazawa ed il suo giardino Kenrouken; ci perdiamo tra le meraviglie che solo l’abile arte giapponese riesce ad armonizzare così sapientemente, non a caso è uno dei 3 giardini più belli del Giappone. All’interno del giardino visitiamo la villa Saison-Kadu con la sua collezione di bambole, talune inquietanti, tal altre buffe. Usciti dal giardino rinuncio ad assaggiare il gelato con la foglia d’oro, un must da queste parti, quindi torniamo al quartiere delle geishe per visitare una casa. A cena spiedini misti di carne, insalata e birra: voglia di cose semplici.
30/04/19 Kanazawa-Kyoto
Torniamo a Tokyo che ci accoglie con un cielo plumbeo, infatti comincia a piovere. Visitiamo il quartiere dei tessuti di Fabric Town: stoffe, bottoni, fibbie...sarebbe il nirvana di mia madre. Sfuggiamo alla pioggia in un caffè bhoemienne e successivamente girovaghiamo fino a Ueno. Torniamo ad Asakusa per il check-in chiacchierando con il concierge marchigiano e poi a cena replicando gli spiedini di pollo affinché Morena mangi qualcosa di ‘normale’: il suo stomaco si oppone mentre il mio sembra una betoniera.

01/05/19 Tokyo
Mattinata a Ueno ravvivata da bancarelle, giocolieri, folla: è festa e sembra che tutti i giappo siano qui. Giriamo per templi, giardini e pedaliamo nel laghetto su un romantico cigno rosa. Torniamo ad Asakusa dove visitiamo il mercato, la Orange Road e cerchiamo di avvicinarci al Shinson-in Temple ma la folla è soffocante. Dirigiamo quindi verso la torre di Tokyo salendo al 22esimo piano del vicino grattacielo per bere una birra ammirando lo sky-line. Quando usciamo piove, così decidiamo di assistere ad uno spettacolo del planetario: i centri commerciali sono città nelle città, ho la nausea per la folla che gira, raggiungere il 7o piano è una vera impresa. Quando usciamo ceniamo in uno dei ristoranti meno affollati. E’ iniziata la nuova era con l’insediamento del nuovo imperatore.

02-03/05/19 Tokyo-Pechino-Milano
Ultime ore nella terra del sol levante, un mondo così diverso rispetto al nostro: educazione, cortesia, pulizia, sicurezza, gentilezza, ordine, grazia, bellezza ma anche solitudine, freddezza, evasione. Torno in Italia con quella sensazione di “si potrebbe ma non è” che talvolta mi farebbe scappar via. Da loro è appena iniziata la nuova era, forse arriverà anche per noi.

Arigatou gozaimasu More
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lunedì 28 ottobre 2019

Perchè correre?




Perchè ci fa stare bene, perchè stimola le endorfine, perchè bruci calorie che puoi reintegrare mangiando e bevendo sentendoti meno in colpa, per arrivare dal punto A al punto B, perchè la fatica svuota la testa, perchè riempi i polmoni di ossigeno, per mettersi in gioco, per stare in compagnia o per stare soli, per tagliare un traguardo vincendo una medaglia, per vedere posti nuovi, per ravvivare un prezioso ricordo, per accompagnare un genitore, per spingere qualcuno suonando maracas col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore.

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domenica 20 ottobre 2019

Ecomaratona Chianti Classico















Torniamo a Castelnuovo Berardenga dopo 5 anni e più numerosi di allora. Ho fortemente voluto questa trasferta perchè ne serbavo un così bel ricordo, e la memoria non mi ha tradita. La strada è tanta ma scorre in allegria nei 9x2 posti e nelle auto, ovviamente ci si ferma per un luculliano pranzo prima di Siena, poi gli acquisti in cantina e il giringiro a Siena. Si ritirano i pettorali nel paesino invaso dai podisti e giusto un po' di riposo prima di cena perchè, come è noto, le Salamelle non peccano di inappetenza. Andiamo a nanna con la speranza di un bel sonno ristoratore e la mattina, taaac, la colazione del podista non può mancare.

