martedì 4 agosto 2020

Orissa templi

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26-27 dicembre 2019 Milano > Varanasi
Dopo aver rincorso vari viaggi, martellando Eva per conoscere i feedback sui coordinatori, la scelta è caduta sull'India, precisamente sulla regione dell'Orissa. Partiamo da Linate verso Francoforte e da lì verso Delhi dove, purtroppo, aspettiamo ben 9 ore l'ultimo volo della giornata per Varanasi. 2 dei 10 bagagli non arrivano a destinazione, così tardiamo nell'uscita dall'aeroporto. Prendiamo 2 taxi che attraversano la città caotica e rumorosa come mi aspettavo e poi, a coppie, dei risciò ciclabili che in salita faticano a procedere nonostante i magrissimi conduttori pestino i pedali cercando di buttarli giù (mi sento un'italiana opulenta e con un bagaglio troppo pesante, anche se non è così). Attraversiamo le stradine trolley alla mano, non avendo il coraggio di trascinarlo, ovunque confusione, mucche, spazzatura, fogne a cielo aperto. Nessuno cede il passo ma, non si capisce come, si prosegue senza incidenti. Attraversiamo una zona completamente diroccata, sembra abbiano lanciato una bomba, pensiamo sia una scorciatoia, invece è il posto dove si affaccia la nostra decadente Puja Guest House, con una stanza con bagno che, francamente, mi spaventa (e di cessi ne ho visti tanti). Usciamo con Shambhu, la nostra guida, per assistere alla cerimonia di cremazione sul Gange così suggestiva e totalmente al di fuori dei nostri schemi mentali e oggettivi. Gli occhi neri che spiccano nei volti ambrati e scavati di chi incrociamo, mi mettono a disagio, vorrei fotografarli ma davvero mi sembrerebbe di rubargli l'anima, come in alcune credenze tribali. Chi ci spiega il rito della cremazione, mentre il fumo acre del defunto in fiamme ci riempie le narici e ci brucia gli occhi, è serio e autorevole, mi sento una scolaretta di 5a elementare. La famiglia compra i kg di legna che serviranno per la pira, che viene preparata con dovizia dagli uomini di famiglia. Il corpo viene spogliato dai drappi arancioni e sistemato sulla legna, il figlio maschio più grande è il primo che accende il falò. Non si deve piangere, altrimenti l'anima non potrà volare via, ed è anche per questo che le donne non possono partecipare, anche perchè in molte, a causa della condizione femminile, si getterebbero nel fuoco piuttosto che condurre la vita a cui sono costrette da vedove. Dopo la cremazione partecipiamo alla puja, un rituale con luci di candele cadenzato dallo scampanio, interpretato nelle 4 direzioni, e  che si svolge sulla riva. L'acqua pullula di barche stipate di fedeli, così come la riva, così tanta gente da soffocare. Quando il nostro livello di congelamento diventa insopportabile, andiamo a cena: solo vegetariano, niente alcolici, nessun riscaldamento, però i piatti, condivisi tra tutti, anche perchè nessuno riconosce quello che ha ordinato, sono decisamente gustosi. Si rientra in stanza, non avendo il coraggio di una probabile gelida doccia e confidando nel proprio sacco lenzuolo. Ci sarebbe da recuperare il fuso orario ma le scimmie non sono d'accordo; razzolano fuori dalle finestre facendo un gran baccano, nonostante le grate anti-intrusione.

