domenica 10 ottobre 2021

La via del sale

Qui le foto

29/05/2021 Milano > Varzi

Finalmente, dopo il lungo ed ennesimo lock down, si parte per un large week end. Jo arriva a casa mia ed insieme andiamo a Voghera dove lasciamo la mia auto nel parcheggio della stazione. Giusto il tempo per acquistare i biglietti e saliamo sul bus 151 che termina la corsa proprio nella piazza di Varzi. E' ora di pranzo quindi cerchiamo un posticino adeguato per rifocillarci; scegliamo Jimmiz condividendo un ottimo tagliere di salumi e formaggi. Lasciamo gli zaini alla locanda Le Cicale ed esploriamo la cittadina in lungo e in largo. Adoro i piccoli paesi con gli edifici di pietra, dove la vita scorre realmente slow. Le chiese sono tutte aperte, i balconi con le ringhiere di ghisa si affacciano sulle strade acciottolate, il torrente Straffora scorre tranquillo appena fuori dal paese. La cena alla locanda offre una tagliata, un'orecchia d'elefante, una crostatina e 2 bicchieri di bonarda. Il giro serale è suggestivo ma comincia a piovere, costringendoci al ritorno in albergo, armoniosamente vintage. 

30/05/2021 Varzi > Capanne di Cosola 24km,1885d+, 528d-, 9h

Imperativo è: non sbagliare strada come al solito...promessa da marinarette! Costeggiamo il torrente ma sbagliamo quando dovremmo salire, quindi torniamo indietro aggiungendo subito 2km. Continuiamo il percorso ma, dopo Monforte, davanti ad un bivio, leggiamo delle indicazioni errate e sbagliamo per la 2a volta. Trovare altra gente sullo stesso sentiero errato, non significa aver scelto bene! Dopo questo momento non sbagliamo più ma la fatica è tanta, anche se la natura si offre generosa. Saliamo, saliamo, saliamo ed arriviamo sulla sommità di Monte Chiappo (1700mt). Lo sguardo abbraccia 4 regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Liguria, nonostante il vento freddo mi sento in pace con il mondo. Ancora 25 min e arriviamo a Capanne di Cosola dove la meritata birretta ci premia della fatica. Abbiamo totalizzato 24km, una fetta di torta di Volpedo dagli avventori dell'area pic nic dove abbiamo sostato per il pranzo, e la soddisfazione di essere arrivate prima di 4 giovani ragazzi.

31/05/2021 Capanne di Cosola > Torriglia 24.7km, 931d+, 1635d-, 10h

Ripartiamo dopo colazione con un cielo grigio e un freddo che invita l'utilizzo di pile e giacca. Il percorso è un piacevole saliscendi dove lo sguardo può spaziare a destra e a sinistra sui verdi pendii, preferisco di gran lunga la giornata odierna a quella di ieri. Quando arriviamo sul monte Antola, la vista a 360° è sublime: i monti, il mare, le valli, il lago del Brugneto. La fauna ci prospetta cerbiatti, farfalle, mucche, topolini di campagna. La discesa finale a Donnetta, su una ripida mulattiera, mette un po' in difficoltà, soprattutto perchè siamo stanche ed affamate. Arriviamo finalmente a Torriglia dove non resistiamo alla birra accompagnata da numerosi stuzzichini. L'abbondante cena all'Albergo della Posta, gestito da 2 adorabili 80enni con figlio, è piuttosto impegnativa per il numero e l'abbondanza delle portate, ma non è possibile deludere persone così affabili e d'altri tempi, con quella gentilezza genuina che non esiste quasi più.

01/06/2021 Torriglia > Uscio 28km, 937d+, 1294d-, 10h

Dopo colazione cerchiamo la Bella di Torriglia e proseguiamo per il sentiero in sali scendi. La difficoltà maggiore è la lunghezza anche perchè, testarde come siamo, vogliamo percorrere tutta la tappa...beh, la nostra insistenza ci punirà: devo interrompere il garmin quasi scarico a circa 27km e, una volta ad Uscio, scopriamo che il nostro B&B Locanda Bellaria è 1km dietro, strada ovviamente in salita. Arriviamo arsiate, la birra viene letteralmente vaporizzata. La doccia calda, una seconda birra fresca, la pizza d'asporto insieme agli altri ospiti in cammino, e la serata scorre veloce tra chiacchiere e risate, in totale relax.

02/06/2021 Uscio > Camogli > Milano 15km, 631d+, 1015d-, 5h

La giornata è grigia ma speriamo che resti solo tale. Dopo una consistente colazione, prendiamo il sentiero sopra la locanda, ricongiungendoci con il sentiero fatto inutilmente ieri. Percorrendo i sali scendi il mare si avvicina, distinguo Sori, Rapallo e, passo dopo passo, raggiungiamo Ruta di Camogli. Qualche incertezza fugata da una signora e, scalino dopo scalino, scendiamo a Camogli. La bolgia è notevole ma riusciamo a pranzare in piazzetta: spaghetti alle vongole e paccheri misto mare, accompagnati da 2 calici di Pigato. Continuiamo la passeggiata togliendoci dalla calca e, davanti al pino superstite, incrociamo Marassi con cui condividiamo chiacchiere e caffè. Considerato il toto biglietti, saliamo sul primo treno utile per Genova P.za Principe, e poi proseguiamo sull'affollato regionale per Milano, scendendo a Voghera. Nonostante abbiamo acquistato i biglietti, non siamo affatto regolari, considerato l'orario ma, fortunatamente, e come avevo supposto, il controllore non passa. Recuperata l'auto si torna a casa.

Abbiamo totalizzato più di 90km, ci siamo divertite molto, siamo state accolte con gentilezza in barba agli stereotipi sui liguri, abbiamo mangiato e bevuto benissimo (io di più). Per i miei gusti la 2a tappa resta la più bella ma, per chi volesse provare, con un po' di preparazione, consiglio vivamente questo cammino.

Frog


domenica 1 agosto 2021

Moena 2020 - Su e giù per i monti

Per le foto qui.

23 agosto 2020 Milano > Moena

Giusto il tempo per asciugare il bucato e rifaccio la valigia per la nuova destinazione: Dolomiti, precisamente Moena. Il viaggio in auto riserva il solito traffico, qualche coda sul Brennero ma, alla fine, si arriva attraversando i paesi dove si affacciano numerosi e pittoreschi alberghi da cui pendono rigogliosi gerani. Giusto un giro nel piccolo centro animato dai molti turisti.

24 agosto 2020 Canazei, 12.5km - 1860d+ 975d-

Dopo una sostanziosa e ricca colazione, prendiamo il bus per Canazei. Scendiamo in centro e chiediamo all'ufficio turistico conferme per il nostro trek. Imbocchiamo il sentiero, arriviamo al rifugio Lupo Bianco e proseguiamo per il rifugio Valentini. Qui saremmo arrivate, dopo aver percorso 7km con 700mt di dislivello, ma perchè fermarsi? Proseguiamo quindi per il Rifugio Salei dove sorseggiamo la meritata birra osservando le marmotte dalla terrazza. Ridiscendiamo quindi verso Canazei da un altro sentiero che si rivela un'unica, impegnativa, discesa. Dopo un giro esplorativo della cittadina riprendiamo il bus per Moena dove una doccia calda, una gustosa cena ed il comodo letto, concludono questa prima giornata.

25 agosto 2020 Passo Pordoi, 8.5km - 1805d+ 1003d- 

La giornata si prospetta soleggiata così, grazie alla Fassa Card, prendiamo i 2 bus per il Passo Pordoi. Al nostro arrivo, la lunga coda per la funivia ci fa desistere, così decidiamo di affrontare la ripida salita che, in poco più di 1km, ci porta al rifugio Forcella. Da qui proseguiamo per il rifugio Capanna Fassa districandoci tra la troppa gente ed un percorso che, in alcuni punti, prevede piccole ferrate. Arrivate a destinazione e riempiti gli occhi di tanta magnificenza, dopo un panino discendiamo verso il rifugio Boè. Torniamo al Forcella e lì, con molti miei dubbi, ridiscendiamo la ripida salita del mattino, ogni passo è una sofferenza per me che detesto le discese. Agogno lo stretching una volta arrivate ma non c'è tempo, il bus è già lì. A causa della coda arriviamo tardi in albergo, velocemente ci prepariamo per la cena che sparisce in un baleno. Dopo una breve passeggiata, svengo a letto, off!

26 agosto 2020 Vigo di Fassa, 17km - 1198d+ 1681d-


Da Vigo prendiamo la funivia in salita Catinaccio Campedie, da dove c'incamminiamo per il rifugio Gardeccia. Proseguiamo per un'impegnativa salita verso il rifugio Vajolet ammirando il notevole panorama tra le 2 montagne. Proseguiamo per il sassoso sentiero fino al rifugio Passo Principe dove pranziamo con un tagliere di salumi e formaggi annaffiato dalle meritate birre. Ci dividiamo: Jo continua per il passo Antermoia mentre io torno indietro in relax scattando foto. Ci ritroviamo presso la funivia e discendiamo a piedi fino a Vigo. Torniamo in albergo per la meritatissima Spa cui segue la sostanziosa ed abbondante cena. Due passi verso il lago e l'ammaliatore Morfeo si palesa.