A parte i 2 maratoneti Laura e Lidio, accompagnati da Aurora al Castello di Brolio, siamo tutti a Castelnuovo, tra battute, ricerca di bagni, foto di rito e sorrisi stampati sui visi. Alle 9:30 si parte, un fiume di persone, ognuno al suo passo, temendo le salite mentre si affronta immediatamente la discesa. Il percorso è cambiato rispetto a 5 anni fa, più lungo con un dislivello inferiore, ma la fatica si fa sentire e tanto, però lo sguardo si allunga sulle colline, sui filari di vite, sui viali con i cipressi, sulle case di mattoni rossi. I colori dell'autunno si accendono quando il sole illumina questa parte di Toscana che allarga il cuore, come ci avevano detto.

Strade bianche, prati, terreni cretosi, il profumo d'erba, di menta, di mosto. Ristori ricchi ed abbondanti, ben 5 in 21 km, più il finale. In un tira e molla continuo, percorro la strada con Verò ma non credo riuscirò ad arrivare insieme a lei com'è successo 5 anni fa, invece è così, e francamente non mi sembra vero. Ognuno di noi arriva ed è finisher, anche i 2 maratoneti (Lidio aveva un conto in sospeso e l'ha saldato).
Che dire se non bravissimi a tutti i podisti e grazie a tutti per questo fantastico week end, un particolare plauso ai guidatori.
Alla prossima occasione.

Frog







lunedì 29 luglio 2019

E tutto ad un tratto... lo stop!

Mattina iniziata bene: il bar di Vittoria è già aperto per me alle 5.45 (apre alle 6), per una buona colazione e per una prima chiacchierata.
Poi il cammino.
Zoppico da una settimana per una piaga sotto il piede (non l'avevo detto per non preoccupare nessuno), ma da ieri anche il polpaccio corrispondente è dolorante, per lo sforzo della spinta.
Dopo 2 ore e mezza di cammino arrivo a Fucecchio, ma in quel tempo si è affacciata alla mia mente l'ipotesi di fermarmi: per chi o per cosa continuare?
Non ne vedo la necessità né il senso, soprattutto perché cammino da solo (e non mi sto cercando) e perché questo macinare km sta prendendo più un profilo agonistico, piuttosto che spirituale o culturale. Ne vale la pena?
Allora è deciso: torno a casa.
Ironia della sorte, proprio questo è il momento nel quale vengo avvicinato da 3 cittadini di Fucecchio in successione per congratularsi per il mio essere pellegrino. Il primo dei tre, Ennio, si mostra particolarmente entusiasta della cosa: ha concluso la Francigena lo scorso dicembre e l'ha trovata più naturale e brulla, altro che Santiago.
Proprio a lui dico della mia decisione di fermarmi, ma non discuto il confronto.
Non è tempo di bilanci, perché non è finito niente. Ma, per gli amanti dei numeri, posso dire che in 9 giorni ho percorso 250 km e ne mancano ancora 400 a Roma.
Chissà se li concluderò.