28 dicembre 2019 Varanasi
Luuuunga colazione con chai, pane tostato, burro, marmellata gelè. Andiamo al tempio d'oro attraversando il traffico disordinato che scorre nel ghat. Il tempio è visitabile solo dopo accurati controlli che non consentono nemmeno di portare i fazzoletti di carta: "E se devo soffiarmi il naso?" chiede Paola "Ti soffi in mano e lanci" è la scontata risposta. Gli indiani si muovono anche qui in un caotico assembramento, portando fiori in dono e salmodiando continuamente. Baciano pavimento, porta, tutto questo misticismo mi mette quasi a disagio. Appena fuori dal tempio, dove solo la cupola è rimasta d'oro, un gruppo di uomini pregano in una litania quasi ipnotica. Tra loro un bel ragazzo alza lo sguardo profondo che quasi ti rapisce: tutte le donne se ne sono accorte. Usciamo ritornando al ghat e, mentre in 3 partono per recuperare il bagaglio in aeroporto, noi visitiamo il negozio del responsabile della nostra guida, che ci srotola kilometri di sari, numerosi copriletti, quintali di sciarpe, imbrigliando le nostre gambe sotto i tessuti, tutto bellissimo e lui è sicuramente un bravo venditore. Pranziamo in terrazza con ottimi noodles preparati da Shambhu, c'è vita sui tetti: donne che stendono i panni, chi si riscalda davanti al fuoco, bambini e ragazzi che fanno volare gli aquiloni (altro che play station). Lo sguardo da quassù abbraccia buona parte della città e del Gange, offuscato dalla nebbia e dal fumo delle cremazioni. Quando tornano le ragazze con il bagaglio, partiamo per una lunga passeggiata lungo il fiume. Pensavo di trovare disordine, sporcizia e aria irrespirabile, invece è tutto pulito e armonioso: qualcuno si lava e si purifica nell'acqua, mentre per noi fa freddissimo. I vecchi e decadenti palazzi dei marajà, si snocciolano uno dietro l'altro. Cani rognosi, mucche, capre, persone, si scaldano davanti al fuoco, c'è posto per tutti, le offerte di fiori e lumini partono dalla riva e, proseguendo, raggiungiamo un'altra puja meno partecipata. Dopo esserci divisi su 2 tuk tuk, andiamo al Tempio di Durga o delle scimmie (anche se non ne abbiamo viste), di un tenue colore rosso, ci facciamo poi riaccompagnare vicino al Golden Temple, ma non siamo così vicini. Nel dedalo del ghat, tra negozietti che sembrano suk, dopo un po' di tentativi per orientarsi e tanto camminare, arriviamo al tempio e da lì, alla guest house dove ceniamo con momo e noodles, condividendo una birra. In stanza l'acqua bollente m'incentiva ad una veloce doccia mentre il phon sul letto cerca di riscaldare il giaciglio e la stanza, ottima pensata!

29 dicembre 2019 Varanasi > Bhubaneswar
Mi sveglio di soprassalto per il casino che qualcuno sta facendo nel corridoio, vorrei fargli 4 urli sulla
porta ma non ho il coraggio di uscire dal mio caldo bozzolo. Prima della sveglia, invece, la ruspa lavora incessantemente smettendo alle 6:20, quando suona la sveglia, vabbè, come direbbe qualcuno "Ma ce la fate?". Partiamo per il giro in barca con la nebbia che, fortunatamente, ci ha graziato. La città è già desta e si muove con quella dolce indolenza che ben si accorda al paesaggio che scorre oltre il parapetto, nel nostro lento incedere con i remi. Mi sento così in pace che mi disturba sia il cicaleccio, che il rumore dei motori delle altre barche che incrociamo. Le offerte scorrono trasportate dalla corrente, un paio di animali morti affiorano dall'acqua mentre in diversi si lavano, purificandosi, nella stessa madre Ganga: questa è l'India. Al ritorno, dopo colazione, con i nostri bagagli, attraversiamo l'ultima volta le stradine per raggiungere i taxi che ci portano in aeroporto. 2 voli con scalo a Delhi, ci consentono di arrivare a Bhubaneswar dove il pulmino ci trasporta all'hotel Sapphire Plaza, direi ottimo, nonostante l'acre odore di naftalina presente ovunque. L'acqua calda consente finalmente di lavare i capelli, ridotti ad un nido di rondini. Si parte poi in esplorazione per bere qualcosa; la zona non sembra offrire molto ma incappiamo in un bar, che sembra un sexy shop, con 2 guardie all'ingresso. Siamo 6 donne con un uomo, quindi suscitiamo non poco scompiglio e curiosità. A fatica ordiniamo e riusciamo a bere alcolici accompagnandoli con pane e, una specie di carasau, che nelle intenzioni dovevano essere patate. Qui la condizione della donna, che comunque non è ancora paritaria neanche in Italia, è distante anni luce da quello che dovrebbe essere.

