sabato 1 agosto 2020

1a ...eehhh...che pizza RUN

Ultima fatica delle Salamelle prima della pausa estiva; il tema era soggetto a diverse interpretazioni ma, com'era prevedibile, quasi tutti hanno colto il lato culinario, come da foto qui allegate, d'altra parte l'attività è piuttosto ricorrente il sabato sera. Dice il saggio: servono i carboidrati prima di una prestazione sportiva!

Questa volta ho scelto tra le varie foto:
- Bobby Jean & Il Grinch (ex The Hump) in diversa versione
- Aury & Lidio in Pizza Mare e Monti
- Gian in Tutte le pizze di Cornaredo

Ringrazio chi ha partecipato a queste pazzerielle attività a tema, certamente tutti aspettiamo di poter tornare alle tapasciate o corse serie, ritrovandoci nuovamente insieme. Auguro intanto, a nome del Consiglio Direttivo, una buona e prudente estate ed un arrivederci a settembre.
Un abbraccio
Frog & CD





giovedì 23 luglio 2020

1a Ice Cream Run


Una rinfrescante attività ci ha visto partecipi lo scorso fine settimana, qui tutte le foto. Certo mi manca, e non solo a me, la Froggando la Bastiglia che si sarebbe ufficialmente tenuta il 14 luglio ma, ahi noi, i tempi non sono ancora maturi. A conclusione delle serali estive, prima delle pausa di agosto, ci sarebbe stata la Boffalora Volt e Bas che, in realtà c'è, ma in una veste completamente rivista e lontana da quella a cui eravamo abituati: niente assalto al ristoro per rinfrescarsi con anguria, acqua e menta, niente melone come riconoscimento, niente gigantesca anguria da dividere a fine serata, niente piadina e birra al Cin Cin Pub (e quest'anno avevo il menù per poter dare la comanda immediatamente), niente saluti ed arrivederci a settembre... Sicuramente traspare un bel po' di malinconia per ciò che non è stato, ma sono, siamo ottimisti, per ciò che sarà!

Forza Salamelle
Frog



mercoledì 15 luglio 2020

1a Panchina Run

Trovare temi su cui ispirare la corsa settimanale può essere difficile ... per gli altri, ma non per noi. Questo fine settimana è Bobby Jean a lanciare il guanto di sfida e le Salamelle si sono messe a caccia di panchine: lungo i percorsi di corsa, passeggiando nei dintorni di casa o cercandone una durante la gita del week end. Qui trovate tutte le foto ma ne ho selezionate 4, tutte al femminile:
- La new entry Antonella
- Betty sulla panchina per sciatori/fondisti
- Tartarita in versione egizia
- Frog che spinge il filo di Arianna





mercoledì 8 luglio 2020

1a Home working Run

Il tema di questa settimana, proposto da Tartarita, è stato 'I lavori di casa', interpretabile liberamente come faccende domestiche piuttosto che lavorare da casa, questa nuova realtà per molti. Il caldo opprimente non invoglia molto a correre, ma le Salamelle sono sempre attive e non deludono mai, 282km percorsi insieme, distanti ma uniti!
Qui tutte le foto

Frog

lunedì 29 giugno 2020

1a Aperi Run

La più amata dai milanesi e non solo...una cucina? No, una bella corsa a tema aperitivo. Certo è difficile dare il meglio di sè durante la corsa, camminata o pedalata che sia, ma si aspetta il momento giusto e taaaac, Le Salamelle sono ligie al tema settimanale, anzi, secondo me non vedevano l'ora. Tra le diverse foto qui presenti ne ho selezionate 3:

  1. Il pettorale più bello (da notare il particolare del Duomo), Illy
  2. L'aperitivo più originale per chi è a dieta, Betty & Miry
  3. L'aperitivo salutista, Cla
Non importa come, con cosa o da dove, il bello e vedervi divertire.
Pronti per la prossima sfida?

Frog




martedì 23 giugno 2020

1a Cantieri Run

Dicono che l'Italia deve ripartire, dicono che un modo per ripartire sia fare le piccole e grandi opere, così perchè non organizzare una corsa che testimoni i cantieri che incrociamo sul nostro percorso? E poi c'è anche l'effetto "umarel" che è sempre molto apprezzato :-)
Al posto d'onore il cantiere dei cantieri, il nuovo ponte di Genova, bravo Marassi, ci speravo!
Devo constatare una grande partecipazione, ben 33 iscritti, la lotta per i premi migliori alla festa di Natale si fa agguerrita...anche se non avremo premi, ma qualcosa c'inventeremo, la creatività non ci fa difetto ;-)

Qui tutte le foto e sotto la foto principe...anche se Marassi fa impressione!
Frog


lunedì 15 giugno 2020

1a Monument Run

L'idea della corsa è venuta ad Ambro, cosa fare con le foto è venuto in mente a me, voi avete partecipato, Barbara ha raccolto le immagini in una cartella, Drummer ha montato il filmato, Giorgy ha compilato il foglio presenze e km, Guaz aggiornerà la classifica: questo vuol dire essere una squadra, questo significa essere gruppo, e che gruppo! Guardate qui:


Frog

lunedì 8 giugno 2020

1a Canta Run

Quando mi è venuta in mente una corsa del genere, non avrei mai, e dico mai pensato che sarebbe stata così partecipata nella parte ludica, per ben 2km in più in classifica. Questo week end è stato particolarmente divertente, fantasioso, in poche parole, incredibile! Un grande plauso a tutte le Salamelle che si sono messe in gioco senza remora, grazie per quello che siete.
Frog

PS C'era anche un vocale della Cla ma non c'è verso di caricarlo, sigh!













mercoledì 3 giugno 2020

1a CUR INSULSERI CUI RAN

Dopo il lungo lock down e tanto dolore, c'era bisogno di leggerezza, rispettando però le regole ancora in atto. La richiesta è arrivata forte e chiara, ed è stata raccolta slittandola di una settimana. Cosa c'inventiamo? Mmmmhhh! In realtà lo spunto è arrivato da Ambro: "Io comunque Frog il due giugno voglio correre con te perché alla 'Cur cui ran' non rinuncio", così, con il benestare del CD che non sapeva cosa avevo in mente, ho scritto ed inviato la mail...

Ed è stato un successo! Ecco qui le foto.

La partecipazione di ben 32 Salamelle ha indicato la voglia di essere gruppo, sebbene si debba stare distanti, certo siamo lontanissimi dalla nostra vita prima del covid, ma tutto si trasforma, e va bene così. Quindi chi correndo, chi camminando, chi pedalando, abbiamo percorso più di 425km riconosciuti, in realtà molti di più. La prima sfida è stata raccolta, anche se non sempre è stata rispettata la regola di correre veramente con una rana 😜 comunque è stato divertente e simpatico constatare cosa qualcuno si è inventato, bravissimi!
E la prossima sfida? 😂😂😂
Frog