Ripresa e sosta


Ieri sera ero davvero stanco e poco dopo cena sono letteralmente crollato, con in mano il lettore ebook che non sono neanche riuscito ad accendere: me lo sono ritrovato ancora lì quando mi sono svegliato durante la notte.
La stanchezza giustifica - ai miei occhi - il fatto che abbia dimenticato di menzionare due begli incontri: una famiglia di Zurigo, partita a piedi da Roma e diretta a casa e che, al momento, desiderava di vedere finalmente il mare; e poi Donatella, hospitalera dinamica e attenta a tutto (anche l'acqua fresca in frigorifero!), con quella parlata toscana così verace che mi incanta sempre.
Stamattina mi sono dato un po' di tempo per decidere cosa fare. Dopo una notte di pioggia e con la previsione che sarebbe piovuto tutto il giorno, cosa fa un pellegrino? Si ferma a Lucca oppure al primo ostello sulla via o segue il proprio programma?
Verificato che la pioggia non fosse torrenziale, ho deciso di camminare come nulla fosse. Quindi sono partito alle 6.30 (gli altri pellegrini non si erano ancora mossi).
La pioggia è continuata fino alle 11, ma i piedi a mollo non si sono lamentati più di tanto.
Inoltre ho conosciuto 3 runners-maratoneti pisani, Enrico, Roberto e Alessandro, che avevano in programma di bruciare le tappe (50 km/giorno), ma non potevano permettersi un cammino continuo (quindi forse ci rivedremo più avanti, quando mi supereranno di nuovo).
Sono arrivato a Galleno, solo, e per di più dormirò per terra (al coperto) con il sacco a pelo, perché - novello Gesù - non c'era posto nell'ostello (delle suore dovevano occupare lo spazio parrocchiale). Ma non posso lamentarmi.
Sono in Toscana, e si vede: cena con menù di cinghiale.
Buon appetito

Anonimo Francigeno

domenica 28 luglio 2019

Sol transit sicut umbra. Quindi pioggia

Per la prima volta in questo cammino, sono accompagnato per gran parte dell'itinerario, ed oggi si tratta  di Alec.
Non parliamo moltissimo, ma quel tanto che serve per "inquadrarsi".

Parliamo invece molto con i ciclisti che incontriamo sulla strada e che sono una quantità consistente: l'esperienza della fatica - e della soddisfazione - ci accomuna e ci guardiamo e salutiamo sempre con simpatia.

2 situazioni al bar stamattina hanno sollecitato la mia riflessione: il primo è quello di Camaiore, che all'ora della mia colazione (7.30), già vedeva 2 persone impegnate con le macchinette del gioco a soldi (nessuna relazione con nessun altro); il secondo di Valpromaro che proponeva un curioso cartello che univa cultura della sicurezza e attenzione alle entusiasmanti vicende italo-calcistiche.

Qualcuno potrebbe tentare una sintesi che componga insieme le due situazioni. Io no, però, perché ammetto stasera un certo appannamento fisico.
La stessa condizione mi impedisce anche di trattare il senso di quella frase latina letta sulla parete di una casa e qui posta nel titolo: ci si riferisce alla fine del caldo, al continuo cambiamento delle cose, alla durata limitata anche di ciò che può sembrare eterno, o altro ancora?
In ogni caso, mentre mi sto ancora scervellando, ecco arrivare la pioggia. Forte, ma breve, lungo il cammino; maestosamente imponente durante la serata a Lucca. E pensare che c'era in programma il concerto degli Scorpion, data unica per l'Italia.
Chissà se hanno suonato. Magari qualcuno smanetta in Internet e me lo sa dire.

Anonimo Francigeno

sabato 27 luglio 2019

Il caldo, il mare e il lardo di totano

22℃ alle 5.30; 28 alle 8; 30 alle 9. Poi non ho più voluto saperne. Ma questa non è una notizia.
Da Avenza sono passato per Massa e mi sono diretto a Pietrasanta, in Versilia.

Il mare è là, lontano, ma dalle colline del comune di Montignoso si vede distintamente. Ed è il mare di Forte dei Marmi.

A proposito di marmi, se ne vedono in giro ovunque. 

C'è anche in programma la festa del Cavatore (comunque ci sono feste - gastronomiche - in ogni dove e per ogni gusto: cinghiale, cozze e tanto altro).