30 dicembre 2019 Bhubaneswar
Dopo una colazione dove incrociamo un altro gruppo AnM e un viaggiatore solitario, partiamo con pulmino e guida per Nuapatna, un intero villaggio atto alla produzione di sari e sciarpe: c'è chi fila, chi tesse, chi lava ed arrotola teli, chi tinge seta o cotone... Un sari, 5,5mt di stoffa, viene prodotto in 2 mesi di lavoro, sia di donne che di uomini. I tessuti sono davvero belli, i colori vivaci sono intervallati da disegni geometrici o tribali. Gli abitanti del villaggio ci osservano incuriositi come noi loro, molte case sono decorate all'ingresso con disegni bianchi, in onore della dea Lakshimi sperando che entri nelle case portando ricchezza, abbondanza, fortuna, ... Proseguiamo per il villaggio Sadeibareni, costituito da capanne, dove si producono oggetti in argilla, rivestiti successivamente da una specie di striscioline di pongo, ed infine bagnati in una lega composta da vari metalli. Anche in questo villaggio lavorano sia donne che uomini, vivendo in una condizione per noi disagiata ma con una dignità che ha dell'invidiabile. Ci fermiamo per pranzo e poi partiamo per la parte spirituale della giornata, quindi andiamo al villaggio di Joranda. Qui praticano una religione nuova e moderna, in assoluto contatto con la natura, anche se non disdegnano le offerte in denaro. Vestono solo un perizoma o un telo arancione, mangiano vegano e dormono in terra. Mi colpisce un bel ragazzino che con dedizione partecipa al rituale, mi domando cosa ci fa lì e perchè, ma non avrò mai risposta. Il villaggio di Joranda ospita un tempio, assolutamente unico nel suo genere, che è casa della setta induista dei Mahima Sadhus, asceti che sono soliti coprirsi le nudità con la corteccia degli alberi. Il tempio fu costruito a inizio ventesimo secolo anche se l’antico santuario ospitato al suo interno risale a inizio quattordicesimo secolo. La setta degli asceti Mahima fu iniziata da appartenenti alle caste proletarie come riforma sociale contro il predominio del BrahmanesimoLa pratica socio-religiosa dei Mahima è influenzata dal buddhismo e dal Giainismo e si oppone fermamente al sistema castale e all’idolatria. Questa religione vieta il consumo di ogni tipologia di intossicanti, qualsiasi forma di violenza e il consumo di ogni varietà di carne, inoltre cibo e acqua vanno consumati prima del tramonto. Torniamo in città fermandoci in un ristorante con cucina tipica dell'Orissa, come sempre ordiniamo consapevolmente a caso ma tutto è buono e gustoso, anche se speziato e piccante, per fortuna c'è Paolo che finisce, come sempre, tutti gli avanzi.

31 dicembre 2019 Bhubaneswar

E' l'ultimo giorno di questo 2019 iniziato a Trieste, quante cose sono accadute da allora... La giornata trascorre visitando diversi siti archeologici: Lalitigiri, Ratnagiri e Udayagiri, in essi risiedono stupa di varie dimensioni, templi, monasteri, santuari. L'architettura è alquanto curiosa con un non precisato ordine tra cerchi e quadrati o rettangoli. Le statue presenti nel museo archeologico sono davvero belle e, per la maggior parte, ben conservate, rappresentano il Buddha in tutte le sue dissertazioni, e la dea Tara, c'è ancora molto da trovare con gli scavi. Gabriella non sta bene e anche qualcun altro comincia a cedere alla febbre, chissà se sarà stato tutto il freddo di Varanasi. La cena è, ancora una volta gustosa, con un comico finale di acqua e limone. Tra qualche ora è capodanno ma la stanchezza cede il passo ad un sonno ristoratore.