27 agosto 2020 Campitello di Fassa, 23km - 1562d+ 1550d-

La definizione è: percorso facile ma lungo, così sarà! Da Campitello saliamo in funivia a Col Rodella e c'incamminiamo verso Sasso Lungo, insieme ad un fiume umano. Proseguiamo per un sentiero abbastanza pianeggiante che regala una vista meravigliosa. Dopo il rifugio proseguiamo ancora e la gente si dirada, invece incrociamo cavalli, pecore, mucche il cui campanaccio cadenza il nostro incedere. Questa escursione scala la mia personale graduatoria posizionandosi al primo posto. Raggiungiamo il rif. Molignon e pranziamo con canederli di spinaci al burro e parmigiano, polenta con finferli e, neanche a dirlo, 2 birre. Satolle torniamo per un altro sentiero che discende dolcemente, incrociando degli yak che fanno il pediluvio. Concludiamo il nostro lungo percorso e, dopo cena, abbiamo ancora la forza di passeggiare per Moena dove diversi artisti suonano per strada.

28 agosto 2020 Pozza di Fassa, 13.5km - 864d+ 801d-

Stamattina ci spostiamo in auto per raggiungere la partenza. Imbocchiamo la strada percorsa dalle navette per raggiungere Malga Manzoni, accompagnate dallo scampanio delle mucche al pascolo, saliamo fino al rif. Vallaccia dove ci fermiamo per il pranzo. La mia socia non è in forma ed il cielo minaccia mal tempo, quindi torniamo indietro. La giornata è giusta per un po' di shopping al Fassa Center, dove usciamo con i prodotti tipici da regalare ad amici e parenti. Dopo cena non manca la passeggiata sotto la pioggia.

29 agosto 2020 Lago di Carezza, 18km - 784d+ 598d-

Il lago di Carezza dalle acque turchesi e verdi, circondato da aceri rossi, risplende non appena si affaccia un'occhiata di sole. Partiamo per un trek nel bosco che, sbagliando più volte, si concluderà ad anello. La pioggia ci accompagna dal pomeriggio costringendoci a rientrare in albergo per una spa (un sacrificio). L'ultima cena prevede bresaola con pompelmo e misticanza, canederli, straccetti al formaggio, saker con crema di mirtilli. Ultima passeggiata a Moena sotto una timida pioggia.

30 agosto 2020 Moena > Milano

Si torna a Milano giusto in tempo poichè il maltempo porterà anche qualche danno. Mi avevano detto che le Dolomiti sono le più belle montagne d'Italia. La mia esperienza in merito è basica, avendo scoperto il piacere della montagna negli ultimi mesi. Sicuramente apprezzo maggiormente i paesaggi verdi, con la natura rigogliosa, rispetto a quelli lunari delle alte quote. L'accoglienza merita un 10, oltre che l'organizzazione ed il rispetto per il proprio territorio. Turismo sì ma senza stravolgere l'essenza della propria terra e le proprie radici. Grazie alla mia cuginetta che mi ha fatto superare i miei limiti, oltre ad avermi sempre aspettato quando la discesa mi metteva in crisi. L'importante è non darle da mangiare cavolo cappuccio :-)

Frog

venerdì 30 luglio 2021

E' stato bello

 



Stasera ho partecipato insieme ad altre Salamelle (Annalisa, Frog, Lidio, Rita e Veró, rigorosamente in ordine alfabetico..) alla Bufalora Volt e Bas.

Che bella sensazione ritrovarsi per una corsa, il pettorale, certo, c’è anche un certo “sbatti” dovuto alle (giuste) procedure, la certificazione da consegnare per avere il “pass” per accedere alla partenza, la mascherina da indossare… ma poi… entri in pista, sei lì, la musica “a palla”, rivedi tante persone che non vedevi più da tempo, chi in perfetta forma, chi (io in primis) “meno”… e poi, VIA.. si parte…

Passa il primo chilometro (5.40), una vocina nella testa ti dice “stai andando troppo forte, la pagherai.. “, ma non importa, arriva la prima salita, la “voli” via..

Secondo chilometro (6.05), e poi… il resto meglio lasciarlo stare, diciamo che il caldo e la forma scarsa di cui sopra presentano il conto.. tanto che sull’ultima salita prima del traguardo mi sembra di vedere pure… UN’EMÚ..??

Poi mi confermeranno che non si era trattata di un’allucinazione da sforzo, che veramente c’era un’emú lungo la salita (??)…

E poi, finalmente, il traguardo…

È stato bellissimo arrivare, anche il gesto di un “vaffa..” liberatorio al tagliare l’arrivo, un gesto dovuto, in cui c’erano tutti i giorni passati senza tutto questo, senza poter correre (prima per il problema al tallone, poi per tutto quello che è successo..), poi passati a ricominciare a correre da solo, a chiedersi “perché?... ne vale la pena?”, c'erano anche i chili “presi” e non ancora “persi” del tutto (ma questa è un’altra promessa..)

Non nascondo che alcune volte il pensiero di smettere, di piantarla lì, mi è stato molto vicino ma dopo stasera sono sicuro che non tornerà più, né sono certo…

Quindi, se mi dovessero chiedere: “è stato bello ieri sera? “, la risposta può essere solo una: “NO, DI PIÙ”…

Buonanotte Salamelle

Claudiokey

mercoledì 26 maggio 2021

Il dramma del Mottarone

Domenica 23 Maggio 2021, ci troviamo con le mie cugine, Jo e Simo, all'Esselunga di Borgo Ticino per lasciare un auto e proseguire con la mia, destinazione Someraro, da dove partirà il nostro trekking per raggiungere la cima del Mottarone. La giornata è splendida, finalmente il sole ha scacciato le nuvole che fino a ieri hanno oscurato il cielo. Cominciamo il percorso con una ripida salita che offre una vista impagabile sul lago Maggiore. Proseguiamo fino alla stazione della funivia Alpino dove, con il naso all'insù, vediamo passare le cabine rosse e bianche. Qualche anno fa ero stipata in una di quelle cabine con Bradipo, Caz, Anna e Kelly con un calzino attorno al muso a mò di museruola, eravamo scesi dalla cima dopo una salita a piedi di tutto rispetto da Baveno. Con le cugine proseguiamo il cammino sullo sterrato, ci addentriamo nel bosco con i suoi maestosi alberi, inspirando l'aria buona di montagna. Continuiamo fino ad un'area di sosta attrezzata con il Bar della Stazione, anni fa da qui partiva il trenino a cremagliera che è stato sostituito dalla funivia. Ci manca un'ora alla vetta, con una massicciata la cui pendenza si mostra impegnativa. Sostiamo per spiluccare qualcosa e dissetarci, sto osservando il panorama dalla balconata quando sentiamo un tonfo, un rumore sordo. Non penso a nulla di chè, rimettiamo gli zaini in spalla e ci apprestiamo all'ultimo sforzo. Prendo distanza dalla cugine, sento l'elisoccorso e lo vedo sopra le nostre teste, penso che qualcuno è stato male o si è fatto male, ma continuo la salita. Incrocio una signora con un cane, è a bordo sentiero sotto un albero, ha una faccia strana, stravolta, la imputo alla fatica, abbasso lo sguardo sul cane che saluto e continuo a camminare. L'elisoccorso continua a girare, penso che non riuscirà mai ad atterrare con tutte quelle piante, continuo e incontro un cavo che devo scavalcare, lì per lì resto perplessa, guardo in alto e vedo i 2 cavi della funivia, scavalco il cavo e penso qualche insulto a chi ha avuto l'idea di mettere lì quel cavo, non mi affaccio dal sentiero, non mi passa neanche per l'anticamera del cervello che quel cavo è della funivia e che, probabilmente, appena oltre il ciglio, vedrei tutto il dramma che si è consumato. L'elisoccorso continua a girare. Anche altri camminatori sono perplessi, continuo e incrocio un secondo cavo, alzo lo sguardo, vedo sulla mia destra la stazione di arrivo della funivia, un ragazzo sta scendendo dal sentiero che sto salendo, ci guardiamo in faccia e lì mi esce un "Non sarà mica venuta giù la funivia?", lui "Mi sa..." e prosegue. Scavalco il secondo cavo e continuo, vedo scendere di corsa un giovane carabiniere giù dal sentiero, dopo un po', dietro di lui, i vigili del fuoco, mentre mi sorpassano dicono "8 morti, 3 feriti" e lì mi si gela il sangue. Mi fermo, guardo dietro, le mie cugine sono ancora lontane, afferro il cellulare e provo a chiamare senza successo mia madre, chiamo mia cugina che abita momentaneamente a Stresa, dopo un paio di tentativi riusciamo a parlarci, le dico cos'è successo, mi dice che continuano a passare mezzi con sirena davanti a casa sua. Devo passare da lei prima di tornare a casa ma le spiego che non so ora come faremo, metto giù e mi raggiungono Jo e Simo, siamo incredule, stranite, timorose. Mi dicono di aver parlato con la stessa signora col cane che ho incrociato che ha raccontato di essersi vista passare la cabina davanti a tutta velocità, ecco perchè aveva quella faccia. Scendono altri carabinieri e vigili con le lettighe, una donna carabiniere ci spiega, con una calma irreale, che non possiamo ridiscendere il sentiero ma dobbiamo proseguire fino alla cima e tornare dalla strada, così facciamo. Quando arriviamo in vetta ci sono carabinieri, ambulanze, pompieri, forestale, soccorso alpino, protezione civile. Inutile provare a chiamare le famiglie, i cellulari non prendono, mando un vocale a mia sorella che avvisi la mamma ed un vocale alle Ambro's Angels che sapevano dove sarei andata, così fanno anche le cugine. Cosa facciamo? E' l'una passata, decidiamo di salire sul prato, mangiare qualcosa e poi approntare subito la discesa, ho lo stomaco chiuso ma, con mio stupore, divoro il panino: fame nervosa. Dalla cima osserviamo almeno 2 elicotteri che continuano a muoversi ma che riescono anche ad atterrare, una marea di gente non so quanto consapevole fa riprese, loro sono venuti su in auto o moto. Cominciamo la discesa dalla strada, hanno bloccato le auto quindi non rischiamo di essere investite ma la strada è lunga. Ad un certo punto imbocchiamo un altro sentiero che speriamo possa condurci per la via del ritorno, ma si perde nel bosco, quindi torniamo indietro e riprendiamo la strada. Ricevo il messaggio di Betty e, paradossalmente, di Caz che mi gira l'articolo della tragedia, mentre lo sto vivendo in diretta, la conta sale a 14 vittime e un ferito grave. Arriviamo al Bar della Stazione oramai chiuso e da lì, riprendiamo il sentiero. Incrociamo ancora i cavi adagiati sui rami, ci voltiamo e lì, molto lontano, notiamo il groviglio rosso. Ritroviamo un'ultima volta i cavi nel tratto finale, quasi alla stazione Alpino. Lì penzola inerme un vagone, mentre sui cavi che tagliano il sentiero carrabile, sono stati messi 2 indumenti per renderli visibili. Una giornalista di Repubblica ci intervista in quel punto, più avanti incrociamo una troupe di Mediaset ma siamo stanche e non c'è molto da dire, il cameramen aveva già imbracciato la telecamera, chissà se è lo stesso che il giorno dopo è stato stroncato da un infarto. Leggiamo da internet l'aggiornamento e ancora non riusciamo a realizzare completamente. Anche Marassi sapeva dov'ero e mi ha cercata, ma il cellulare ha avuto bisogno di un riavvio. Al bar dove ci fermiamo parlano, chiaramente, solo di questo, continuo a pensare che c'è sempre il cavo ed il freno d'emergenza, non riesco a capire, non riesco a dare un motivo a questa bella giornata trasformata in tragedia. Continuiamo a dirci "Pensa se non ci fossimo fermate", "Pensa se mi fossi affacciata", "Pensa...". Una giornata irreale che resterà scolpita nei nostri cuori e nella nostra memoria. La mia preghiera va al piccolo Eitan, unico sopravvissuto di soli 5 anni.