lunedì 20 aprile 2020

Sumatra

Per le foto clicca qui

9-10 Agosto 2019 Milano-Jakarta
Si torna in Indonesia per una nuova destinazione, Sumatra, 5a isola del mondo per estensione, un viaggio che ha fortemente attratto la mia curiosità. Siamo in 4, abbiamo ricostituito il gruppo Mongolia nonostante il "mai più" di qualcuno ;-) I 2 voli con scalo a Istanbul, ci portano a Jakarta ma, quando arrivo in albergo, il mio mal di testa è cresciuto esponenzialmente così non vado a cena con gli altri ma provo a riprendermi.
11 Agosto 2019 Jakarta-Padang
La mia sveglia è puntata alle 3:35 , il telefono dell'albergo suona alle 3:00 ma sono sveglia dall'1:00. In aeroporto scopriamo che il nostro volo è stato cancellato, quindi prenderemo quello delle 9:00, il tempo trascorre tra chiacchiere e colazioni fino alla partenza. Sumatra ci accoglie con una vegetazione lussureggiante e un transfer alla home stay di Sofia, ns ospite e corrispondente. A piedi andiamo davanti alla moschea per partecipare al rito della macellazione della carne; non avevo mai visto qualcosa del genere anche se, per certi versi, mi ricorda Lamalera. Dopo il pranzo offerto da Sofia, in casa sua, le sue figlie ci accompagnano per una passeggiata nel villaggio dove tutti
sorridono accoglienti. Nel tardo pomeriggio partiamo per la riva del mare al fine di osservare il tramonto, e lì riusciamo a farci procurare delle birre (siamo in un paese mussulmano), che sorseggiamo sgranocchiando arachidi non tostate. Andiamo a cena il un posto apparentemente tipico, dove portano tantissimi piattini stipandoli sul tavolo, tutto è piccantissimo e decisamente poco buono, il conto viene preparato conteggiando i piattini utilizzati, mentre gli altri vengono portati negli altri tavoli, mah, paese che vai...
12 Agosto 2019 Padang
Piove! La colazione viene mangiata, in una qualche maniera, alla reception, buona parte delle persone che conosco sarebbero inorridite. Dopo un po' d'indecisione si parte per il mercato che mostra sempre il lato umano che tanto mi piace. Tutti ci guardano curiosi rispondendo ai sorrisi, talvolta chiedono "Where are you from?". Le merci sono esposte con cura, cariche dei loro colori tra cui spicca il rosso del peperoncino che spesso viene pestato tra pietre per farne purea, mi vien da pensare che in Calabria sono dei dilettanti. Ci spostiamo in un villaggio dove ci stanno preparando il pranzo, una donna rubiconda e sorridente mi chiede di aiutarla a tagliare le melanzane con un cutter arrugginito, ovviamente non me lo faccio ripetere. Dopo un giro al villaggio e il pranzo condiviso con i ns ospiti, in piedi e con le mani, andiamo nella foresta per un trekking alle cascate. Sofia sbaglia strada ma, cocciutamente, ci trascina nell'acqua con il rischio di scivolare sui massi. Arriviamo alla cascata dov'è possibile fare il bagno nella piscina naturale, un bel posto, ma siamo troppi. Torniamo alla home stay dopo qualche inutile tentativo di acquistare delle birre, la cena cucinata da Sofia è buona ma insufficiente, deve preparare altre pietanze dopo la solerte e giusta lamentela di Elena. Si torna in stanza dopo un briefing alla lavagna per preparare lo zaino.
13 Agosto 2019 Padang-Siberut
Sveglia all'alba e si parte per il traghetto che prendiamo al volo, abbiamo rischiato di non salire, Sofia ha acquistato i biglietti il giorno prima e siamo arrivati con molto ritardo, dovevamo avere la colazione e invece niente, troviamo posti scomodissimi e sparpagliati, all'aria aperta, in una bolgia infernale (no alpitour?!) La navigazione è lenta, la palpebra cala e la pancia brontola. Arrivati a Muara ci dividiamo su 2 pickup dove viaggiamo in piedi percorrendo la mono strada fino all'arrivo presso una casa dove ci offrono thè (tralasciamo lo stato dei bicchieri). Saliamo su 2 lunghe barche che navigano placidamente tra 2 ali di rigogliosa vegetazione trasmettendo una pace infinita. Quando arriviamo indossiamo i nostri stivali (grazie Patty) e, aiutati dal gruppo di Mentawi in attesa sulla riva, saliamo sulla terraferma. "I piccoli agglomerati mentawiani sorgono in luoghi nascosti dalla fitta vegetazione tropicale dell’isola e sono formati solo da grandi palafitte con il tetto a spiovente, dette uma, dove possono convivere fino a dieci famiglie. La struttura sociale si basa sulla comunione di beni di tutti i partecipanti della comunità dove anche i figli vengono allevati da tutte le donne del clan. L’etnia dei mentawiani presenta una corporatura esile ma agile che indossa abiti di corteccia che copre parzialmente la pelle chiara generalmente ricoperta da molti e raffinati tatuaggi effettuati in varie occasioni della vita di un uomo. L’arte del tatuaggio è particolarissima e molto dolorosa è rappresenta una prova di grande coraggio per i giovani adolescenti il sottoporsi a questo trattamento che li fa entrare direttamente nel mondo degli adulti. La popolazione mentawiana è davvero particolare e completamente diversa dalle altre popolazioni di Sumatra con linguaggio, usi, costumi, e religione propri. La religione è basata sull’attribuzione di un anima immortale che periodicamente torna sulla terra sotto varie forme, oltre che a ogni elemento della natura, anche agli oggetti di uso comune. "Osservo dal vivo questo popolo di cui ho visto foto e video, sono davvero affascinanti. Il percorso fino alla loro uma è un po' complicato a causa della palta, gli stivali affondano rendendo difficile ogni passo, caparbiamente voglio portarmi lo zaino, non sono mica una donna avventura da tv, quindi arrivo in un bagno di sudore e sufficientemente lercia. La palafitta che ci accoglie è composta da 3 grosse stanze disposte in lunghezza, noi siamo collocati nella prima dove cerchiamo di montare, con non poche difficoltà, le nostre zanzariere personali, il rischio malaria è molto alto in questa isola (no Gigi, neanche questa volta sono inciampata in vaccinazioni e profilassi). La cena cucinata da Sofia è buona e varia, poco sufficiente per alcuni, mentre per me va bene. Dopo cena appare un mazzo di carte dai ns ospiti, ecco, abbiamo 'inquinato' anche questa etnia, ma sarebbe troppo comodo che loro vivessero completamente allo 'stato brado' per consentire a noi di scattare foto, siamo degli ipocriti. Mentre vado a far pipì nel ruscello, perchè ovviamente il bagno non esiste, tutto si fa nel ruscello che porta al mare, osservo la luna tra gli alberi e mi sento libera ma comunque imbrigliata dal ns status sociale.
14 Agosto 2019 Siberut
La notte trascorre nel dormiveglia tra gli innumerevoli rumori notturni: lo scricchiolio del pavimento di legno sul quale dormiamo, il grufolare dei maiali sotto i noi, il continuo chiacchiericcio dei ns ospiti, verso l'alba comincia a piovere così guizzo fuori dalla zanzariera per recuperare i panni stesi. Dopo colazione andiamo nella giungla per assistere al processo di fabbricazione dei perizoma per i maschietti: con un machete, il più giovane dei 3 sciamani abbatte un albero, (lo so, a furia di fare demo tireranno giù tutta la giungla?), con coltelli e machete incidono la corteccia ricavandone delle strisce che battono con del legni per ammorbidire le fibre, e ne ricavano una specie di tessuto. Successivamente si va a pesca, attività riservata alle donne: ci fanno indossare il gonnellino tipico in foglie e ci trascinano nell'acqua, con un retino o affondando le mani nella terra, si dovrebbero pescare gamberi e pesciolini. Dopo il pranzo a base di spaghetti al ketchup, andiamo a cercare le larve in un tronco marcio e ne troviamo un bel po', grosse e succulenti, che cediamo più che volentieri ai ns ospiti per cena. In ultimo osserviamo come si preparano le frecce avvelenate per la caccia: si gratta la corteccia dell'albero giusto per ricavarne curaro, si spreme insieme a ginger e peperoncino ricavandone un liquido per bagnare le punte delle frecce che poi vengono asciugate sul fuoco. Il resto del pomeriggio trascorre purtroppo in ozio anche se in realtà, nel retro della uma, le donne sono intente nelle più svariate attività: intrecciano gerle, fanno il bucato, allattano la piccola senza biberon, senza ambiente sterile, senza culla all'ultimo grido. La cena è abbondante: pollo, crocchette di patate, pasta, verdure. Dopo cena iniziano le danze tribali dove gli uomini devono partecipare indossando i perizomi di corteccia: ovviamente non c'è confronto tra i fisici degli uni e degli altri. Comunque la serata è divertente e leggera, lo è meno nella fase di rimontaggio delle zanzariere e dei giacigli per la notte. Un'altra notte sul pavimento duro con
i rumori della giungla.
15 Agosto 2019 Siberut-Padang
"Chicchirichiiii" il gallo canta prima dell'alba e praticamente nelle nostre orecchie dato che è appena oltre le nostre zanzariere, sotto il ns stesso tetto. Dopo colazione con lo zaino in spalla, ritorniamo al fiume infangandoci nuovamente, oltre a diversi indumenti lascio anche gli stivali che Patrizia mi ha prestato dicendomi di regalarli. Saliamo sulle barche salutando i nostri ospiti dai dolci sorrisi e navighiamo a ritroso mentre imbarchiamo acqua. Dopo il pickup ed il lungo trasferimento in  traghetto torniamo a Padang, al Zuri Hotel e finalmente ci spulciamo a dovere sotto una doccia calda. La cena viene consumata in un ristorante vicino e poi si finisce la serata in un locale che serve birra mentre trasmette musica hunz hunz.
16 Agosto 2019 Padang-Batusangkar
Dopo l'incursione in un negozio di batik assistiamo ad una manifestazione con parate militari di ragazzi e ragazze in età scolare, un nutrito gruppo sugli spalti canta in coro, la commistione di culture è sempre molto simpatica; noi fotografiamo loro e viceversa. Proseguiamo in un paio di negozi per acquistare un capo di abbigliamento locale da indossare durante la cerimonia del matrimonio minankgabau dove siamo invitati. La sposa è talmente artefatta da fare impressione mentre le sorelle, sotto i lori veli colorati, sorridono sommesse e curiose, facendo domande e toccandomi i capelli ricci. Ci apparecchiano sui tappeti offrendoci il pranzo e spiano le nostre reazioni: per loro è un onore avere ospiti stranieri e noi non possiamo certo fare gli schizzinosi alla loro tavola. Dopo aver danzato con loro risaliamo sul pullman fino a Batusangkar dove arriviamo in serata. In 5 andiamo in avanscoperta della città fermandoci a cenare in un posto che sembra il meno peggio. Il ragazzo che lo gestisce è così gentile che ci procura 3 birre da bere di nascosto tenendo le bottiglie sotto il tavolo, in un sacchetto di ghiaccio, nell'inutile tentativo di refrigerarle. Di ritorno in albergo ci imbuchiamo ad una festa per l'elezione di una qualche miss e Lory mi fa cantare sul palco, non posso credere di farlo davvero. Pestando un tappeto di simil cimici che ci cadono anche in testa, torniamo nella hall.