01 gennaio 2020 Bhubaneswar > Puri
Buon anno! Il primo giorno dell'anno in viaggio è un giorno in viaggio come gli altri. Spendiamo la mattinata a visitare i templi in granito di Bhubaneswar, detta la città dei templi; l'uno è diverso dall'altro in funzione dell'anno in cui è stato edificato. Buona parte hanno una cupola pronunciata ed il granito è scolpito. Per accedere alla visita bisogna togliersi le scarpe, si portano offerte di fiori, frutta, si accendono candele e incensi, che profumano l'aria. Tanti visitatori ci chiedono un selfie con loro, evidentemente non è così usuale avere turisti occidentali. Il pranzo si svolge in un 'ristorante' molto local, su un piatto metallico sono presenti diverse salse che devono accompagnare il riso. Considerate le posate bagnate che l'uomo si ostina a mettere nel piatto prima di poterle afferrare per asciugarle, c'è d'augurarsi di non prendere nulla. Dopo pranzo andiamo a Puri e, una volta lì, i poliziotti non vogliono farci passare perchè c'è troppa gente. Dopo non poche trattative, Paola riesce a spuntarla, così arriviamo al nostro albergo. La città costiera di Puri è molto frequentata, poiché comprende uno dei luoghi più sacri dell’Induismo, il Jagannath Temple. Ampio e bello, il tempio è severamente off-limits per i non indù, che possono osservarlo solo da lontano; anche al defunto primo ministro Indira Gandhi non fu concesso di entrare perchè aveva sposato un non Indù.È sempre affascinante osservare i pellegrini che si fanno strada fino al tempio in mezzo ai numerosissimi venditori e veicoli che intasano la principale strada di Puri. La città è invasa dalla resa durante il Rath Yatra (Il festival d’auto di mezza estate con carri che portano in processione le divinità), una delle più spettacolari fiere legate ai templi in India. Anche se Puri viene presentata come località balneare, è diventata piuttosto sudicia.Talvolta gli abitanti si servono della spiaggia allo stesso modo di un gatto con la lettiera. Ripartiamo a piedi verso il ristorante che dista 1,6km, lungo la spiaggia buia perdiamo Paolo, cercarlo e ricercarlo non porta a nulla, che fare? Andare al ristorante nella speranza del wi-fi e che lui sia tornato in albergo per poter comunicare, e così è. Gabriella sta molto male, anche Anna e Alessandra non sono in forma e Marassi ed io siamo raffreddati, tutti ordiniamo ginger-lemon-honey. Torniamo con 2 tuk tuk ottimizzando i posti a sedere, sotto la pioggia: speriamo che la notte sia benefica per la salute di buona parte di noi.

02 gennaio 2020 Puri
La perfetta apparecchiatura del tavolo del buffet con fogli di giornale, la dice lunga sulla colazione!
Partiamo per il villaggio Raghurajpur dove regna l'arte del disegno e dei colori accesi. Gli artisti presenti in molte case, dipingono cartone, stoffe, maschere in carta pesta, sculture, inoltre incidono fronde di palma con motivi che in alcune forme, sembrano merletti. Proseguiamo per il tempio del sole di Konark ove sussiste un incredibile assembramento di gente. Percorrere il viale per giungere ai tornelli è faticoso dovendo fermarsi continuamente per un selfie o per fare l'elemosina. Anche la visita del maestoso tempio ricoperto di sculture non è semplice: adolescenti, adulti, senior...non si scappa al selfie. Il Tempio del Sole è un edificio religioso risalente al XIII secolo, venne costruito in onore dal re Narasimhadeva I ed è un importante santuario per il brahmanesimo, inserito nel 1984 nell'elenco dei  Patrimoni dell'umanità dell''UNESCOL'edificio ha la forma del carro di Surya, la divinità induista del sole, ed è notevolmente decorato con sculture e bassorilievi. La forma del complesso è quella di un carro trainato da sette cavalli su dodici paia di ruote. L'entrata è guardata da due leoni, scolpiti nell'atto di abbattere un elefante da guerra, che a sua volta si trova su di un corpo umano. All'ingresso del tempio si trova un Nata Mandir, dove i danzatori erano soliti omaggiare il dio sole con danze rituali. Tutt'intorno al perimetro del tempio si trovano motivi geometrici e floreali, oltre a statue rappresentanti figure umane, divine e semidivine in pose sensuali, comprese alcune derivanti dal Kama SutraQuando usciamo i venditori di corallo e perle sono implacabili: nonostante non abbia mostrato il minimo interesse mi propongono fili da 50€ scendendo, passo dopo passo, fino a 10€. Il pulmino diventa un rifugio sicuro. Dopo pranzo visitiamo il villaggio di pescatori: gli uomini tessono le reti mentre le donne allineano il pesce sopra la sabbia per essiccarlo. Tra le barche c'è anche chi gioca a carte e Paola approfitta subito per ingaggiare una partita perdendo, oggi non è proprio il suo giorno dato che ha anche danneggiato il telefono. Pessima l'idea di passeggiare in riva al mare, è la toilette degli uomini, accovacciati tranquillamente, e che poi fanno il bidet in mare. Dopo essere tornati sulla strada e aver attraversato parte del poverissimo villaggio, proseguiamo per il tempio di Jagannatha. Il fiume di gente, clacson e confusione è davvero incredibile, un corridoio delimitato da transenne e con un tappeto rosso, porta al tempio. Noi lo circumnavighiamo osservandone le fattezze esterne. Tornati in albergo si cena nei dintorni con un piatto di gamberi.