Un plauso ai soccorritori, mai ho visto una tale spiegamento in così breve tempo.

Frog

venerdì 2 aprile 2021

Convocazione assemblea annuale soci - 2021

  Avviso per tutti gli iscritti all'ASD Le Salamelle AVIS Abbiategrasso:


L'assemblea annuale dei soci avra' luogo il giorno 22 aprile 2021 alle ore 12 presso la sede di via Sabotino 35 in prima convocazione e in seconda convocazione 

VENERDI 23 APRILE 2021 ALLE ORE 21.00

online, attraverso la piattaforma Zoom.



mercoledì 31 marzo 2021

Sogni primaverili

Sono in auto e mi ritrovo in mezzo ad un’orda di podisti, riconosco molte maglie delle società della nostra zona ma non vedo Salamelle. Saluto dal finestrino alcuni soci del VTV che mi dicono che c’è finalmente una tapasciata. Parcheggio la macchina, sebbene sono in jeans ma con le scarpe da running, e cerco di seguire i podisti scatenati che sono già partiti. Ci sono anche i podisti dell’Atletica Peralto di Genova e mi aggancio proprio a 2 di loro, salvo scoprire che stanno correndo per i fatti loro. Li abbandono cercando di rimettermi sul percorso, ma non ci sono indicazioni, penso “ecco, i soliti incapaci che organizzano corse!”. Arrivo al traguardo prima di tutti perché ho sbagliato percorso, quindi proseguo a ritroso fino a quando non incontro i primi podisti che arrivano in senso opposto. Aspetto che ne passino un po’ e mi accodo, mi viene in mente la maratona del riso, fatta qualche anno fa, con Cla e Bomber, quando siamo partiti dal 15esimo km. Arrivo al traguardo avendo totalizzato circa 8km su 10 previsti. Tra la mischia della partenza, senza mascherine né distanziamento, avevo intravisto Edo dei Wisky, mi posiziono su un punto panoramico e lo vedo arrivare, è l’ultimo, insieme a 2 adolescenti casinisti con cui ride e scherza, gli urlo un incitamento e lui mi saluta con la mano. Ho un sorriso da orecchio ad orecchio ed una sensazione di benessere, nonostante i jeans completamente zuppi di sudore, e mi sveglio…

Frog

giovedì 25 febbraio 2021

Abruzzo 2020 - Ciak si gira


Per tutte le foto clikka

7/8/2020 Bologna > Monte Reale

Francamente non pensavo di passare l'estate del 2020 in Italia ma, la vita è imprevedibile quindi, dopo un lungo lock down, con Eva pianifichiamo minuziosamente il giro dell'Abruzzo, regione per me totalmente sconosciuta, mentre per lei i ricordi si perdono nella memoria di bambina. Come da programma usciamo di buon ora da casa sua, riusciamo a stipare tutti i bagagli nella mia piccola 206 e, dopo una gustosa colazione in pasticceria, imbocchiamo l'autostrada fortunatamente destreggiandoci in un traffico regolare. Arriviamo ad Ascoli Piceno che ci accoglie con le sue belle piazze, le Chiese con le facciate in travertino e le famose olive che introducono il nostro pranzo. Proseguiamo arrivando ad Amatrice che invece presenta cumuli e cumuli di macerie, passiamo il check point e parcheggiamo. Non riusciamo ad orientarci, non c'è più nulla o, quello che c'è, è fortemente compromesso. Osservo una fotografia affissa ad una fermata dell'autobus, sperando di riconoscere qualcosa, ma è impossibile, ci si sente talmente inadeguati. Continuo a pensare a casa mia, a come mi sentirei se perdessi tutto in pochi secondi, la casa comprata con tanti sacrifici, piena dei miei ricordi, delle mie cose, di me. Allontano il pensiero che fa stare tanto male. Le foto, i video, non possono descrivere la sensazione di assoluta impotenza davanti alla forza distruttrice della natura. Ed ecco lì un bimbo che, con la sua innocente curiosità ci chiede chi siamo, da dove veniamo, e che vorrebbe regalarci un uovo anzi un ovo. La sua voce squillante è quella di qualsiasi bambino, ma lui vive in un paese fantasma che, oltre al terremoto, affronta anche il covid. Fino a quanto una persona può sopportare? Per qualcuno l'eroe è quello che chiude la maratona in un tempo x, che calcia x palloni in rete, che guadagna x soldi, che compra la x auto figa, ... Illusioni, gli eroi sono quelli che ricevono pugni in faccia dalla vita e si rialzano, e questa è per me la grande verità di questo tempo, di questo assurdo ma reale 2020.

Ripartiamo per la destinazione finale di questa giornata, Monte Reale, che visitiamo al tramonto mentre la slow life scorre per le sue strade, e andiamo a cena dove non possono mancare arrosticini e Montepulciano, però decisamente esagero con il quantitativo di spiedini (ben 19).

8/8/2020 Monte Reale > Lago di Campotosto > Paganica > L'Aquila

Dopo una colazione auto-gestita a causa del covid (ogni B&B gestirà a modo suo), partiamo per il lago di Campotosto, il 2o lago artificiale d'Europa. Un leggero mal di testa mi perseguita e a questo segue la nausea. Mentre guido in silenzio, Eva parla, quando arriviamo alla partenza del trek rimetto anche l'anima, ma ciò è un bene, perchè mi sento immediatamente meglio. Ovviamente l'amica non manca etichettandomi con "Alla sera leoni e al mattino ...". 😅 Saliamo dolcemente la montagna seguendo il percorso stabilito ma, dopo il Coppo, ci perdiamo più e più volte. Vorremmo raggiungere la cima avanti a noi ma il forte vento ci costringe a fermarci. Mentre riposiamo un po' decidendo il da farsi, siamo circondate da un gregge di pecore che ci osservano curiose e che probabilmente, ci vorrebbero brucare un po'. Alle nostre spalle il pastore ci saluta, quindi chiediamo a lui delle indicazioni ma ci risponde che non conosce il luogo! Ci guardiamo in faccia perplesse ma non commentiamo, quindi ridiscendiamo, sbagliando nuovamente il sentiero. Quando finalmente raggiungiamo la strada asfaltata, scopriamo di essere a circa 3 km dall'auto che raggiungiamo a piedi nonostante Eva tenti l'autostop. Ripartiamo quindi per il nostro B&B a Paganica, old style, poco covid free, e la cui proprietaria è alquanto svampita. Giusto una doccia corroborante e ci spostiamo all'Aquila, visitando la Fontana delle 99 cannelle ed il Duomo. Ceniamo in una via laterale con crostone di burrata e cicoria, e gnocchetti alla amatriciana.

9/8/2020 Paganica > Campo Imperatore > L'Aquila

Eva non è stata bene durante la notte ma partiamo comunque per la funivia che ci porta a Campo Imperatore, dove soffia un vento patagonico. Campo Imperatore è un vasto altopiano, di origine glaciale e carsico-alluvionale, situato a circa 1800mt di quota, nel cuore del massiccio del Gran Sasso d'Italia e del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Mentre Eva scende fino al Cerreto, io salgo al rifugio Garibaldi e da lì, lungo il crinale, completo un percorso ad anello: il paesaggio è davvero straordinario ed il tratto che ho scelto non è molto battuto dalle persone. Ridiscendo in funivia raggiungendo l'amica con cui, dopo aver assistito ad una difficile manovra di parcheggio dove sicuramente hanno bruciato i freni, pranzo con un ottimo panino con verdure grigliate e scamorza. Torniamo all'Aquila per visitare S.ta Maria di Collemaggio e San Bernardino. Vaghiamo per le vie deserte, tra ricostruzione e pareti puntellate. Anche qui il terremoto è ancora vivo e ben presente. Sebbene molti edifici siano stati ristrutturati, è un susseguirsi di vendesi e affittasi, l'Aquila è una città fantasma. Si torna a Paganica dove ceniamo in pizzeria e, dopo un breve giro serale, si persegue Morfeo.