17 Agosto 2019 Batusangkar-Padang
Batusangkar è la capitale della reggenza Tanah Datar, è conosciuta come la città della  cultura. Visitiamo il palazzo reale, ricostruito 2 volte a causa degli incendi causati dai fulmini: è composto interamente di legno con preziosi intarsi colorati, le assi scricchiolano sotto i nostri piedi. Il tetto rappresenta le corna dei bufali e questa architettura la si ritrova in diversi edifici. Continuiamo il viaggio fermandoci in un punto panoramico che abbraccia la Harau Valley e da qui arriviamo a destinazione per il pacu jawi (la corsa dei tori). "La gara si svolge in una risaia - ovviamente senza riso, ma con l'inevitabile fango. I tori, specialmente i tori allevati per questo scopo, possono correre molto velocemente. Immaginate due bestie enormi e un cavaliere trascinato dietro come un aratro. Sfortunati fantini che non riescono ad aggrapparsi ai tori si tuffano nella palta, di solito a capofitto. Una particolarità di Pacu Jawi è che guidare i tori non è stato reso conveniente per i fantini: le imbracature sono primitive - anelli di bambù attaccati al collo dei tori e non interconnessi. Questo significa che il cavaliere non solo deve mantenere l'equilibrio su un posatoio precariamente stretto, ma anche evitare che gli animali corrano simultaneamente in direzioni diverse - se il divario tra i tori cresce troppo, finisce per fare delle spaccature, e subito dopo, il fantino è sdraiato a faccia in giù nel fango. L'unica cosa a cui aggrapparsi sono le code dei tori. Anche il controllo degli animali non è un compito semplice. Poiché non si possono usare fruste, canne o stimoli per incitare le bestie e farle correre più velocemente, i fantini ricorrono a morderle nella groppa. Sì, è come sembra - mordere il culo di un toro mentre vola attraverso fontane di fango liquido. Questo è probabilmente lo sport meno igienico del mondo. Ciò che distingue Pacu Jawi rispetto ad altre gare simili è che la competizione non è realmente condotta per gli esseri umani. Il premio per il cavaliere vincitore può essere nominale, o, più spesso, immateriale - rispetto e ammirazione della comunità. Per lo piu', lo fanno solo per divertimento. Sono i tori che traggono il massimo beneficio da questo concorso - gli animali vincitori sono tenuti come allevatori. Hanno una vita perfetta, edonista - nessun duro lavoro sul campo, mucche illimitate, e un'esenzione dal destino comune del bestiame: il coltello da macellaio." Talvolta i tori escono dal percorso rischiando d'investire le persone. Mentre passiamo dall'altra parte della strada, perdo o mi rubano la macchina fotografica. Credo non siano passati nemmeno 10 min quando me ne accorgo ma, nonostante le ricerche, non trovo più la macchina. Veniamo avvicinati da ragazzi che dicono di aver visto chi l'ha presa, da qui è un continuo contattare altre persone, è una situazione piuttosto strana, inizialmente penso ad una richiesta di riscatto ma così non è, alla fine Sofia lascia il suo numero di telefono per vedere se per caso salta fuori: come ho fatto ad essere così stupida? Ripartiamo per il mercato di Bukkitinggi che, rispetto a quello di Padang, non è granchè. Torniamo quindi a Padang fermandoci a cena lungo la strada: colonie di formiche, gechi, insetti vari, sporcizia ma ottimi noodles!
18 Agosto 2019 Padang-Nias
Dopo un nuovo giro al mercato di Padang al mattino ricevo buone notizie: hanno ritrovato la mia macchina fotografica che potrò recuperare a Medan pagando il trasporto :-) Dirigiamo in aeroporto per il volo verso Nias, isola a nord-ovest di Sumatra, separata dallo stretto di Mentawai, popolata in passato dai temibili cacciatori di teste. All'arrivo, dividendoci nei taxi, raggiungiamo dopo diversi km il ns 'albergo' a sud dell'isola, la posizione sul mare è davvero molto bella, peccato che le stanze sono davvero indecenti anche se i proprietari sono gentili e cordiali. Facciamo una passeggiata sulla spiaggia ritornando indietro dalla strada e fermandoci ad osservare i surfisti che fanno bella mostra di sè. Ritroviamo gli altri in un bar in riva al mare e condividiamo una birra ristoratrice accarezzati dalla brezza. La cena a base di pesce è preparata dai nostri ospiti e da Sofia ma, durante lo svolgimento, assistiamo sconcertati ad una imbarazzante scenata da parte di Anna nei confronti di Marco. Certamente non condivido molte cose di questo viaggio e della gestione del capogruppo ma, una sfuriata del genere davanti ha tutti, è quantomeno inopportuna. In qualche modo si ripristinano le dinamiche di gruppo e la serata prosegue concludendosi con le chiacchiere in terrazzo fino a quando si scatena un furioso temporale.
19 Agosto 2019 Nias - Sibolga
Dopo colazione giochiamo a tetris con auto, persone e bagagli, c'è poco da fare, ci vuole un'auto aggiuntiva! Visitiamo 3 villaggi megaliticBawamataluo, Hhilismaetano e Orahili, con le tradizionali case di legno poggiate su palafitte incrociate. I sorrisi dei bambini riscaldano il cuore. Nel villaggio sono sparsi diversi pezzi di reperti archeologici niassani e dei conquistatori olandesi. Purtroppo non  assistiamo alla danza tradizionale Tulo-Tulo, con i danzatori vestiti con antichi costumi fatti di piume, ma ammiriamo il salto della pietra dove 2 ragazzi danno prova di coraggio saltando un altare a forma di piramide alto più di 2 metri. Andiamo a pranzo in un ristorante che cucina ottimi piatti tipici e successivamente proseguiamo verso il porto con qualche sosta lungo il percorso. La passeggiata in riva al mare tappezzata da spazzatura, mi fa rivalutare di molto le nostre spiagge, seppur spesso da noi violentate. Ceniamo al porto con pesce grigliato e ci imbarchiamo sul traghetto che ci riporta a Sumatra: abbiamo le cuccette in un open space condiviso con i locali, i miei piedi puzzano terribilmente anche se cerco di detergerli con le salviette. Quella scostumata di Eva indossa dei pantaloni che si aprono lasciando vedere le gambe, viene ripresa da un addetto, siamo pur sempre in un paese mussulmano. Ci adagiamo nelle nostre cuccette nella speranza che la traversata sia tranquilla, ahimè, ho la lampada sul letto che mi illumina a giorno.
20 Agosto 2019 Lago Toba (Samosir)
A parte qualche rollio più accentuato ed il bimbo che talvolta piange, la notte scorre veloce. Sbarcati dal traghetto saliamo sul pullman per il lunghissimo trasferimento al Lago Toba dove dobbiamo aspettare il traghetto. Mentre con Eva e Loredana gironzoliamo condividendo il tipico cicaleccio femminile, scoppia l'ennesima inutile polemica che si risolve con una Sofia in lacrime (così ci dicono). "Il lago Toba è un lago vulcanico di 100 km di lunghezza e 30 km di larghezza situato a nord di Sumatra. Il grande cratere si riempì d'acqua e al centro una nuova montagna che oggi raggiunge i 1600 metri di altitudine forma l'isola di Samosir." L'isola dà il meglio di sè dal traghetto, un po' meno lungo la strada asfaltata che percorriamo in 3 spiando il primo bacio della nuova coppia. A cena siamo in un posto davvero troppo lento nel preparare e servire così, per ammazzare il tempo, mi faccio leggere le carte da Loredana; abbiamo rimandato questa smazzata a lungo e la prendo sempre come un gioco, com'è giusto che sia ma, incredibilmente, legge cose che non potrebbe in alcun modo sapere...
21 Agosto 2019 Samosir
Visitiamo i villaggi Batak dell'isola che Modigliani, anni fa, esplorò così come tutta Sumatra. La nostra guida è prodiga di spiegazioni delle tradizioni e dei significati. Noi ragazze siamo chiamate, durante la rappresentazione di alcune danze tribali, a partecipare: non è affatto semplice muoversi con un sacco di riso in equilibrio sulla testa. Quando usciamo dall'ultimo villaggio visitiamo la scuola antistante; gli alunni di una 6a elementare ci cantano una canzone suonando i tamburi. Successivamente, sotto una pioggia antipatica, visitiamo la cascata Sipisopiso. "L’acqua sbuca da una spaccatura del monte, e cade in volume enorme da un’altezza di circa 100 metri con due salti; l’inferiore ne misura circa 40. Per molti metri si sollevano ancora gli spruzzi, che si spargono per ogni dove." Pranziamo con i migliori noodles del viaggio e visitiamo il mercato con i colori, i rumori, gli odori più variegati. Tornati in albergo visitiamo i negozietti incustoditi lungo la via, questo popolo non ha la minima percezione di un possibile furto, beati loro. In serata un buon pesce di lago alla griglia e la solita problematica gestione dei conti, uffa.
22 Agosto 2019 Samosir - Bukit Lawang
Giornata di trasferimento lunga e pesante, impieghiamo 11 ore a raggiungere l'eco lodge che ci accoglie nelle tenebre e sotto la pioggia, nell'intermezzo c'è il pranzo con nasi goreng e papaia, il recupero della mia macchina fotografica, la disperata ricerca di un distributore che abbia gasolio per il nostro pullman, un caffè in un bar dove mi chiedono di cantare (fossi brava!). La location che ci ospita è bella e confortevole, peccato solo che non ci sia acqua calda. Sofia, tirando le somme di questo viaggio, si scusa ed è dispiaciuta dei malumori e per quello che non è andato per il verso giusto, una cosa la condivido senza remore: siamo in Indonesia, non in Italia, certe pretese possiamo averle a casa nostra altrimenti non saremmo viaggiatori ma turisti, e c'è una bella differenza.
23 Agosto 2019 Bukit Lawang - Medan
Salutiamo definitivamente Sofia con abbracci e molte sue lacrime. Dopo un breve briefing iniziamo il trekking nella giungla, dove sudiamo le note 7 camicie, e forse qualcuna in più. Gli orango tango si palesano davanti ai nostri occhi, con emozione osservo madre e figlio con il naso all'insù: le braccia lunghe, il pelo rossiccio, il muso pacato, gli occhi dolci. Ne incrociamo diversi nel nostro incedere, tra le foglie degli alberi, l'umidità al 200% ed i rumori sommessi e non della natura. Concludiamo il trek in riva al fiume, dove ci aspetta il buon pranzo al sacco che le scimmiette cercano di rubarci. Giusto il tempo di togliere i vestiti e discendiamo il fiume facendo un blando rafting su camere d'aria, fino a tornare al lodge. Ci cambiamo riprendendo i bagagli per tornare a Medang. Ultima cena a Sumatra con gamberi alla griglia che sono in realtà una specie di frittata e l'immancabile Bintang.
24 Agosto 2019 Medan - Jakarta - Milano
A differenza di quanto previsto, scopriamo che in mattinata è previsto un piccolo giro in città: visitiamo la Grande Moschea con le decorazioni azzurre, il palazzo Maimun nei toni del giallo, e spendiamo le ultime rupie in un centro commerciale per poi iniziare il lungo viaggio di ritorno.