03 gennaio 2020 Puri > Bhubaneswar
In mattinata eseguiamo 2 soste in piccoli templi prima di arrivare al lago Chilika, precisamente a Managalajodi, da cui parte il nostro giro esplorativo sulle barche che scivolano sull'acqua salmastra  grazie alla spinta del palo in bambù sul fondo. Solchiamo le piante acquatiche osservando diversi uccelli, il silenzio è interrotto dai canti dei volatili, c'è chi pesca, chi vola, chi mangia, chi dorme. Le specie sono diverse e arrivano da varie parti dell'India e dai paesi limitrofi. Peccato che la giornata sia alquanto uggiosa ma la gita infonde una quiete ben lontana dal caos umano. Dopo un gustoso e ricco pranzo, torniamo a Bhubaneswar visitando le cave di Khandagiri e Udayagiri, nelle rocce sono scavati i ricoveri degli asceti.Il complesso è interessante nonostante la spazzatura disseminata un po' ovunque. La colonia di scimmiette si mescola tranquillamente con gli uomini, ovviamente non possiamo esimerci da qualche selfie con questi ultimi. Dopo la visita andiamo al mercato per acquistare incensi, spezie e prodotti Himalaya, in seguito torniamo all'albergo che ci ha già ospitato i giorni scorsi ma, le nostre stanze sono state erroneamente date ad un altro gruppo di AnM. Ci portano in un altro albergo, teoricamente dello stesso livello ma l'odore di muffa aleggia nell'aria. Salutiamo la ns premurosa guida e ceniamo in albergo ordinando pochissimo, siamo ancora sazi dal pranzo: pane, burro, lassi e un dito di prosecco per festeggiare il compleanno di Paolo.

04 gennaio 2020 Bhubaneswar > Calcutta
Sveglia alle 5:15 e partenza per la stazione, il treno per Calcutta ci attende e, tutto sommato, non è
male, con il nostro biglietto abbiamo diritto a colazione e pranzo. Fuori dal finestrino si susseguono risaie, acquitrini con ninfee in fiore e tanta povertà che non saprei se vissuta con tanta dignità o se con una cocente rassegnazione. Quando arriviamo al capolinea, il tassista pazzo che non conosce la strada, si districa in un traffico senza limiti nè confini. Non funzionando il beneamato clacson, urla fuori di sè quando qualcuno gli taglia la strada. Dobbiamo chiedere noi, più e più volte ai passanti, indicazioni per il nostro albergo, lui non capisce nemmeno le indicazioni dei suoi compaesani! Arriviamo 15 min dopo tutti gli altri e ci buttiamo in doccia per poter uscire subito dopo in cerca del mercato. Siamo perseguitati da tutti gli appartenenti dello stesso negozio, appena ti guardi attorno, ne spunta uno che ti riporta dove non vuoi andare. Ultima cena insieme dopo aver faticosamente cercato un ristorante decente, anche qui ceniamo bene concludendo con il tradizionale ginger-lemon-honey. E' a questo punto che Paola colpisce tutti noi con un suo scritto in rima che coglie tutte le sfaccettature dei partecipanti, nonostante il suo fare un po' giullare, che interpreta sovente, si percepisce l'attenzione e l'emozione ad ogni rigo. Concludiamo l'ultima sera in India con un piccolo panettone ed un'ultima bottiglia.