10/8/2020 Paganica > Campo Imperatore > Castel del Monte

Dopo un comico disguido per la colazione (la svampita ha colpito ancora), ripartiamo percorrendo una strada che riempie gli occhi ed il cuore di meraviglia. La zona è stata spesso scenario d'eccezione per spot pubblicitari (non ultimo quello della Ferrari) e film, tra cui si ricordano ...continuavano a chiamarlo Trinità, Il deserto dei Tartari e Così è la vita. Arriviamo in un punto che crediamo essere la partenza del trek odierno, invece è un altro, comunque salgo fino ad un punto panoramico mentre Eva, dopo un po', ridiscende. Le mando il filmato dal punto in cui sono e desisto nel salire ancora per non lasciarla troppo sola, quindi ridiscendo velocemente; non crede ai suoi occhi quando mi vede arrivare di corsa. Ci mettiamo a caccia del famoso Canyon dello Scoppaturo dove hanno girato diverse scene del film ...continuavano a chiamarlo Trinità, e cercando l'angolo della famosa scena della pentola di fagioli. Il canyon è davvero affascinante, percorriamo circa 7km del sentiero in ogni direzione e torniamo all'auto. Proseguiamo quindi per Castel del Monte che visitiamo. Il borgo medioevale, annoverato tra i più belli d'Italia, è in ricostruzione post sisma. Ci sono così tanti cartelli 'vendesi' che vien tristezza nonostante i bei viottoli dove si affacciano molte case ricostruite. Dopo una crema di caffè al bar osservando vecchietti di altri tempi, proseguiamo per il B&B gestito da un inquietante ragazzo, a me viene in mente immediatamente Psyco. Andiamo a cena in un agriturismo consigliato da lui, dove ordiniamo gnocchi ceci e zafferano, fettuccine zafferano ricotta pancetta e noci, salsiccia al Montepulciano, spinaci saltati e patate fritte. Tutto squisito, anche il liquore di genziana, nonostante il retrogusto amaro.

11/8/2020 Castel del Monte > Rocca Calascio > Santo Stefano di Sessanio > Grotte di Stiffe

Stamattina visita al castello medioevale di Rocca Calascio, con i suoi 1500mt è tra i più elevati d'Italia, set del film Ladyhawke, Il nome della rosa, The American, sospeso sul fianco della collina che assicura fascino e bellezza. Dopo la rocca si visita l'abitato, con tutte le chiese chiuse e molti 'vendesi'. Si prosegue poi per il borgo medioevale di S.to Stefano di Sessanio, ben tenuto, con soli 120 abitanti, negozietti, punti di ristoro e, soprattutto, l'albergo diffuso. Peccato la torre sia ancora impacchettata per i lavori post sisma. Mentre visitiamo S.ta Maria del Lago, si scatena un temporale che rinforza man mano ci avviciniamo, in auto, alle Grotte di Stiffe, tanto da costringerci ad una sosta in un parcheggio. Le grotte, con un percorso di 700mt, si dividono in numerose sale dove scorre impetuosa l'acqua, per questa ragione sono le uniche grotte attive in Italia.

12/8/2020 Castel del Monte > Fiume Tirino > Eremo di San Bartolomeo > Sulmona

Si parte dal b&b in direzione del fiume Tirino, considerato il più limpido d'Europa, per l'escursione in canoa. I giovani ragazzi che gestiscono il centro del Bosso, con passione e professionalità, stanno tentando di recuperare il territorio dopo anni di sfruttamento dovuto all'industrializzazione selvaggia prima, e all'abbandono poi. E' piacevolissimo remare salutati dalle fronde degli alberi, provo anche a bagnarmi nell'acqua che è freddissima. Seguendo il suggerimento della nostra accompagnatrice, neo-diplomata, pranziamo poco distante con la specialità della zona: chitarrine ai gamberi di fiume (curioso il non poter ordinare prima delle 12:30). Proseguiamo quindi per l'Eremo di San Bartolomeo che raggiungiamo attraversando il canyon, dopo il cammino nella valle Giumentina. La costruzione è perfettamente mimetizzata nella roccia bicolore; casualmente abbiamo scelto un punto di vista privilegiato, oltre che un percorso in ombra per raggiungerlo, a differenza di tutti gli altri visitatori. Cerchiamo e troviamo la sorgente miracolosa, con la cui acqua ci bagniamo, meglio approfittare! Ripresa l'auto impieghiamo una abbondante ora per arrivare a Sulmona (la città dei confetti). Il b&b in centro è carino e confortevole, sebbene la ripida scala per arrivare al 2o piano con i bagagli, non sia di facile approccio. A cena optiamo per un'osteria che prepara pochi piatti, quindi ordiniamo la pizza, proseguiamo poi alla scoperta del centro storico ricco di fascino e di scorci.

13/8/2020 Sulmona > Gole di Celano > Castello Piccolomini > Pacentro > Sulmona

Dopo la colazione al bar pasticceria convenzionato, partiamo per le Gole di Celano, ammirando il paesaggio lungo il percorso dal finestrino. Imboccata, dopo qualche tentativo, la via giusta, partiamo per il trekking, I caschetti alla mano vengono prontamente indossati prima di addentrarsi tra le imponenti spaccature nella roccia. Le pareti si avvicinano tra loro via via che proseguiamo, con un'altezza che mette soggezione. Arrampicandoci sui massi continuiamo fino a raggiungere la fonte degli innamorati, dove una fresca pioviggina, cade da un masso. Dopo il pranzo al sacco, torniamo indietro per visitare l'imponente Castello Piccolomini, felice sintesi di elementi medioevali e rinascimentali. Proseguiamo per Pacentro percorrendo qualche google strada assurda. Il piccolo borgo mi ricorda il paese natale dei miei genitori con le strade lastricate in pietra, le facciate delle case, le strettoie ed i balconcini. Dopo aver esplorato anche il castello, torniamo a Sulmona per la cena ma non abbiamo prenotato, al 3o tentativo dividiamo una grigliata di carne, cicoria, vino rosato, Montepulciano e, in ultimo, la genziana.

14/8/2020 Sulmona > Valle del Sagittario > San Domenico > Scanno

Finalmente giriamo la città di Sulmona con la luce, scattando qualche foto. La maggior parte delle chiese sono chiuse, così come i negozi che aprono con calma. Alla fine del ns pellegrinare, entriamo nell'Antica Fabbrica di Confetti Raponi: la ragazza, 3a generazione, ce ne fa degustare diversi, uno più buono dell'altro, alla fine compro una scatola mix che mi porterò sempre dietro nello zaino per non fargli prendere il caldo con cui si rovinerebbero. Dopo aver assistito al tentativo di abbattimento della statua di Ovidio da parte di una bancarella/camion, partiamo per San Domenico attraversando la valle del Sagittario, una meraviglia per gli occhi ma un percorso impegnativo per la guida. Arriviamo a Vicolungo dove iniziamo il trekking in direzione dell'eremo, affacciato sull'omonimo lago artificiale dai colori brillanti. Sulla riva pranziamo con il panino di prodotti tipici, acquistato in una piccola bottega di Sulmona, e torniamo indietro soffermandoci a bighellonare per le strade del borgo. Dirigiamo per il lago di Scanno, affollato e circumnavigabile grazie ad una strada a senso unico. A piedi percorriamo il Sentiero del Cuore che ci conduce nel punto panoramico dove, per un'illusione ottica, il lago sembra appunto, a forma di cuore. Ridiscendiamo proseguendo in auto per Scanno; la bolgia è notevole, parcheggiare non è semplice ed i vicoli del borgo sono percorsi da fiumi di persone, tant'è che i più indossano la mascherina. Dopo l'aperitivo e un paio di tentativi per uscire dal borgo in direzione agriturismo, finalmente vi arriviamo e la pace regna sovrana, siamo in mezzo al nulla. A cena maltagliati con patate e pancetta, formaggio al tartufo con patate al forno, torta al cioccolato e ricotta. Nella notte buia e dall'aria frizzante, osserviamo le stelle con il naso all'insù.

15/8/2020 Scanno > Barrea > Castel di Sangro > Pescocostanzo

Buon ferragosto! Mentre i messaggi si susseguono sul cellulare, ripartiamo per Barrea incontrando parecchio movimento per strada. Riusciamo a parcheggiare per visitare il borgo che si affaccia sull'omonimo lago artificiale. Estremamente interessante la visita al museo per 1€, comprensiva anche dell'accesso al castello e alla casa dei pipistrelli. Dopo aver acquistato della focaccia, dirigiamo per Castel di Sangro, nella speranza di trovare un posticino per fermarci a pranzare. Alla fine ci sediamo su una panchina nei giardini pubblici e, dopo un caffè shakerato, esploriamo il borgo silenzioso; tutti stanno pranzando. Muoviamo quindi per Pescocostanzo, un bel borgo montuoso a 1400 metri, con palazzi antichi ben tenuti e una profusione di gerani alle finestre. Arriviamo quindi all'ostello quando non c'è nessuno, quindi beviamo un aperitivo nel bar di fianco e, quando arriva la ragazza, scopriamo di essere le sole ospiti. Abbiamo una stanza da 7 posti letto tutta per noi, per essere precisi abbiamo tutto l'ostello solo per noi! Ceniamo nella stessa trattoria/bar dell'aperitivo, con chitarrina ai porcini, bistecca e cicoria. I gestori sono decisamente negati, sarebbero un fertile terreno per gli scapaccioni di Cannavacciulo. A fine pasto andiamo in mezzo al piazzale del parcheggio per inviare gli ultimi messaggi: è l'unico punto in cui il cellulare prende. Nel dubbio mettiamo dietro la ns porta senza chiave, una sedia e le 2 valigie: se qualcuno tenta di entrare lo possiamo sentire. Sole solette, in mezzo al quasi nulla, riemergono alla memoria tutti i film dell'orrore. Sperem!