Cosa resta: una popolazione estremamente cordiale, accogliente e gentile, diverse belle esperienze intervallate da trasferimenti troppo lunghi, gli ultimi sciamani che però non sembrano più autentici, nasi goreng, noodles e spesso birra, siamo partiti in 4 e torniamo in 5 in un gruppo di 16. Qualche giorno dopo il nostro ritorno, veniamo messi al corrente che la dolcissima Carla è ricoverata in un reparto infettivi a Roma per aver contratto la dengue. Si ristabilisce grazie alle cure mentre noi siamo contattati da AnM e, chi sì chi no, dalle ASL locali. Fortunatamente nessun caso di malaria nonostante l'alto rischio.

Rivivendo ora questo viaggio attraverso quello che ho scritto, lo rivaluto, perchè il tempo elimina le cose negative lasciando solo i ricordi più belli.

Frog

lunedì 6 aprile 2020

Essere gruppo


Cosa vuol dire essere un gruppo al tempo del coronavirus? Mah difficile dirlo, però ci si prova, quindi, quando Bobby Jean mi ha girato un messaggio per la 1a Stra in Casa, abbiamo colto l'occasione per partecipare come Salamelle. Ognuno si è iscritto con un offerta libera a un ospedale italiano o alla Protezione civile o all'Hospice di Abbiategrasso, ed ha ottenuto un pettorale che ha un significato più profondo rispetto a tutti i pettorali collezionati in passato. Quindi via a qualsiasi attività le nostre mura domestiche ci consentono di eseguire e, con le nostre magliette verdi, siamo stati vicini, intenti nello stesso obiettivo: fare del bene, stare bene, sentirsi bene. Inoltre c'è stata la prima partecipazione di Antonella, insieme a Marino i nuovi iscritti al gruppo. La classifica era lì ferma dal 25/02/2020, un'enormità per noi che ci divertiamo puntando la tal persona, le tal presenze, i tal km, bisognava trovare il modo di muoverla, e questo credo sia un bel modo.

Grazie Salamelle, per me questo significa essere gruppo, alla prossima occasione.
Frog










venerdì 27 marzo 2020

QUANTO E' UN METRO DI DISTANZA?

Infermiera e runner.  Moglie di un infermiere, runner pure lui.
Peggio di così non poteva andare. Blindati in una blindatura forzata.
Sono ormai tre settimane che non ci abbracciamo e baciamo più. Ognuno ha il suo bagno, attenti a non bere a canna dalla stessa bottiglia e a lavarci e disinfettarci così spesso le mani che sono tutte screpolate. L'altro giorno il Grinch mi ha chiesto una crema per le mani e gliel'ho messa, stando a distanza. Era il primo vero contatto dopo giorni: quanto può essere bello mettere la crema sulle mani della persona che ami? Non ci avevo mai fatto caso. Penso che sono ormai settimane che quando uno dei due entra dalla porta di casa la prima domanda è "Allora?". Che in realtà vuole dire "Pazienti positivi? Avevi tutti i presidi? I colleghi come stanno?". Poi arriva una telefonata. E' per me. Humanitas di Rozzano: mi vogliono proporre un contratto di collaborazione visto il mio Curriculum. Faccio il colloquio su Skype e in meno di due ore ho un contratto in mano. Tutto si conclude con la domanda: "Ha capito vero che cerchiamo personale per la Rianimazione Covid?". Certo che l'ho capito ma in realtà mi chiedo anche dove non ci sia pericolo in questo momento. Dove c'è un ospedale non Covid? E poi parliamoci chiaro: questa è la nostra professione. Io, per lo meno, non saprei fare altro. Non so fare altro. E così da domani tornerò in ospedale.
Almeno avevamo la corsa che riusciva a "svagarci" ma adesso non c'è più nemmeno quella. Fin da subito abbiamo deciso di interrompere le uscite sia perché avevamo troppa paura di farci male o che capitasse qualcosa ma soprattutto perché non avevamo più "la testa". Tutto quello che sta succedendo è stato così veloce e improvviso che ci ha colti alla sprovvista. Abbiamo iniziato a vedere colleghi ammalarsi ed essere ricoverati...
Continuiamo a vedere le scritte "ANDRA' TUTTO BENE" ma noi non riusciamo a dirlo (non ci crediamo, diciamo che ci speriamo) ma la sensazione è che ne usciremo con le ossa rotte. In questi giorni cerco di pensare a dei bei momenti passati ma faccio fatica perché arrivo da un anno disastroso che di bei ricordi ne ha lasciati pochi, pochissimi. Poi ieri ho iniziato a riguardare le foto delle Salamelle sul sito e un sorriso si è affacciato sul mio viso.
Non dico più di restare a casa ma dico restate a casa e riscoprite cosa vuol dire mettere la crema sulle mani di un vostro caro, pranzare insieme con calma o vedere un film tutti insieme sul divano. Voi che potete, fatelo. Perché noi non ci possiamo concedere più neanche quello. Noi abbiamo imparato cosa vuol dire un metro di distanza.
Noi viviamo a un metro di distanza. E' tantissimo. Immenso. Voi che siete a casa, abbracciatevi. Fatelo anche per noi.

Con affetto, Bobby Jean e il Grinch

martedì 24 marzo 2020

#Andrà tutto bene

Drummer qualche giorno fa mi ha mandato una foto, venerdì scorso mi ha scritto "Matteo vorrebbe mettere la foto sul sito". Eccola! Il suo messaggio, come quello di tanti bambini, è semplice e chiaro, lo dicono a gran voce, caricandolo di colori e di significati, come solo loro sanno fare. Sta a noi cogliere il loro suggerimento, la loro richiesta, la loro speranza, il loro desiderio, e portarlo avanti, in questi giorni difficili ma non solo, perchè altrimenti sarebbe troppo banale, anche quando tutto questo sarà passato. Tutti siamo travolti da questa pandemia che non fa distinzioni, direi che è assolutamente democratica e, nonostante le restrizioni, le vittime, la grande sofferenza, sono convinta che non solo andrà tutto bene, ci farà anche bene, risvegliando le nostre coscienze sopite. E poi ci sono loro, i nostri supereroi che, come tutti i supereroi indossano la maschera e a cui auguriamo di poterla dismettere presto.



Tra i tanti messaggi e video che in questi giorni inondano le nostre chat, ne ho scelto uno che racconta, a mio avviso, in modo chiaro i nostri giorni, perchè tutto ha un senso, nonostante sembri un film, è tutto vero, questa è La nostra Vita ed E' Adesso.