05-06 gennaio 2020 Calcutta > Delhi > Francoforte > Milano
Giro in città, con tutte le sue contraddizioni. Visitiamo il tempio di Kali, divinità femminile, evitando l'accesso per la lunga coda. Paola ci ha regalato ghirlande di fiori di ibiscus rossi, che posiamo alla ringhiera vicino ad una statua. Proseguiamo per il memoriale alla regina Vittoria e, successivamente, al tribunale dell'alta corte, dove alcuni uomini si lavano per strada con estrema naturalezza. In seguito visitiamo il mercato dei fiori, con i colori, i profumi e il capitale umano. Quando stiamo attraversando il ponte succede il fattaccio: un'organizzata banda di ragazzini ci attacca tentando di mettere le mani nelle tasche e nei marsupi, tutti ci difendiamo, casualmente non si avvicinano a me ma son pronta a far volare le mie mani, purtroppo però, a Paolo rubano il portafogli. Torniamo al pulmino con i sensi allertati, ci fermiamo in un villaggio dove preparano statue con una struttura di paglia, ricoperte da fango, saranno dipinte, agghindate ed utilizzate in manifestazioni religiose, in pratica delle specie di statue per processioni. Il nostro giro si conclude in aeroporto dove inizia il lungo viaggio di ritorno durante il quale ci fa visita la befana :-)



Grazie India, per i tuoi colori, per i tuoi sapori, per il misticismo, per l'umanità che racchiudi, per i clacson continuamente suonati, per l'energia che trasmetti, per il profumo d'incenso, per le mucche per strada, per i cani rognosi, per i pochi gatti spelacchiati, per i rutti e gli sputi, per i fiori ovunque presenti, per il Gange che scorre con l'indolente vita vissuta sulle sue rive.
E grazie a questo gruppo di 10 anime (Alessandra, Anna, Carolina, Gabriella, Mauro, Giulia, Paola L, Paola P, Paolo) che si sono mescolate a questa terra di pianti e dolci sorrisi.

Namastè
Frog (Rosanna)

sabato 1 agosto 2020

1a ...eehhh...che pizza RUN

Ultima fatica delle Salamelle prima della pausa estiva; il tema era soggetto a diverse interpretazioni ma, com'era prevedibile, quasi tutti hanno colto il lato culinario, come da foto qui allegate, d'altra parte l'attività è piuttosto ricorrente il sabato sera. Dice il saggio: servono i carboidrati prima di una prestazione sportiva!

Questa volta ho scelto tra le varie foto:
- Bobby Jean & Il Grinch (ex The Hump) in diversa versione
- Aury & Lidio in Pizza Mare e Monti
- Gian in Tutte le pizze di Cornaredo

Ringrazio chi ha partecipato a queste pazzerielle attività a tema, certamente tutti aspettiamo di poter tornare alle tapasciate o corse serie, ritrovandoci nuovamente insieme. Auguro intanto, a nome del Consiglio Direttivo, una buona e prudente estate ed un arrivederci a settembre.
Un abbraccio
Frog & CD





giovedì 23 luglio 2020

1a Ice Cream Run


Una rinfrescante attività ci ha visto partecipi lo scorso fine settimana, qui tutte le foto. Certo mi manca, e non solo a me, la Froggando la Bastiglia che si sarebbe ufficialmente tenuta il 14 luglio ma, ahi noi, i tempi non sono ancora maturi. A conclusione delle serali estive, prima delle pausa di agosto, ci sarebbe stata la Boffalora Volt e Bas che, in realtà c'è, ma in una veste completamente rivista e lontana da quella a cui eravamo abituati: niente assalto al ristoro per rinfrescarsi con anguria, acqua e menta, niente melone come riconoscimento, niente gigantesca anguria da dividere a fine serata, niente piadina e birra al Cin Cin Pub (e quest'anno avevo il menù per poter dare la comanda immediatamente), niente saluti ed arrivederci a settembre... Sicuramente traspare un bel po' di malinconia per ciò che non è stato, ma sono, siamo ottimisti, per ciò che sarà!