16/8/2020 Pescocostanzo > Bosco S. Antonio > Palena > Eremo Madonna dell'Altare > Roccascalegna

Tutto tranquillo! Dopo colazione andiamo al Bosco di San Antonio, una delle più belle Faggete d'Abruzzo. Protetto come riserva naturale dal 1985, il bosco oltre ai faggi, custodisce nei suoi 550 ettari numerose piante secolari, aceri, periselvatici, tassi, cerri e ciliegi. Percorrendo un trek di poco più di 2 ore verso il Colle Brignole, arriviamo fino alla cima, dove si scorge Sulmona. Quando ridiscendiamo, torniamo all'ostello per salire, di straforo, sulla Transiberiana abruzzese, ovvero un treno in legno degli anni 50. Percorriamo il tratto di strada che ci porta alla stazione successiva viaggiando con il capotreno e l'organizzatore dell'esperienza: la ragazza dell'ostello voleva farci 'assaggiare' questa chicca, ed è così gentile da venirci a prendere con l'auto per riportarci alla partenza. Dirigiamo quindi per Palena, situato ai piedi della Majella, che francamente mostra molto meno delle entusiasmanti indicazioni che avevo trovato. Torniamo quindi un po' indietro per visitare, in meno di un'ora, l'Eremo della Madonna dell'Altare, che ci siamo perse percorrendo la strada. Proseguiamo quindi per Roccascalegna, imboccando, subito dopo Palena, una bella strada panoramica. Mentre ci approssimiamo al borgo scattiamo diverse foto del castello, con la sua posizione predominante in cima ad una sporgenza rocciosa. Il castello risalente al XI sec. è famoso per l’antica legenda sull’applicazione del “Ius primae noctis” secondo la quale il barone del castello obbligava tutte le donne del paese a passare la prima notte di nozze con lui anziché con il consorte appena sposato. Davanti alla biglietteria noto questo gigante dalle fattezze conosciute, è Gianfranco dell'Ortica, che mi stritola nel tradizionale abbraccio, alla faccia del distanziamento. Mentre aspettiamo di entrare per la visita guidata, tra le numerose facce individuo una ragazza che sono sicura di conoscere, troppo tardi mi si accenderà la lampadina, probabilmente era Helga, conosciuta nel viaggio in Malawi-Zambia; piccola l'Italia! La visita al castello è condotta dai ragazzi della proloco, un gruppo di giovani che promuove il territorio, e questa è una gran bella cosa. Dopo la doccia al b&b torniamo sotto le mura della rocca per la cena: pallottole cacio e ova, maltagliati con pomodoro fresco, misto di carne con pomodori, tutto, come sempre, spazzolato a dovere.

17/8/2020 Roccascalegna > Gole di Fara San Martino > Belvedere Balzolo > Guardiagrele

Il nostro programma odierno ci porta a percorrere un trek nelle gole di Fara San Martino, dove troviamo anche i resti dell'omonimo Eremo, davanti al quale incontriamo una famiglia i cui bambini mi fanno un interrogatorio 😂 Proseguiamo fino alla Sorgente, fermandoci per un breve ristoro e tornando indietro per la stessa via, ci accompagna Paola, amica di Eva. A poca distanza ci sono gli stabilimenti della De Cecco e della Dal Verde, ma dubitiamo che ci diano da mangiare se suonassimo i loro campanelli, così optiamo per un ottimo panino con lonza e pecorino. Lasciamo Paola e proseguiamo quindi per il belvedere di Balzolo, dov'è previsto un altro trek ma qui, poco dopo la partenza, Eva mi da la sua benedizione e decide di tornare indietro, mentre io proseguo nell'impegnativo tratto a strapiombo. Arrivo, dopo circa 1h di cammino sostenuto, al rifugio Pescassoli. Sono sola con davanti a me la natura della valle dell'Aventino, lo sguardo arriva fino al mare. Riesco a scorgere il punto da cui son partita, così mando un vocale alla mia amica per avvisarla che sono viva e che sto tornando. Imbocco un sentiero diverso per una 15ina di minuti senza però trovare alcuna indicazione che mi confermi la correttezza delle informazioni stampate, così torno indietro da dove sono arrivata, cercando di accelerare per non far aspettare troppo Eva. Raggiunta la meta mi disseto con una lemonsoda e ripartiamo per Guardiagrele. Il b&b è accogliente, così come il padre della proprietaria. Dopo una corroborante doccia andiamo a cena, scovando la macelleria, il servizio lascia sempre un po' a desiderare ma, ancora una volta, ceniamo benissimo e concludiamo la serata chiacchierando, fino a chiusura, con i vicini di tavolo, di viaggi passati e futuri. Beh, diciamo che abbiamo ridimensionato il loro ego.

18/8/2020 Guardiagrele > Lanciano > Fossacesia > Ortona

Dopo una strepitosa colazione con un cornetto alla crema di tutto rispetto, passeggiamo per i vicoli del borgo: dalla balconata la vista si allunga fino al mare, i palazzi si susseguono come le Chiese e pian piano aprono le botteghe artigiane. Ovviamente dobbiamo assaggiare le sise delle monache, ovvero paste fresche di pan di spagna farcite di crema e cosparse di zucchero a velo. Lasciamo Guardiagrele per andare a Lanciano, dove visitiamo il centro i cui edifici sono in larga parte costruiti con mattoni rossi. Il Miracolo Eucaristico è sicuramente suggestivo, i devoti s'inginocchiano e pregano con fervore, anche se, francamente, il non indossare la mascherina in un luogo chiuso dov'è obbligatoria, non li rende immuni dal prendersi il virus e soprattutto dal diffonderlo. Pranziamo con frutta e gelato nel quartiere Fiera, tra palazzi Liberty e Decò, ripartendo subito dopo il caffè, per Fossacesia. L'Abbazia di San Giovanni in Venere, oltre ad essere estremamente interessante, nonostante i lavori di restauro, gode di una vista panoramica, che si estende per diversi km sul mare. Riprendiamo l'auto per raggiungere, non senza qualche difficoltà di parcheggio, Punta Cavalluccio. Percorriamo qualche km della pista ciclo-pedonale, una volta ferrovia, osservando la costa dove si affacciano i famosi trabocchi, che si presentano così come li ricordavo, con quel affaccio sull'acqua turchese che li ospita. Torniamo all'auto per raggiungere il b&b e, dopo una doccia, andiamo ad Ortona. Attraversiamo C.so Vittorio Emanuele e, percorrendo la passeggiata mare, con i cestini dei rifiuti agghindati di lavori all'uncinetto, arriviamo all'affascinante castello-fortezza Aragonese, che visitiamo. Ci concediamo quindi un aperitivo al tramonto sul mare e ceniamo finalmente con pesce: tagliatelle verdi al tonno, ricciola e cozze e ricciola con insalata. Domani, finalmente, ci spiaggeremo.

19/8/2020 Ortona > Francavilla > Città Sant'Angelo > Montesilvano

Dopo colazione scendiamo verso il mare per poi risalire la costa. Ci fermiamo a Francavilla dove piantiamo il nostro ombrellone nella sabbia. Passeggio lungo il bagnasciuga fino al nuovo molo turistico per poi tornare indietro. Siamo raggiunte da Paola e Giulio, suo figlio, e trascorriamo con loro il resto della giornata in relax, pranzando con una frittura di pesce. Nel tardo pomeriggio riprendiamo l'auto per raggiungere in ns B&B, nell'altra corsia una lunga coda di auto scorre lentamente, scopriremo poi che un incidente nella galleria dell'autostrada, ha fatto sì che quest'ultima venisse chiusa, ed il traffico incanalato sulla statale. Ceniamo a Montesilvano condividendo un antipasto di pesce crudo, freddo e caldo e 2 primi, tutto molto buono. Si conclude la serata con una passeggiata in riva al mare e la mascherina super alzata: c'è troppa gente e molti senza mascherina.

20/8/2020 Città Sant'Angelo > Pineto > Castel Sant'Angelo

Ultimo giorno di mare a Pineto, in una delle spiagge più belle dell'Abruzzo, Torre di Cerreto. Raggiungiamo la spiaggia rosata attraversando la pineta dove le cicale friniscono all'impazzata, zittite talvolta dal passaggio del treno. La giornata scorre in relax finendo di leggere, in soli 2 giorni, il libro del mio amico Stefano. Prima di andar via assistiamo al fuggi-fuggi dei nostri giovani "vicini" di ombrellone: un loro amico, con cui hanno condiviso una canna il giorno prima, è risultato positivo. L'affermazione top è: "E adesso come faccio a dirlo ai miei", mi mordo la lingua per non rispondere. Ultima cena a Castel Sant'Angelo, degustando un tripudio di soli antipasti crudi, freddi e caldi. Il ristorante è di un certo livello ed i piatti sono preparati e serviti con grande cura, ovviamente il conto è proporzionato ma è l'unica sera dove abbiamo speso più della media di 20€ a persona, e ne valeva decisamente la pena. Accanto al nostro tavolo una riunione di famiglia davvero molto folcloristica, tra l'abbigliamento e l'atteggiamento non so cosa è peggio, le facce dei camerieri dovrebbero rimanere impassibili, ma, ad un occhio attento, non sfugge l'ironia dello sguardo.