Cammino solitario, ma stavolta incontro per breve tempo Angelo e Alec.
Il primo è un calabrese diretto prima a Roma e poi a Paola.
Il secondo è un giovane torinese che vive la Francigena come occasione culturale. Mi ha incuriosito, perché l'ho visto 2 volte, oggi: una volta in direzione contraria alla mia; la seconda volta mi ha raggiunto mentre stavo sostando. Dunque, dove va? Semplice: a recuperare la batteria ausiliaria che aveva dimenticato in ostello. 2 ore andata e 2 ore ritorno, aggiunte a quelle previste dal suo programma.
Il paese di arrivo per me significa concedermi una birra fresca nel primo bar che incontro: oggi è stato un pub, dove Federica (la ragazza del titolare) m'ha fatto conoscere il lardo di totano ed altri salumi di mare. Interessante!
Poi all'ostello, ecco ancora Alec.
Angelo invece è andato a Camaiore,  8 km più in là: così Paola è più vicina.

Anonimo Francigeno



P.S. @ Tonino: ho scelto l'anonimato per non darti l'occasione di alimentare l'insana passione di allontanarti per settimane da casa, magari avendo qualcuno con cui parlarne.

venerdì 26 luglio 2019

Chi non ha testa... ha Boris Johnson


Innanzitutto rassicuro sulle mie condizioni di salute: sto bene; le gambe vanno magnificamente (e oggi si sono fatte 32 km, metà dei quali sotto un sole, come dire, vivace).
La tappa univa Aulla ad Avenza (praticamente l'entroterra di Marina di Carrara), ma solo perché io punto sempre ai 30 km: i pellegrini che sono partiti da Aulla dovrebbero essersi fermati a Sarzana (17 km), perché comunque i primi 10 (salita) ed il caldo bastavano a renderla una tappa dignitosa.
Quindi si può dire che ho perso i contatti (o anche che sono aperto al nuovo).
Devo pertanto svelare i veri nomi di Thelma e Louise: sono Francesca e Patrizia, di Milano, zona Città Studi.
E devo anche menzionare Fabio, di Barbaiana di Rho, conosciuto ieri, ma - come tutti i ciclisti - perso il giorno dopo.
Cosa dire di oggi?
Oltre al cerbiatto, al fagiano e alla talpa (morta) incontrati nel bosco, devo riconoscere di avere - conclusa la salita - perso la testa: ho preso la discesa sicuro sicuro e sono arrivato a S. Stefano di Magra, 4 km più a nord di Sarzana.
Questo mi ha costretto a vincere la tentazione di raggiungere Sarzana e di fermarmi lì o, in alternativa, di usare un aiuto da parte del servizio pubblico (leggi: autobus).
Invece ho deciso di aggiungere anche quei km ai 15 che già dovevo fare.
Perché "chi non ha testa, ha gambe'.
E che c'entra Boris Johnson?
Tra le 12 e le 13 mi sono fermato in un bar della periferia di Sarzana e lì, oltre ad 1 litro di acqua frizzante freddissima e ad un'amabile conversazione con Franco, il titolare del bar (che non parla molto bene del "tipo" milanese), ho scoperto una cosa del vuoto di notizie di attualità nel quale sono caduto: Boris Johnson è il nuovo primo ministro GB.
Anche Theresa May è un contatto lasciato.

Anonimo Francigeno

giovedì 25 luglio 2019

Quasi quasi lascio...