Frog

domenica 22 marzo 2020

FIASP STA A CASA

COMUNICATO EMERGENZA CORONAVIRUS

Avrete sicuramente tutti notato come in questi giorni e sempre in maniera più pressante si vedono scorrere immagini di persone che semplicemente camminano o che con abbigliamento tecnico sportivo fanno Jogging e queste immagine vengono associate al problema che non diminuisce l’incidenza del per contagio del coronavirus creando, nella pubblica opinione, un rapporto di causa ed effetto tant’è vero che il Ministro dello Sport ha preannunziato divieti in tale campo di attività.
Questo appello esclude con forte credo e convinzione che i nostri affiliati siano sostanzialmente coinvolti in questa problematica, FIASP nel ludico motorio ha da sempre lanciato un messaggio di fratellanza solidarietà sensibilità; nella moltitudine di tali immagini vi sarà sicuramente qualcuno che partecipa alle nostre manifestazione e questo per mero calcolo delle possibilità ma vi è e anche qualcuno che organizza una marcia autogestita con tanto di foto e picnic (uno di essi è ricoverato).
Un orribile messaggio attraversa il settore del ludico motorio che noi tutti tanto amiamo e a cui tanto di noi stessi dedichiamo. Nei contatti avuti in questi giorni con la Dirigenza Periferica, posso dire che essa condivide con la Presidenza un senso di disappunto, sofferenza, rabbia, dolorosa impotenza. Ritengo giusto che questa Federazione si appalesi e si unisca al generale quasi assordante ma non da tutti sentito appello di stare a casa.

**FIASPSTAACASA** senza distinguo ed eccezioni, lo esprime chiaramente per la sua storia, i valori della sua tradizione, la serietà ed il costante rispetto delle regole che ha sempre dimostrato.
Facciamo in modo che non continuino a scorrere immagini che, trasmettendo un senso di fanatico menefreghismo, di qualcuno, distruggano un patrimonio di tutti quelli che ci onorano della loro presenza nelle nostre manifestazioni. Non diamo il pretesto che coloro che hanno da sempre praticato, praticano e praticheranno le
attività ludico motorie vengano additati come i moderni untori della peste Manzoniana.
Noi possiamo far ben poco ma impegniamoci a diffondere ai nostri amici conoscenti diciamo a noi stessi ed a tutti che FIASP sta a casa. Che FIASP esprime sofferenza solidarietà e gratitudine a chi combatte in prima linea e nel rispetto del bene supremo della vita adoperiamoci per il rispetto delle regole se vogliamo contribuire ad uscirne.
Facciamo in modo che il Secondo Raduno Nazionale dei Comitati Territoriali FIASP si possa svolgere liberamente ed i nostri vessilli, spiegati al vento, lancino un messaggio di gioia della vita che riparte e comunichino il riconoscimento ed il compenso per i sacrifici che tutti noi abbiamo sostenuto.
Il Presidente Nazionale FIASP
ALBERTO GUIDI


FEDERAZIONE ITALIANA AMATORI SPORT PER TUTTI
Strada Lunetta n.5-7-9 - 46100 – Mantova
Tel e Fax 0376.374390 – mail segreteria@fiaspitalia.it
CODICE FISCALE 04415400151

giovedì 12 marzo 2020

#io resto a casa


Perché? Semplicemente perché è la cosa giusta!

#io resto a casa: perché sabato ero in montagna, abbracciata dal Monte Rosa e, seppur defilata dalle molte persone sulle piste da sci, ma impegnata in percorsi quasi deserti per ciaspolare, mi sento un’incosciente

#io resto a casa: perché ho la fortuna di poter lavorare ovunque con un computer e una linea dati, mentre molti devono andare a lavorare, chi super bardato, chi con un timore che dissimula dietro l’ironia, e così tanti sono a casa magari dopo aver affrontato cassa integrazione e disoccupazione

#io resto a casa: perché bisogna dare il buon esempio e non possiamo chiedere agli altri di non uscire mentre noi cerchiamo la solita scappatoia

#io resto a casa: perché non ho ancora frigorifero e dispensa vuoti, quindi non morirò di fame, anche se ho gli ultimi panini congelati e solo carote e mele come frutta e verdura fresca

#io resto a casa: perché ci sono lezioni per qualsiasi esercizio fisico, quindi posiziono il tappetino in soggiorno e seguo il video

#io resto a casa: perché devo riprendere i ragazzini in giardino che giocano a pallone, o meglio, dovrei riprendere i loro genitori incoscienti

#io resto a casa: perché ho avuto un caso positivo in ufficio ma, fortunatamente, la persona non passava da noi dalla fine di febbraio, ed è alquanto angosciata

#io resto a casa: perché seppur ci saranno i soliti profittatori, e da una parte, e dall’altra, questa cosa è tanto più grande di noi e non tutti i datori di lavoro sono persone becere, così come non tutte le partite iva sono evasori fiscali

#io resto a casa: perché potrei essere portatrice asintomatica, quindi non vado dai miei genitori anziani e dagli zii, ma gli telefono rimproverandoli puntualmente se escono per comprare 1lt di latte

#io resto a casa: perché quando sollevo lo sguardo dal mio monitor, dietro le tende trasparenti, la prorompente primavera si prende gioco di noi, com’è giusto che sia, dopo che noi l’abbiamo violentata senza ritegno, e gli uccellini cinguettano nel silenzio interrotto da qualche treno che passa

#io resto a casa: perché gli ospedali sono al collasso, tutto il personale è sotto pressione e allo stremo, fisicamente e psicologicamente, e loro meritano tutto il nostro rispetto per non andare ad ingrossare le file di malati, o per metterli in condizione di scegliere chi salvare e chi no

#io resto a casa: perché nel week end farò le pulizie di primavera, su e giù dalla scala a lavare tapparelle e vetri, accompagnata dalla musica e leggendo i messaggi delle tante chat che ci tengono uniti, ma di cui non bisogna abusare

#io resto a casa: perché ieri è passata l’auto del comune con lo speaker che lo chiedeva, oltre al bombardamento mediatico che non può essere in alcun modo frainteso, il messaggio è semplice e cristallino

#io resto a casa: perché non morirò se non corro, né dovrò andare dallo psicologo, semplicemente impiegherò più tempo per rientrare in allenamento

#io resto a casa: perché detesto le restrizioni ma ho senso del dovere e rispetto, anche se a volte mi sbaglio (e non lo ammetto)

#io resto a casa: perché voglio che passi, mi piacerebbe in fretta, ma se non sarà così, l’importante è che passi

#io resto a casa: perché posso scrivere questo post, e potete scrivere qualcosa anche voi, o i più piccoli possono mandare disegni

#io resto a casa: e voi cosa fate?

Frog

domenica 23 febbraio 2020

GLO up & many down


Domenica di trasferte per le Salamelle, Alex e Lidio a Massa Carrara mentre un nutrito gruppo, dopo
qualche dubbio per l'evolversi della situazione del coronavirus, è presente al Giro del Lago d'Orta sulle varie distanze: 15, 24, 39. Quelli della 24, arrivano al palazzetto dello sport di Omegna dove, un discreto numero di bicchieri e un pavimento appiccicoso, ci accoglie (ieri sera c'è stata una festa che ha lasciato il segno). Poco male, ritiriamo il pettorale, la solita maglia mono taglia (solo maschile), e si parte alla ricerca di un bar per un caffè. Partenza alle 10 senza gonfiabile e rilevamento cronometrico, vabbè. Si costeggia il lago tenendolo sulla destra, le zone in ombra si alternano con quelle al sole, lo sguardo si allunga sui romantici scorci del lago ma...sono stordita io o non vedo cartelli che
segnano i km? No, non ce ne sarà neanche uno per sbaglio. Affianco Drummer che dice "Spero che dopo quella curva ci sia il ristoro", 5, 6, 7km, all'ottavo finalmente i ragazzi allungano acqua, thè, integratori, biscotti, mmmhhh, va bene che non è una corsa fidal, va bene che non è neanche fiasp, ma mettere il primo ristoro all'8o km mi sembra troppo! Confido nel secondo, speranza vana, si presenterà al 16o dove arrivo con una seta tremenda sbottando. I poveri ragazzi non sono gli artefici ma sono davvero arrabbiata, non è una prima edizione, questa cosa non è giustificabile. Continuo percorrendo con cammino sostenuto l'impegnativa salita, cui segue una discesa che poi conduce nel bosco. Qui in certi tratti sono sola e
francamente ho il dubbio di non essere sul percorso corretto, non un'indicazione, non una persona, quando incrocio finalmente un ragazzo con il giubbotto arancione, mi tranquillizzo, ma la rabbia sale, arrivo all'ultimo ristoro dove raggiungo Scuuusa, solo acqua e thè, uno dei primi della 39 chiede i sali, non ci sono, a me non interessano ma i sali servono soprattutto alla fine o sbaglio? Proseguo ancora, davanti a me una maglia amica, è Renny, lo raggiungo e cerco di spronarlo a seguirmi, anch'io sono stanca ma mancherà poco più di 1km e non si molla! Fuori dal bosco si prosegue sull'asfalto per l'ultimo strappo in salita, le auto arrivano in senso opposto, nessuno gli chiede di rallentare, nessuno ha pensato di delimitare un pezzetto di carreggiata con i coni, mah! Si rientra per l'ultimo pezzo in salita sterrato cui segue l'asfalto, poi giù, verso il traguardo e l'arrivo dove ricevo una amorfa medaglia in plexiglass che ricorda quella ricevuta a Cantalupo. Ultima chicca, il mio zaino, come le altre borse, lasciati incustoditi sull'asfalto. Quando arrivano i nostri camminatori della 15km, scopriamo che si sono persi e la scopa, li ha superati e 'abbandonati' al loro destino perchè sono troppo lenti. Il percorso è piaciuto molto ma non ho sentito alcuno lodare l'organizzazione; sappiamo bene quanto sia difficile organizzare una corsa ma qui le pecche sono state davvero troppe, considerato anche le poche presenze, circa 400, in compenso il costo è stato quello di una corsa che dovrebbe essere perfettamente organizzata. Perfino la navetta per tornare a Omegna è un auto multi-posto che dovrà fare più volte il tragitto. Che dire, fortunatamente le Salamelle mettono sempre allegria, meno male che ci sono, grazie quindi a tutte/i voi e un grande BENVENUTA VITTORIA.