21/8/2020 Città Sant'Angelo > Bologna > Milano

Si torna a casa lasciando questa bella terra che ci ha ospitato. Certamente i gestori di b&b e ristoranti, non sono così smaliziati e pronti nella gestione del turista, ma sicuramente sono genuini e gentili. Consiglio senza remore un giro in questa regione: c'è tantissimo da vedere, fare, gustare. Mi sovviene sorridendo "Acqua liscia o frizzante?" oppure "Vino rosso, bianco o rosato?" 😊

2300 km di bellezza, provare per credere.

Frog

mercoledì 23 dicembre 2020

Il coro delle Salamelle

A tutte le Salamelle e agli amici che ci seguono, inviamo gli auguri a modo nostro. Giorgy ha avuto l'idea e Drummer ha alacremente lavorato per unire i nostri cori sulle musiche della mitica Brass Brother Band, certo come solisti non saremo mai come la mamma del nostro amico Michele ma, tutti insieme, siamo una forza! Gustatevi il filmato, ci siamo tutti, proprio tutti noi, con una ricerca certosina nel nostro archivio fotografico.

Un caldo abbraccio e Buon Natale


PS Comunque la strofa Bridge è impossibile 😂



lunedì 21 dicembre 2020

Festa di Natale salamellica 2020

Domenica 20 dicembre di questo alternativo anno, per usare un eufemismo, si è tenuta, on-line, la festa di Natale salamellica con la premiazione di tutti i presenti nella classifica. Abbiamo impiegato non poco per trovarci, con problemi di link farlocco, linee giurassiche, microfoni e videocamere accese e spente. Con un brindisi casalingo è stato un modo per vedersi, per scambiare qualche chiacchiera, per stare insieme. Bradipo ad un certo punto mi ha scritto e condivido con tutti il nostro scambio di messaggi, perchè è rappresentativo:

B: Sono fuori a cena ed è scappata l'ora... mi spiace di non essermi collegato per un salutino 😢

F: Ci siamo staccati ora

B: Ah bene, vuol dire che c'era una bella atmosfera 😃

F: Sì e no, molta malinconia, voglia di tornare insieme...

B: Certo che nessuno è contento di vedersi così, è bello avere voglia di tornare assieme

Ecco, la percezione che ho avuto, si è completamente trasformata, quindi forza salamelle!

Ambro ha preso appunti, vediamo se ho indovinato 😉

Frog






martedì 1 dicembre 2020

Una stella di Natale per Anffas

 

Chi fosse interessato a ricevere la stella, deve comunicare la sua prenotazione entro l’8 dicembre ai seguenti riferimenti:
- Attilio 328 493 5777
- Paolo 347 757 8503
- Giuseppe 334 985 0628

Le stelle saranno disponibili il 17, 18, 19 e 20 dicembre



sabato 21 novembre 2020

La zona rossa delle Salamelle






E' dallo scorso week end che avevo in mente di scrivere qualcosa nel blog, poi il lavoro mi ha tenuta molto impegnata. Pensavo alle Salamelle, non quelle che sento tutti i giorni, ma quelle che non sento, che sono lì ad aspettare che tutto questo finisca, un cenno di qualcosa, di qualcuno. E' durissima per tutti, per alcuni peggio che per altri, la fatica impiegata nelle nostre attività sportive è poca cosa rispetto all'impatto psicologico che stiamo vivendo. Per conto mio vi posso dire che ho tolto le tende alle finestre di soggiorno e cucina, confinata in casa per quasi un mese ho allungato lo sguardo oltre i monitor, guardando le foglie tingersi di rosso e poi cadere dagli alberi, notando l'accorciarsi delle giornate, sentendo in lontananza il suono delle ambulanze, aspettando che la nebbia si diradasse. Se qualcuno mi chiede "Ne usciremo?", rispondo sicura di sì, se invece mi si chiede "Torneremo mai alla nostra vita di prima?", credo sinceramente di no, mai più, e non è detto che sarà peggio o meglio, sicuramente sarà diverso, e dovremo re-inventarci. Non mi rammarico per quello che non posso fare bensì mi rallegro per quello che posso fare: ieri sono finalmente potuta uscire, oggi sono andata al mercato in bici, domani andrò a correre...è un po' come re-imparare a camminare. Quante volte ognuno di noi, da piccolo, sarà caduto a terra, con il pannolino a fare da ammortizzatore, infatti impariamo subito a cadere sul sedere, poi i passi incerti diventano via via sicuri, non ci affanniamo a trovare un appoggio con le mani, e cominciamo a correre, ricadendo e sbucciandoci il ginocchio. Da bambina ci sputavo sopra e mi tiravo su in piedi continuando a giocare, e come me chissà quanti di voi. Quindi coraggio Salamelle, non è una questione di forza ma di resistenza, e proprio noi dovremmo ben saperlo.

Frog






lunedì 21 settembre 2020

Convocazione Assemblea Annuale Soci

 Avviso per tutti gli iscritti all'ASD Le Salamelle AVIS Abbiategrasso:


L'assemblea annuale dei soci avra' luogo il giorno giovedi 8 ottobre 2020 alle ore 12 presso la sede di via Sabotino 35 in prima convocazione e in seconda convocazione 

VENERDI 9 OTTOBRE ALLE ORE 20.45 

presso l'Auditorium dell'Annunciata Via Pontida 22, Abbiategrasso.

Scaricate l'ordine del giorno e il modulo di delega (da compilare se necessario):








martedì 4 agosto 2020

Orissa templi

Clikka qui per tutte le foto

26-27 dicembre 2019 Milano > Varanasi
Dopo aver rincorso vari viaggi, martellando Eva per conoscere i feedback sui coordinatori, la scelta è caduta sull'India, precisamente sulla regione dell'Orissa. Partiamo da Linate verso Francoforte e da lì verso Delhi dove, purtroppo, aspettiamo ben 9 ore l'ultimo volo della giornata per Varanasi. 2 dei 10 bagagli non arrivano a destinazione, così tardiamo nell'uscita dall'aeroporto. Prendiamo 2 taxi che attraversano la città caotica e rumorosa come mi aspettavo e poi, a coppie, dei risciò ciclabili che in salita faticano a procedere nonostante i magrissimi conduttori pestino i pedali cercando di buttarli giù (mi sento un'italiana opulenta e con un bagaglio troppo pesante, anche se non è così). Attraversiamo le stradine trolley alla mano, non avendo il coraggio di trascinarlo, ovunque confusione, mucche, spazzatura, fogne a cielo aperto. Nessuno cede il passo ma, non si capisce come, si prosegue senza incidenti. Attraversiamo una zona completamente diroccata, sembra abbiano lanciato una bomba, pensiamo sia una scorciatoia, invece è il posto dove si affaccia la nostra decadente Puja Guest House, con una stanza con bagno che, francamente, mi spaventa (e di cessi ne ho visti tanti). Usciamo con Shambhu, la nostra guida, per assistere alla cerimonia di cremazione sul Gange così suggestiva e totalmente al di fuori dei nostri schemi mentali e oggettivi. Gli occhi neri che spiccano nei volti ambrati e scavati di chi incrociamo, mi mettono a disagio, vorrei fotografarli ma davvero mi sembrerebbe di rubargli l'anima, come in alcune credenze tribali. Chi ci spiega il rito della cremazione, mentre il fumo acre del defunto in fiamme ci riempie le narici e ci brucia gli occhi, è serio e autorevole, mi sento una scolaretta di 5a elementare. La famiglia compra i kg di legna che serviranno per la pira, che viene preparata con dovizia dagli uomini di famiglia. Il corpo viene spogliato dai drappi arancioni e sistemato sulla legna, il figlio maschio più grande è il primo che accende il falò. Non si deve piangere, altrimenti l'anima non potrà volare via, ed è anche per questo che le donne non possono partecipare, anche perchè in molte, a causa della condizione femminile, si getterebbero nel fuoco piuttosto che condurre la vita a cui sono costrette da vedove. Dopo la cremazione partecipiamo alla puja, un rituale con luci di candele cadenzato dallo scampanio, interpretato nelle 4 direzioni, e  che si svolge sulla riva. L'acqua pullula di barche stipate di fedeli, così come la riva, così tanta gente da soffocare. Quando il nostro livello di congelamento diventa insopportabile, andiamo a cena: solo vegetariano, niente alcolici, nessun riscaldamento, però i piatti, condivisi tra tutti, anche perchè nessuno riconosce quello che ha ordinato, sono decisamente gustosi. Si rientra in stanza, non avendo il coraggio di una probabile gelida doccia e confidando nel proprio sacco lenzuolo. Ci sarebbe da recuperare il fuso orario ma le scimmie non sono d'accordo; razzolano fuori dalle finestre facendo un gran baccano, nonostante le grate anti-intrusione.