Partenza difficile questa mattina, per il presentarsi evidente di un problemino "da runner": il dolore alla bandelletta ileotibiale.
Ma andiamo con ordine.
Sveglia e ora di partenza soliti (ho svegliato io il gallo, che dalle 5.30 non ha fatto dormire più nessuno 😁), ma qualche difficoltà nell'uscire in strada.
"Le chiavi vanno lasciate nella serratura della porta, scendi le scale e apri il cancello schiacciando questo pulsante" (istruzioni semplici).
Lascio le chiavi, scendo - a fatica - le scale per un significativo dolore al ginocchio, apro la porta... No, è chiusa a chiave.
Salgo - a fatica - le scale, prendo le chiavi, scendo di nuovo, apro la porta, risalgo le scale, lascio le chiavi nella serratura, scendo le scale, supero porta e cancello e... finalmente sono in strada.
Sì, ma che fatica!
Inizio a camminare (la scelta di percorrere la statale è azzeccata: cammino in piano e riesco a trovare già alle 6.30 un bar aperto per la colazione), ma quando si tratta di salire o scendere un gradino (il marciapiede, per esempio), faccio un movimento rigido innaturale.
Sosta verso le 9, a Villafranca in Lunigiana: il dolore pare controllabile e mi merito una panchina all'ombra.
Avendo un figlio fisioterapista, assumo la mia qualifica di persona competente (per l'ovvio fenomeno dell'influenza genetica inversa o ascendente) e inizio a tastare il ginocchio e a piegare in vari modi la gamba. Diagnosi: infiammazione della bandelletta per sovraccarico da lavoro a causa delle continue salite e discese dei giorni scorsi.
Terapia: il riposo. 
Quindi? 
Vabbé, è ora di riprendere il cammino.
Mi alzo e... ahia! Mi risiedo immediatamente.
Che fare?
Forse è il caso di tornare a casa.
Farei addirittura in tempo ad aggiungermi al Cin Cin Bar di Boffalora (domani): che tentazione!
Mi alzo di nuovo e, stringendo i denti e con qualche impaccio, mi muovo nella direzione opposta alla stazione FS, seguendo l'itinerario della tappa.
Man mano che cammino il dolore scema; restano solo le salite e le discese a ricordarmi che qualcosa non va.
Un paio di ore dopo raggiungo Thelma e Louise (i loro veri nomi un'altra volta) e, tra un discorso e l'altro ed un ritmo da tartaruga pellegrina, concludo la tappa.
Solo dopo la doccia e il bucato mi rendo conto che il ginocchio non doleva più, quasi neanche sulle scale.
Chiacchiere terapeutiche o taumaturgiche?
Domattina vediamo, perché i saliscendi saranno ancora impegnativi (per l'ultima volta: dopo Sarzana, basta), e la statale fa un giro completamente diverso.
Ciao Ciao Cin Cin

Anonimo Francigeno

mercoledì 24 luglio 2019

Cammina cammina...


Tappa impegnativa, oggi (anche le altre lo erano, ma oggi c'è un caldo che non demorde neanche nel bosco): ho fatto benissimo a percorrere la statale della Cisa, in modo da avere meno km e meno dislivello. Il pericolo del traffico s'è risolto in 4 auto e 2 moto (per 2 condizioni a favore: orario molto mattiniero e giorno infrasettimanale, quindi poco traffico).
Oggi tappa del tutto solitaria: ho incontrato 4 pellegrini ed ho parlato con 4 abitanti del luogo (per 9 ore di cammino, al lordo delle pause e delle chiacchiere).
Si arriva a Pontremoli, provincia di Massa, con il cartellone del Parmigiano Reggiano che saluta, poco prima del passo Cisa.
Vinco la stanchezza (ancora, non solo quando cammino), per 2 brevi notazioni.
1. Bello e sorprendente trovare una signora di Settimo Milanese (!) disposta a darmi tutta l'acqua fresca che volevo (e anche di più), perché nella sua frazione (forse 40 abitanti) non c'era il bar;
2. simpatico trovare Thelma e Louise, 2 signore di Milano, sia alle 8 alla Cisa (io aspettavo aprisse il bar per una colazione altrimenti introvabile), sia molto più tardi, alle 18, quando loro finalmente arrivavano alla fine della tappa, completamente distrutte (ma poi a cena, alle 20, riuscivano sia a mangiare sia soprattutto a parlare).
Ovviamente Thelma e Louise sono pseudonimi, ma non hanno voluto svelare la loro identità.
Ora però crollo davvero.
Buona notte

Anonimo Francigeno