Frog

mercoledì 12 febbraio 2020

Convocazione Assemblea Annuale Soci

Avviso per tutti gli iscritti all'ASD Le Salamelle AVIS Abbiategrasso:

L'assemblea annuale dei soci avra' luogo il giorno giovedi 19 marzo 2020 alle ore 12 presso la sede di via Sabotino 35 in prima convocazione e in seconda convocazione 

VENERDI 20 MARZO ALLE ORE 20.45 

presso il cascinello di Via Gramsci 1 a Cascinazza, fraz di Robecco sul Naviglio.

Scaricate l'ordine del giorno e il modulo di delega (da compilare se necessario):



domenica 9 febbraio 2020

2242 grazie + 100 che valgono 1000

La Gian l'aveva previsto, Verò lo temeva, tutti però ce lo auguravamo e così è stato: 2242 partecipanti all'11a edizione della Salamellando con Avis. Nonostante circa 1200 persone dei gruppi pre-iscritte il sabato, il lungo serpentone ai tavoli ha dato il sentore che anche questa edizione sarebbe andata ben oltre le aspettative. Ho visto visi sorridenti, sentito tanti complimenti, constatato una marea umana arrivare al ristoro finale, distribuito tutti i riconoscimenti e, fino ad esaurimento, i libri gentilmente offerti dalla Libreria la Memoria del Mondo di Magenta. Sono stati premiati 47 gruppi e, un ulteriore premio offerto da Avis Abbiategrasso, sezione Guido Racchi, è stato donato ai primi 2 gruppi Avis. Grazie a tutti i partecipanti: a chi ha camminato, a chi ha corso, a chi ha fatto più giri, a chi ha portato l'amico a 4 zampe, a chi è arrivato da molto lontano, a tutti voi che avete creduto in noi!
Permettetemi però di ringraziare quei 100 che valgono 1000, chi sono?

  • Inanzi tutto chi ci ha ospitato, ovvero il Gruppo La Cappelletta di Abbiategrasso, senza il loro prezioso, capace ed energico aiuto non ci sarebbe Salamellando
  • Avis Abbiategrasso per la storica collaborazione e supporto
  • Anffas Abbiategrasso che, oltre a partecipare come gruppo, ci aiuta sia al ristoro che sul percorso, oltre a sfamarci dopo la lunga mattinata
  • Max Villani, sempre presente con il suo timido sorriso dietro l'obiettivo che cattura chi si diverte
  • L'Oratorio San Gaetano di Abbiategrasso, che presta i pentoloni per consentirci di preparare litri e litri di tè caldo
  • Zincometal Spa di Inveruno, per il generoso contributo
  • Gli amici delle Salamelle, ovvero chi non è, o non è più Salamella, ma ci ha dato una mano per la prima volta o come sempre, divertendosi nonostante il 'lavoro'
  • Alle Salamelle assenti che, per causa di forza stra-maggiore, non hanno potuto esserci ed a cui va il nostro abbraccio
  • A casa Guaz, che mette sempre a disposizione la sua casa per la logistica e lo stoccaggio dei materiali
  • A Lidio, che ha passato il testimone non tirandomelo dietro, ma aiutandoci in tutti i modi
  • Ma soprattutto alle mie mitiche Salamelle che hanno fatto così tanto lavoro che faccio fatica tutte le volte a pensarlo. Organizzare una corsa così tanto partecipata, con 5 percorsi, è davvero un'impresa ma, ve lo dice una che ha affrontato tutte le 11 edizioni, siete fantastici e so di poter contare su di voi, anche quando vi rimprovero :-)
Qualcuno mi ha chiesto: "Sei più tranquilla adesso?" Nì, le emozioni sono sempre tante e adesso c'è ancora un bel po' di lavoro e della sana autocritica da fare, certo è che questa notte dormirò un po' di più.

Quindi 2342 grazie
Frog

E per le foto, cliccate qui 

martedì 14 gennaio 2020

CORRI E LEGGI CON NOI!


SALAMELLANDO NEWS: 

L' A.S.D. Le Salamelle, in collaborazione con la libreria editrice "La memoria del mondo" di Magenta (http://www.memoriadelmondo.it), propongono una selezione di titoli di narrativa e saggistica che verranno omaggiati agli iscritti con riconoscimento, fino a esaurimento scorte.

lunedì 23 dicembre 2019

Piccole ma grandi Salamelle augurano Buon Natale

Ognuno di noi, con il benedetto e maledetto whatsapp, rientra in numerose chat. Un giorno, qualcuno a noi noto, condivide questa tenera lettera che mi ha dato l'ispirazione per gli auguri di Natale di quest'anno. Ho inviato, più o meno di nascosto, un messaggio ai nostri minorenni e, chi ha voluto rispondere, l'ha fatto a modo suo. A noi maggiorenni auguro di poter ricordare, anche per poco, come eravamo e cos'era per noi il Natale. Credo ne valga la pena.
Grazie a Il Matte, Illy, Slash (ex Sampei) ed al piccolo Ambro, così come siete, noi eravamo.