28 dicembre 2019 Varanasi
Luuuunga colazione con chai, pane tostato, burro, marmellata gelè. Andiamo al tempio d'oro attraversando il traffico disordinato che scorre nel ghat. Il tempio è visitabile solo dopo accurati controlli che non consentono nemmeno di portare i fazzoletti di carta: "E se devo soffiarmi il naso?" chiede Paola "Ti soffi in mano e lanci" è la scontata risposta. Gli indiani si muovono anche qui in un caotico assembramento, portando fiori in dono e salmodiando continuamente. Baciano pavimento, porta, tutto questo misticismo mi mette quasi a disagio. Appena fuori dal tempio, dove solo la cupola è rimasta d'oro, un gruppo di uomini pregano in una litania quasi ipnotica. Tra loro un bel ragazzo alza lo sguardo profondo che quasi ti rapisce: tutte le donne se ne sono accorte. Usciamo ritornando al ghat e, mentre in 3 partono per recuperare il bagaglio in aeroporto, noi visitiamo il negozio del responsabile della nostra guida, che ci srotola kilometri di sari, numerosi copriletti, quintali di sciarpe, imbrigliando le nostre gambe sotto i tessuti, tutto bellissimo e lui è sicuramente un bravo venditore. Pranziamo in terrazza con ottimi noodles preparati da Shambhu, c'è vita sui tetti: donne che stendono i panni, chi si riscalda davanti al fuoco, bambini e ragazzi che fanno volare gli aquiloni (altro che play station). Lo sguardo da quassù abbraccia buona parte della città e del Gange, offuscato dalla nebbia e dal fumo delle cremazioni. Quando tornano le ragazze con il bagaglio, partiamo per una lunga passeggiata lungo il fiume. Pensavo di trovare disordine, sporcizia e aria irrespirabile, invece è tutto pulito e armonioso: qualcuno si lava e si purifica nell'acqua, mentre per noi fa freddissimo. I vecchi e decadenti palazzi dei marajà, si snocciolano uno dietro l'altro. Cani rognosi, mucche, capre, persone, si scaldano davanti al fuoco, c'è posto per tutti, le offerte di fiori e lumini partono dalla riva e, proseguendo, raggiungiamo un'altra puja meno partecipata. Dopo esserci divisi su 2 tuk tuk, andiamo al Tempio di Durga o delle scimmie (anche se non ne abbiamo viste), di un tenue colore rosso, ci facciamo poi riaccompagnare vicino al Golden Temple, ma non siamo così vicini. Nel dedalo del ghat, tra negozietti che sembrano suk, dopo un po' di tentativi per orientarsi e tanto camminare, arriviamo al tempio e da lì, alla guest house dove ceniamo con momo e noodles, condividendo una birra. In stanza l'acqua bollente m'incentiva ad una veloce doccia mentre il phon sul letto cerca di riscaldare il giaciglio e la stanza, ottima pensata!

29 dicembre 2019 Varanasi > Bhubaneswar
Mi sveglio di soprassalto per il casino che qualcuno sta facendo nel corridoio, vorrei fargli 4 urli sulla
porta ma non ho il coraggio di uscire dal mio caldo bozzolo. Prima della sveglia, invece, la ruspa lavora incessantemente smettendo alle 6:20, quando suona la sveglia, vabbè, come direbbe qualcuno "Ma ce la fate?". Partiamo per il giro in barca con la nebbia che, fortunatamente, ci ha graziato. La città è già desta e si muove con quella dolce indolenza che ben si accorda al paesaggio che scorre oltre il parapetto, nel nostro lento incedere con i remi. Mi sento così in pace che mi disturba sia il cicaleccio, che il rumore dei motori delle altre barche che incrociamo. Le offerte scorrono trasportate dalla corrente, un paio di animali morti affiorano dall'acqua mentre in diversi si lavano, purificandosi, nella stessa madre Ganga: questa è l'India. Al ritorno, dopo colazione, con i nostri bagagli, attraversiamo l'ultima volta le stradine per raggiungere i taxi che ci portano in aeroporto. 2 voli con scalo a Delhi, ci consentono di arrivare a Bhubaneswar dove il pulmino ci trasporta all'hotel Sapphire Plaza, direi ottimo, nonostante l'acre odore di naftalina presente ovunque. L'acqua calda consente finalmente di lavare i capelli, ridotti ad un nido di rondini. Si parte poi in esplorazione per bere qualcosa; la zona non sembra offrire molto ma incappiamo in un bar, che sembra un sexy shop, con 2 guardie all'ingresso. Siamo 6 donne con un uomo, quindi suscitiamo non poco scompiglio e curiosità. A fatica ordiniamo e riusciamo a bere alcolici accompagnandoli con pane e, una specie di carasau, che nelle intenzioni dovevano essere patate. Qui la condizione della donna, che comunque non è ancora paritaria neanche in Italia, è distante anni luce da quello che dovrebbe essere.

30 dicembre 2019 Bhubaneswar
Dopo una colazione dove incrociamo un altro gruppo AnM e un viaggiatore solitario, partiamo con pulmino e guida per Nuapatna, un intero villaggio atto alla produzione di sari e sciarpe: c'è chi fila, chi tesse, chi lava ed arrotola teli, chi tinge seta o cotone... Un sari, 5,5mt di stoffa, viene prodotto in 2 mesi di lavoro, sia di donne che di uomini. I tessuti sono davvero belli, i colori vivaci sono intervallati da disegni geometrici o tribali. Gli abitanti del villaggio ci osservano incuriositi come noi loro, molte case sono decorate all'ingresso con disegni bianchi, in onore della dea Lakshimi sperando che entri nelle case portando ricchezza, abbondanza, fortuna, ... Proseguiamo per il villaggio Sadeibareni, costituito da capanne, dove si producono oggetti in argilla, rivestiti successivamente da una specie di striscioline di pongo, ed infine bagnati in una lega composta da vari metalli. Anche in questo villaggio lavorano sia donne che uomini, vivendo in una condizione per noi disagiata ma con una dignità che ha dell'invidiabile. Ci fermiamo per pranzo e poi partiamo per la parte spirituale della giornata, quindi andiamo al villaggio di Joranda. Qui praticano una religione nuova e moderna, in assoluto contatto con la natura, anche se non disdegnano le offerte in denaro. Vestono solo un perizoma o un telo arancione, mangiano vegano e dormono in terra. Mi colpisce un bel ragazzino che con dedizione partecipa al rituale, mi domando cosa ci fa lì e perchè, ma non avrò mai risposta. Il villaggio di Joranda ospita un tempio, assolutamente unico nel suo genere, che è casa della setta induista dei Mahima Sadhus, asceti che sono soliti coprirsi le nudità con la corteccia degli alberi. Il tempio fu costruito a inizio ventesimo secolo anche se l’antico santuario ospitato al suo interno risale a inizio quattordicesimo secolo. La setta degli asceti Mahima fu iniziata da appartenenti alle caste proletarie come riforma sociale contro il predominio del BrahmanesimoLa pratica socio-religiosa dei Mahima è influenzata dal buddhismo e dal Giainismo e si oppone fermamente al sistema castale e all’idolatria. Questa religione vieta il consumo di ogni tipologia di intossicanti, qualsiasi forma di violenza e il consumo di ogni varietà di carne, inoltre cibo e acqua vanno consumati prima del tramonto. Torniamo in città fermandoci in un ristorante con cucina tipica dell'Orissa, come sempre ordiniamo consapevolmente a caso ma tutto è buono e gustoso, anche se speziato e piccante, per fortuna c'è Paolo che finisce, come sempre, tutti gli avanzi.

31 dicembre 2019 Bhubaneswar

E' l'ultimo giorno di questo 2019 iniziato a Trieste, quante cose sono accadute da allora... La giornata trascorre visitando diversi siti archeologici: Lalitigiri, Ratnagiri e Udayagiri, in essi risiedono stupa di varie dimensioni, templi, monasteri, santuari. L'architettura è alquanto curiosa con un non precisato ordine tra cerchi e quadrati o rettangoli. Le statue presenti nel museo archeologico sono davvero belle e, per la maggior parte, ben conservate, rappresentano il Buddha in tutte le sue dissertazioni, e la dea Tara, c'è ancora molto da trovare con gli scavi. Gabriella non sta bene e anche qualcun altro comincia a cedere alla febbre, chissà se sarà stato tutto il freddo di Varanasi. La cena è, ancora una volta gustosa, con un comico finale di acqua e limone. Tra qualche ora è capodanno ma la stanchezza cede il passo ad un sonno ristoratore.

01 gennaio 2020 Bhubaneswar > Puri
Buon anno! Il primo giorno dell'anno in viaggio è un giorno in viaggio come gli altri. Spendiamo la mattinata a visitare i templi in granito di Bhubaneswar, detta la città dei templi; l'uno è diverso dall'altro in funzione dell'anno in cui è stato edificato. Buona parte hanno una cupola pronunciata ed il granito è scolpito. Per accedere alla visita bisogna togliersi le scarpe, si portano offerte di fiori, frutta, si accendono candele e incensi, che profumano l'aria. Tanti visitatori ci chiedono un selfie con loro, evidentemente non è così usuale avere turisti occidentali. Il pranzo si svolge in un 'ristorante' molto local, su un piatto metallico sono presenti diverse salse che devono accompagnare il riso. Considerate le posate bagnate che l'uomo si ostina a mettere nel piatto prima di poterle afferrare per asciugarle, c'è d'augurarsi di non prendere nulla. Dopo pranzo andiamo a Puri e, una volta lì, i poliziotti non vogliono farci passare perchè c'è troppa gente. Dopo non poche trattative, Paola riesce a spuntarla, così arriviamo al nostro albergo. La città costiera di Puri è molto frequentata, poiché comprende uno dei luoghi più sacri dell’Induismo, il Jagannath Temple. Ampio e bello, il tempio è severamente off-limits per i non indù, che possono osservarlo solo da lontano; anche al defunto primo ministro Indira Gandhi non fu concesso di entrare perchè aveva sposato un non Indù.È sempre affascinante osservare i pellegrini che si fanno strada fino al tempio in mezzo ai numerosissimi venditori e veicoli che intasano la principale strada di Puri. La città è invasa dalla resa durante il Rath Yatra (Il festival d’auto di mezza estate con carri che portano in processione le divinità), una delle più spettacolari fiere legate ai templi in India. Anche se Puri viene presentata come località balneare, è diventata piuttosto sudicia.Talvolta gli abitanti si servono della spiaggia allo stesso modo di un gatto con la lettiera. Ripartiamo a piedi verso il ristorante che dista 1,6km, lungo la spiaggia buia perdiamo Paolo, cercarlo e ricercarlo non porta a nulla, che fare? Andare al ristorante nella speranza del wi-fi e che lui sia tornato in albergo per poter comunicare, e così è. Gabriella sta molto male, anche Anna e Alessandra non sono in forma e Marassi ed io siamo raffreddati, tutti ordiniamo ginger-lemon-honey. Torniamo con 2 tuk tuk ottimizzando i posti a sedere, sotto la pioggia: speriamo che la notte sia benefica per la salute di buona parte di noi.

02 gennaio 2020 Puri
La perfetta apparecchiatura del tavolo del buffet con fogli di giornale, la dice lunga sulla colazione!
Partiamo per il villaggio Raghurajpur dove regna l'arte del disegno e dei colori accesi. Gli artisti presenti in molte case, dipingono cartone, stoffe, maschere in carta pesta, sculture, inoltre incidono fronde di palma con motivi che in alcune forme, sembrano merletti. Proseguiamo per il tempio del sole di Konark ove sussiste un incredibile assembramento di gente. Percorrere il viale per giungere ai tornelli è faticoso dovendo fermarsi continuamente per un selfie o per fare l'elemosina. Anche la visita del maestoso tempio ricoperto di sculture non è semplice: adolescenti, adulti, senior...non si scappa al selfie. Il Tempio del Sole è un edificio religioso risalente al XIII secolo, venne costruito in onore dal re Narasimhadeva I ed è un importante santuario per il brahmanesimo, inserito nel 1984 nell'elenco dei  Patrimoni dell'umanità dell''UNESCOL'edificio ha la forma del carro di Surya, la divinità induista del sole, ed è notevolmente decorato con sculture e bassorilievi. La forma del complesso è quella di un carro trainato da sette cavalli su dodici paia di ruote. L'entrata è guardata da due leoni, scolpiti nell'atto di abbattere un elefante da guerra, che a sua volta si trova su di un corpo umano. All'ingresso del tempio si trova un Nata Mandir, dove i danzatori erano soliti omaggiare il dio sole con danze rituali. Tutt'intorno al perimetro del tempio si trovano motivi geometrici e floreali, oltre a statue rappresentanti figure umane, divine e semidivine in pose sensuali, comprese alcune derivanti dal Kama SutraQuando usciamo i venditori di corallo e perle sono implacabili: nonostante non abbia mostrato il minimo interesse mi propongono fili da 50€ scendendo, passo dopo passo, fino a 10€. Il pulmino diventa un rifugio sicuro. Dopo pranzo visitiamo il villaggio di pescatori: gli uomini tessono le reti mentre le donne allineano il pesce sopra la sabbia per essiccarlo. Tra le barche c'è anche chi gioca a carte e Paola approfitta subito per ingaggiare una partita perdendo, oggi non è proprio il suo giorno dato che ha anche danneggiato il telefono. Pessima l'idea di passeggiare in riva al mare, è la toilette degli uomini, accovacciati tranquillamente, e che poi fanno il bidet in mare. Dopo essere tornati sulla strada e aver attraversato parte del poverissimo villaggio, proseguiamo per il tempio di Jagannatha. Il fiume di gente, clacson e confusione è davvero incredibile, un corridoio delimitato da transenne e con un tappeto rosso, porta al tempio. Noi lo circumnavighiamo osservandone le fattezze esterne. Tornati in albergo si cena nei dintorni con un piatto di gamberi.

03 gennaio 2020 Puri > Bhubaneswar
In mattinata eseguiamo 2 soste in piccoli templi prima di arrivare al lago Chilika, precisamente a Managalajodi, da cui parte il nostro giro esplorativo sulle barche che scivolano sull'acqua salmastra  grazie alla spinta del palo in bambù sul fondo. Solchiamo le piante acquatiche osservando diversi uccelli, il silenzio è interrotto dai canti dei volatili, c'è chi pesca, chi vola, chi mangia, chi dorme. Le specie sono diverse e arrivano da varie parti dell'India e dai paesi limitrofi. Peccato che la giornata sia alquanto uggiosa ma la gita infonde una quiete ben lontana dal caos umano. Dopo un gustoso e ricco pranzo, torniamo a Bhubaneswar visitando le cave di Khandagiri e Udayagiri, nelle rocce sono scavati i ricoveri degli asceti.Il complesso è interessante nonostante la spazzatura disseminata un po' ovunque. La colonia di scimmiette si mescola tranquillamente con gli uomini, ovviamente non possiamo esimerci da qualche selfie con questi ultimi. Dopo la visita andiamo al mercato per acquistare incensi, spezie e prodotti Himalaya, in seguito torniamo all'albergo che ci ha già ospitato i giorni scorsi ma, le nostre stanze sono state erroneamente date ad un altro gruppo di AnM. Ci portano in un altro albergo, teoricamente dello stesso livello ma l'odore di muffa aleggia nell'aria. Salutiamo la ns premurosa guida e ceniamo in albergo ordinando pochissimo, siamo ancora sazi dal pranzo: pane, burro, lassi e un dito di prosecco per festeggiare il compleanno di Paolo.

04 gennaio 2020 Bhubaneswar > Calcutta
Sveglia alle 5:15 e partenza per la stazione, il treno per Calcutta ci attende e, tutto sommato, non è
male, con il nostro biglietto abbiamo diritto a colazione e pranzo. Fuori dal finestrino si susseguono risaie, acquitrini con ninfee in fiore e tanta povertà che non saprei se vissuta con tanta dignità o se con una cocente rassegnazione. Quando arriviamo al capolinea, il tassista pazzo che non conosce la strada, si districa in un traffico senza limiti nè confini. Non funzionando il beneamato clacson, urla fuori di sè quando qualcuno gli taglia la strada. Dobbiamo chiedere noi, più e più volte ai passanti, indicazioni per il nostro albergo, lui non capisce nemmeno le indicazioni dei suoi compaesani! Arriviamo 15 min dopo tutti gli altri e ci buttiamo in doccia per poter uscire subito dopo in cerca del mercato. Siamo perseguitati da tutti gli appartenenti dello stesso negozio, appena ti guardi attorno, ne spunta uno che ti riporta dove non vuoi andare. Ultima cena insieme dopo aver faticosamente cercato un ristorante decente, anche qui ceniamo bene concludendo con il tradizionale ginger-lemon-honey. E' a questo punto che Paola colpisce tutti noi con un suo scritto in rima che coglie tutte le sfaccettature dei partecipanti, nonostante il suo fare un po' giullare, che interpreta sovente, si percepisce l'attenzione e l'emozione ad ogni rigo. Concludiamo l'ultima sera in India con un piccolo panettone ed un'ultima bottiglia.

05-06 gennaio 2020 Calcutta > Delhi > Francoforte > Milano
Giro in città, con tutte le sue contraddizioni. Visitiamo il tempio di Kali, divinità femminile, evitando l'accesso per la lunga coda. Paola ci ha regalato ghirlande di fiori di ibiscus rossi, che posiamo alla ringhiera vicino ad una statua. Proseguiamo per il memoriale alla regina Vittoria e, successivamente, al tribunale dell'alta corte, dove alcuni uomini si lavano per strada con estrema naturalezza. In seguito visitiamo il mercato dei fiori, con i colori, i profumi e il capitale umano. Quando stiamo attraversando il ponte succede il fattaccio: un'organizzata banda di ragazzini ci attacca tentando di mettere le mani nelle tasche e nei marsupi, tutti ci difendiamo, casualmente non si avvicinano a me ma son pronta a far volare le mie mani, purtroppo però, a Paolo rubano il portafogli. Torniamo al pulmino con i sensi allertati, ci fermiamo in un villaggio dove preparano statue con una struttura di paglia, ricoperte da fango, saranno dipinte, agghindate ed utilizzate in manifestazioni religiose, in pratica delle specie di statue per processioni. Il nostro giro si conclude in aeroporto dove inizia il lungo viaggio di ritorno durante il quale ci fa visita la befana :-)



Grazie India, per i tuoi colori, per i tuoi sapori, per il misticismo, per l'umanità che racchiudi, per i clacson continuamente suonati, per l'energia che trasmetti, per il profumo d'incenso, per le mucche per strada, per i cani rognosi, per i pochi gatti spelacchiati, per i rutti e gli sputi, per i fiori ovunque presenti, per il Gange che scorre con l'indolente vita vissuta sulle sue rive.
E grazie a questo gruppo di 10 anime (Alessandra, Anna, Carolina, Gabriella, Mauro, Giulia, Paola L, Paola P, Paolo) che si sono mescolate a questa terra di pianti e dolci sorrisi.

Namastè
Frog (Rosanna)