Buon Natale
Frog



sabato 23 novembre 2019

Giappone a primavera

 Per tutte le foto clicca

11-12/04-19 Milano-Pechino-Tokyo
Finalmente mi appresto al viaggio in Giappone con Morena, conosciuta nel viaggio in Nepal, appena avuto l'esito dell'ecodopler, prenotiamo i voli e, dopo qualche mese, partiamo. Da Haneda, la monorotaia e successivamente la circolare, ci portano a Ikebukuro ma, la difficoltà maggiore, è uscire dal dedalo di negozi, ristoranti, traffico umano perfettamente ordinato che affolla la stazione. Arriviamo al Kimi Ryokan camminando tra i grattacieli con insegne pubblicitarie che la sera illuminano le strade, gli studenti indossano le divise come ho visto nei cartoni animati con cui sono cresciuta. Andiamo a cena presto al Mutekiya, dopo 20 min di coda siamo appollaiate sui nostri sgabelli degustando un’ottima e abbondante ciotola di ramen. La lauta cena viene leggermente smaltita da una passeggiata cui segue una doccia con maxi taglie di prodotti Shiseido: questo bagno in comune, oltre ad essere pulitissimo, è super accessoriato.
13/04/19 Tokyo-Kamakura
La sveglia è mattiniera, la colazione da Mokabo Caffè. Si torna in stazione per prendere il treno per Kamakura: il paesaggio è totalmente cambiato, le case basse con i bei giardini hanno sostituito i grattacieli. Visitiamo il tempio di Engaku-Ji dove assistiamo ad una lezione di tiro con l’arco, gli arcieri, vestiti con kimono, si muovono con grazia e compostezza. Successivamente dirigiamo al tempio di Kencho-Ji dove c’incamminiamo per un sentiero nel bosco che sfocia nuovamente in paese, di lì cerchiamo la foresta di bambù, con un passante che si prodiga nel fornire indicazioni, purtroppo la foresta è inaccessibile. Al santuario di Tsurugaoka Hachiman incontriamo 2 novelli sposi in abito tradizionale, curioso il contrasto tra gli invitati vestiti all’occidentale e quelli vestiti con kimono. La guardia al tempio, con la scusa di rimproverarci, attacca bottone continuando a raccontarci aneddoti. Torniamo a Ikebukuro senza aver visto il grande Budda, abbiamo fatto tardi, e loro chiudono presto. Ceno in piedi con ottimo sushi, che nulla ha a che fare con quello italiano mono-sapore.
14/04/19 Tokyo
In mattinata visita al museo Ghibli con le opere del fumettista Miyazaki che ha vinto l’oscar per La città incantata. Nonostante la folla, per lo più locale, la visita è tranquilla e piacevole, è incredibile quanto lavoro ci sia dietro un cartone animato, molto più che per un film. Quando usciamo passeggiamo nell’attiguo parco dove in molti fanno pic-nick sotto gli alberi in fiore. Torniamo a Harajuku dirigendo per la super affollata via di Omotesando. Visitiamo Meiji Jingu dove assistiamo a 2 matrimoni e attraversiamo il parco Yoyogi dove si esibiscono i rockabilly. Incrociamo cagnolini con vestitini, condotti in carrozzine, e suricati al guinzaglio, mah! Andiamo a Shibuya dove la statua del cane Hachiko ci accoglie con 2 gattini tra le zampe in un’apoteosi di gente che scatta foto. Attraversiamo l’affollato incrocio e andiamo a cena per un sostanzioso piatto di curry. Una passeggiata nel quartiere a luci rosse di Shinjuku e si torna in albergo con un incredibile ritardo della metro.
15/04/19 Tokyo-Nikko
Giornata a Nikko perdendosi nei maestosi templi immersi nei boschi. L’architettura è talvolta eccentrica e ricca di sculture e particolari. Il colore prevalente è il rosso ma Toshogu Shrine spicca con il suo bianco e i fregi preziosi. Ridiscendendo visitiamo Taiyuin, Rinnoji e il ponte di Shinkyo. Con un’errata valutazione d’orario, passiamo quasi 2 ore in stazione mangiando un improbabile bento, ovvero la schiscetta milanese. Ritorniamo a Tokyo, leggermente surgelate, con il puntualissimo Limited Express.
16/04/19 Tokyo
Esploriamo i quartieri di questa metropoli cominciando da Odaiba, l’isola artificiale costruita con quella precisione tutta giapponese. Passiamo dalla statua della libertà tarocca, al gigantesco Gundam, a seguire il Venus Fort, un centro commerciale neo-classico pacchiano. Il giro sulla ruota panoramica consente di spaziare con lo sguardo da un punto di vista decisamente alto (Ambro e Dedè non ci salirebbero mai), in seguito il traghetto ci riporta sulla vera terraferma. Andiamo a Ginza per il teatro kabuki pranzando al Veloce Caffè con un panino perfettamente scongelato; è vero che i giapponesi dormono ovunque, al nostro fianco un elegante signore sonnecchia al suo tavolino. Accediamo al teatro instradati dagli attendenti che ci ordinano come le pedine del domino, le poltrone sono calcolate per gambe più corte delle mie. Assistiamo ad un atto, non capendo nulla, ma divertendoci nel vedere gli effetti speciali del ninja e sentendo il dolby surround umano che fa i versi alle nostre spalle. All’uscita ci spostiamo nel quartiere di Akihabara dove manga, pupazzi, ecc. sono ovunque: a me piacciono i cartoni animati, ma questo è troppo! Ceniamo con carne yakiniku accompagnata da sakè, la cuociamo autonomamente nella griglia tra noi, con mini-cappa, davvero squisita anche se costosa.
17/04/19 Tokyo-Hiroshima
Sveglia alle 6 per lasciare la capitale in favore di Hiroshima, come 2 rimbambite sbagliamo fermata e perdiamo la coincidenza. Arriviamo un’ora dopo all’appuntamento con la sig.ra Aruko, la nostra guida volontaria. Mentre passeggiamo ci racconta la triste e ben nota storia della città, che avrebbe dovuto insegnare qualcosa, ma gli uomini dimenticano in fretta. Anche il parco della pace ed il museo, raccontano ciò che è successo. Dopo il tramonto cerchiamo un posto per cenare e casualmente capitiamo in un ristorantino a conduzione famigliare dove assaggiamo di tutto. Il capsule hotel ci aspetta ed è davvero un gran bel posto, non il loculo che mi aspettavo.
18/04/19 Hiroshima-Miyajima
Dopo colazione prendiamo il tram al volo per la stazione, di lì, il treno locale, ci porta al terminal dei traghetti. Dopo pochi minuti di navigazione, appare il Tori rosso immerso nell’acqua. Nell’isola razzolano liberamente i cervi che i turisti dovrebbero lasciare in pace. Cominciamo il giro partendo dal santuario Itsukushima dove è in atto una rappresentazione del teatro No, percorriamo il viale delle lanterne e, incamminandoci verso la funivia, incrociamo un ristorantino dove cucinano le ostriche alla griglia: come non provare! La funivia ci porta in cima al monte, con una stupenda vista a strapiombo sul mare. Arrivate a destinazione, iniziamo l’ascesa al monte Misen, visitando i templi sul nostro cammino, discendiamo verso il mare constatando la bassa marea. In albergo ci aspetta una camera da 4 tutta per noi ed il bagno pubblico che non disdegnamo. Vaghiamo alla ricerca di un ristorante che serva ancora la cena, ne troviamo uno dove è necessario auto-segnarsi, ordino ostriche fritte, miso con vongole, antipastini vari e insalata, tutto molto gustoso.
19/04/19 Miyajima-Himeji-Kii Tanabe
Dopo la colazione in stanza con thè verde e biscotti di 7eleven, torniamo a Hiroshima per poi prendere il treno per Himeji. Lasciamo i bagagli in stazione e camminiamo verso l’airone bianco: il maestoso castello fa bella mostra di sé in cima alla collina, contornato dal giardino curato con i petali di sakura che vagano. L’edificio è stato completamente smontato e rimontato per ristrutturarlo, è incredibile solo pensarlo. Dopo la visita riprendiamo lo shinkansen per Kii Tanabe, l’hotel Hanaya, seppur vintage, è comodo e pulito, soprattutto ha i letti e, dopo 6 notti di futon, i miei fianchi gridavano vendetta.
20/04/19 Kii Tanabe-Chikatsuyu
Dopo una sostanziosa colazione prendiamo il bus per Takijiri dove inizia il nostro trekking di quasi 14km. Il primo tratto è impegnativo essendo in salita, successivamente il percorso è un saliscendi dove s’incrociano templi, maestosi alberi, villaggi mignon. Al 7o km incrociamo uno sciuro con cui Morena scambia qualche parola, sta facendo andata e ritorno e, a 4km dall’arrivo, ci raggiunge e ci adotta portandoci a destinazione con una certa solerzia “Let’s go” (devo intercedere per la mia amica distrutta). A Chikatsuyu, l’appartamento Happiness in stile giapponese, è molto carino, con kimoni appesi alle pareti. Con una bici in 2, andiamo al market per acquistare birra e patatine per il nostro aperitivo in giardino, dove altri 2 sciuri attaccano bottone. Domani ci aspettano i rimanenti 27km, vediamo cosa dicono le gambe.
21/04/19 Chikatsuyu-Yunomine onsen
Buone Pasqua! Nonostante la notte quasi insonne per il futon piuttosto duro e la tosse persistente, le gambe rispondono bene ma Morena ha una forte emicrania, quindi decido di seguirla per gli 8km facili. Il bus la fa stare peggio, quindi scendiamo e, quando il moment comincia a fare effetto, riprendo sola il bus per arrivare alla partenza dell’ultimo tratto del trek. Il percorso è facile e veloce, torno al tempio Hongu Taisha in un paio d’ore, giusto in tempo per incrociare l’amica che va verso la guest house. Io proseguo a piedi per Yunomine onsen, sbagliando strada, vabbè, altri 5km in pianura, riprendo il percorso con una ripida salita ed un altrettanto ripida discesa. Alle terme tocco l’acqua bollente che scorre nel canale e che mi fa immediatamente desistere dal bagno pubblico. Mi appresto verso la guest house perdendomi altre 2 volte, ma i giapponesi sono sempre disponibili. Arrivo finalmente a Minshuku Yunosato dove una vasca ricolma di acqua termale (mixata) e una deliziosa cena molto ben preparata, mi ristorano.
22/04/19 Yunomine onsen-Osaka
Riprendiamo il bus per Kii Tanabe, recuperiamo il bagaglio lasciato in albergo e anticipiamo il treno per Osaka. Il quartiere di Namba, dove si trova il nostro albergo stipato di manga, è più ‘anarchico’ rispetto ai quartieri di Tokyo. Partiamo nella difficile ricerca del Lamù Caffè, nella bolgia di un quasi suk affollato all’inverosimile. Grazie ai soliti giappo-navigatori, degustiamo (con un certo ritardo nel servire), un aperitivo circondati dai murales di uno dei cartoni animati dei nostri tempi. Quando usciamo passeggiamo sul lungo ‘naviglio’ di Osaka cercando un ristorante che c’ispira, finiamo in un micro locale senza turisti dove gustiamo okonomiyaki (frittatona) con una birra che evapora.
23/04/19 Osaka-Koyasan
Prendiamo il treno per Koyasan, l’ultimo tratto viene percorso con un trenino a cremagliera. La cittadina è un pot-pourri di templi, visitiamo i principali: Kongobu-ji Head Temple, Chu-mon Gate, Konpon Daito Pagoda, Kon-do Hall, Dai-mon Gate, Reihokan Museum. Torniamo al tempio che ci ospita, il Fumon-in e, dopo un bagno giapponese (scopriamo poi fuori orario), degustiamo la cena vegetariana preparata dai monaci. In serata passeggiamo fino al cimitero con le lanterne che illuminano i viali, estremamente suggestivo.
24/04/19 Koyasan-Nara
Sveglia all’alba perché, come ospiti del tempio, possiamo assistere alle preghiere del mattino. La litania di 30 min è un po’ noiosa e il freddo non aiuta, comunque riesco ad arrivare alla fine senza addormentarmi. Facciamo una colazione giapponese e successivamente partiamo per la visita diurna del cimitero, partendo dal mausoleo del Kobo Daishi. Torniamo a Osaka per recuperare il bagaglio e partiamo per Nara. La cittadina è tranquilla, ci addentriamo nei vicoli di Naramachi per visitare una casa tradizionale. Dirigiamo poi verso la pagoda Kofuku-ji e il parco dove i cervi vagano liberamente disturbati da turisti e orde di scolaresche in gita. Raggiungiamo il tempio di Todai-ji, al cui interno è collocato un gigantesco Budda, alle spalle fa capolino la pagoda d’oro. La chiusura del tempio fa si che la folla si diradi, così cerchiamo un ristorante per la cena, dopo qualche tentativo entriamo in uno visto inizialmente, si condividono gyoza (ravioli al vapore), okonomiyaki, per me ostriche fritte, il tutto accompagnato da shochu, una specie di grappa allungata.
25/04/19 Nara-Kyoto
Si parte per raggiungere Kyoto facendo tappa a Fushimi Inari-Taisha, ovvero il santuario il cui serpentone di
tori arancioni, s’inerpica per la montagna fino alla vetta, dove si presenta una mediocre vista di Kyoto. La folla è notevole, gli scolari si aggiungono ai turisti, tra cui molti italiani. Solo nell’ultima parte riesco a seminare i più, godendomi la passeggiata senza schiamazzi ma, ciò nonostante, le scimmie restano celate. Ridiscendo incrociando Morena, e pranzo con un piatto di takoyaki, ovvero polpette di polpo con un mix di salse. Ripartiamo per Kyoto raggiungendo il tempio Shunkoin, dove pernotteremo per 3 notti. Lasciamo il bagaglio e partiamo per Yasaka, Okazaki area, facendo una passeggiata nel quartiere delle geishe e delle sale da tè, assistiamo quindi allo spettacolo del Miyako Odori al teatro Mimamiza, davvero bello. Quando usciamo raggiungiamo il tempio di Yasaka all’interno del parco Maruyama, dal quale ci si perde nelle caratteristiche vie fino a ora di cena, che si conclude con un gelato al macha lungo le rive di Kamo.
26/04/19 Kyoto
Stamattina lezione di meditazione: sarà che difficilmente mi rilasso in un contesto sconosciuto, sarà che mi perdo parte della spiegazione in inglese, ma, il risultato, non è positivo. La visita al tempio che ci ospita, invece, è interessante, le zone nascoste mostrano sale con pannelli dorati dipinti, e un bel giardino zen. Successivamente partiamo per la visita del castello Nijo-jo: anche qui i pannelli dorati dipinti sono incredibili, così come il giardino e la struttura fortificata. Dirigiamo verso il mercato Nishiki, non così tipico come altri in giro per il mondo, ma caratteristico; il cibo la fa da padrone. Con la metro raggiungiamo il palazzo reale per una passeggiata al tramonto nei giardini che lo circondano. A cena incappiamo purtroppo in un posto da ‘fighetti’, ottime birre ma cibo nullo: il mio gratin è una mini terrina con un miscuglio di pesce e besciamella, il piatto di Morena sono dei tuc con formaggino, vabbè, non possiamo sempre cadere bene!
27/04/19 Kyoto
Con le biciclette prese in prestito al tempio, tenendo rigorosamente la sinistra, andiamo al tempio Ryoanij che
esploriamo prima che arrivi l’orda dei turisti: il giardino di pietre non è paragonabile a quello di Koyasan, invece il giardino verde merita. Sempre in bici ci spostiamo alla pagoda d’oro che, nonostante la calca e le nuvole, fa bella mostra di sé riflettendosi nello specchio d’acqua. Torniamo al ns tempio per riconsegnare le bici e, prima di uscire, visitiamo casualmente il Taizo-in. Il giardino armonico è composto da rocce e piante con ghiaia bianca e grigia, yin e yang, più avanti un giardino verde con arbusti ed alberi, diviso da una cascata che sfocia nel laghetto, oltre che un enorme ciliegio ormai sfiorito. Con il treno raggiungiamo il quartiere di Arashiyama: bolgia senza limiti. La foresta in bambù non è nulla di che, o forse il troppo ciarlare non la fanno apprezzare. Proseguiamo per il decentrato Gongij che rivela un incantevole giardino muschiato alle cui spalle si muove, seguendo il vento, il bosco di bambù. Proseguiamo per il parco delle scimmie, dove i macachi si mescolano ai turisti. Su un tetto una mamma spulcia con dovizia il figlio. Dopo una pausa in una sala da tè per riscaldarci, andiamo a cena in un ristorante consigliato dal ns tempio. Il locale è gestito da un particolare soggetto, che ti fa accomodare al bancone, e prepara le pietanze utilizzando esclusivamente le mani, che pulisce sfregandole sulla tuta da metalmeccanico che indossa. Ci sono pentole sporche ovunque e non oso immaginare cosa ci sia sul pavimento, i nas non impiegherebbero un secondo a chiudere ma, che vi devo dire, ho cenato benissimo.
28/04/19 Kyoto-Kanazawa
Partiamo per Kanazawa con Morena che non si sente bene, la share house che ci ospita è piccola e stipata di oggetti. Partiamo per il mueso del XXI sec ma l’interminabile coda ci fa desistere. Giriamo quindi nel quartiere dei Samurai dove visitiamo la casa della famiglia Nomura, con un giardino che sembra una bomboniera. Ci dividiamo; Morena torna a casa mentre io faccio un giro nel mercato che sta chiudendo, nel giardino esterno del castello ed infine nel quartiere delle geishe. Stasera ceno sola con cesar salad, patatine e la birra artigianale che ha vinto il premio come migliore del 2017.

29/04/19 Kanazawa
Dopo essere passati dal quartiere delle geishe e dalla casa di Mr Kurando Terashima, visitiamo il castello fortificato di Kanazawa ed il suo giardino Kenrouken; ci perdiamo tra le meraviglie che solo l’abile arte giapponese riesce ad armonizzare così sapientemente, non a caso è uno dei 3 giardini più belli del Giappone. All’interno del giardino visitiamo la villa Saison-Kadu con la sua collezione di bambole, talune inquietanti, tal altre buffe. Usciti dal giardino rinuncio ad assaggiare il gelato con la foglia d’oro, un must da queste parti, quindi torniamo al quartiere delle geishe per visitare una casa. A cena spiedini misti di carne, insalata e birra: voglia di cose semplici.
30/04/19 Kanazawa-Kyoto
Torniamo a Tokyo che ci accoglie con un cielo plumbeo, infatti comincia a piovere. Visitiamo il quartiere dei tessuti di Fabric Town: stoffe, bottoni, fibbie...sarebbe il nirvana di mia madre. Sfuggiamo alla pioggia in un caffè bhoemienne e successivamente girovaghiamo fino a Ueno. Torniamo ad Asakusa per il check-in chiacchierando con il concierge marchigiano e poi a cena replicando gli spiedini di pollo affinché Morena mangi qualcosa di ‘normale’: il suo stomaco si oppone mentre il mio sembra una betoniera.

01/05/19 Tokyo
Mattinata a Ueno ravvivata da bancarelle, giocolieri, folla: è festa e sembra che tutti i giappo siano qui. Giriamo per templi, giardini e pedaliamo nel laghetto su un romantico cigno rosa. Torniamo ad Asakusa dove visitiamo il mercato, la Orange Road e cerchiamo di avvicinarci al Shinson-in Temple ma la folla è soffocante. Dirigiamo quindi verso la torre di Tokyo salendo al 22esimo piano del vicino grattacielo per bere una birra ammirando lo sky-line. Quando usciamo piove, così decidiamo di assistere ad uno spettacolo del planetario: i centri commerciali sono città nelle città, ho la nausea per la folla che gira, raggiungere il 7o piano è una vera impresa. Quando usciamo ceniamo in uno dei ristoranti meno affollati. E’ iniziata la nuova era con l’insediamento del nuovo imperatore.

02-03/05/19 Tokyo-Pechino-Milano
Ultime ore nella terra del sol levante, un mondo così diverso rispetto al nostro: educazione, cortesia, pulizia, sicurezza, gentilezza, ordine, grazia, bellezza ma anche solitudine, freddezza, evasione. Torno in Italia con quella sensazione di “si potrebbe ma non è” che talvolta mi farebbe scappar via. Da loro è appena iniziata la nuova era, forse arriverà anche per noi.

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