Forza Salamelle
Frog



mercoledì 15 luglio 2020

1a Panchina Run

Trovare temi su cui ispirare la corsa settimanale può essere difficile ... per gli altri, ma non per noi. Questo fine settimana è Bobby Jean a lanciare il guanto di sfida e le Salamelle si sono messe a caccia di panchine: lungo i percorsi di corsa, passeggiando nei dintorni di casa o cercandone una durante la gita del week end. Qui trovate tutte le foto ma ne ho selezionate 4, tutte al femminile:
- La new entry Antonella
- Betty sulla panchina per sciatori/fondisti
- Tartarita in versione egizia
- Frog che spinge il filo di Arianna





mercoledì 8 luglio 2020

1a Home working Run

Il tema di questa settimana, proposto da Tartarita, è stato 'I lavori di casa', interpretabile liberamente come faccende domestiche piuttosto che lavorare da casa, questa nuova realtà per molti. Il caldo opprimente non invoglia molto a correre, ma le Salamelle sono sempre attive e non deludono mai, 282km percorsi insieme, distanti ma uniti!
Qui tutte le foto

Frog

lunedì 29 giugno 2020

1a Aperi Run

La più amata dai milanesi e non solo...una cucina? No, una bella corsa a tema aperitivo. Certo è difficile dare il meglio di sè durante la corsa, camminata o pedalata che sia, ma si aspetta il momento giusto e taaaac, Le Salamelle sono ligie al tema settimanale, anzi, secondo me non vedevano l'ora. Tra le diverse foto qui presenti ne ho selezionate 3:

  1. Il pettorale più bello (da notare il particolare del Duomo), Illy
  2. L'aperitivo più originale per chi è a dieta, Betty & Miry
  3. L'aperitivo salutista, Cla
Non importa come, con cosa o da dove, il bello e vedervi divertire.
Pronti per la prossima sfida?

Frog




martedì 23 giugno 2020

1a Cantieri Run

Dicono che l'Italia deve ripartire, dicono che un modo per ripartire sia fare le piccole e grandi opere, così perchè non organizzare una corsa che testimoni i cantieri che incrociamo sul nostro percorso? E poi c'è anche l'effetto "umarel" che è sempre molto apprezzato :-)
Al posto d'onore il cantiere dei cantieri, il nuovo ponte di Genova, bravo Marassi, ci speravo!
Devo constatare una grande partecipazione, ben 33 iscritti, la lotta per i premi migliori alla festa di Natale si fa agguerrita...anche se non avremo premi, ma qualcosa c'inventeremo, la creatività non ci fa difetto ;-)

Qui tutte le foto e sotto la foto principe...anche se Marassi fa impressione!
Frog


lunedì 15 giugno 2020

1a Monument Run

L'idea della corsa è venuta ad Ambro, cosa fare con le foto è venuto in mente a me, voi avete partecipato, Barbara ha raccolto le immagini in una cartella, Drummer ha montato il filmato, Giorgy ha compilato il foglio presenze e km, Guaz aggiornerà la classifica: questo vuol dire essere una squadra, questo significa essere gruppo, e che gruppo! Guardate qui:


Frog

lunedì 8 giugno 2020

1a Canta Run

Quando mi è venuta in mente una corsa del genere, non avrei mai, e dico mai pensato che sarebbe stata così partecipata nella parte ludica, per ben 2km in più in classifica. Questo week end è stato particolarmente divertente, fantasioso, in poche parole, incredibile! Un grande plauso a tutte le Salamelle che si sono messe in gioco senza remora, grazie per quello che siete.
Frog

PS C'era anche un vocale della Cla ma non c'è verso di caricarlo, sigh!













mercoledì 3 giugno 2020

1a CUR INSULSERI CUI RAN

Dopo il lungo lock down e tanto dolore, c'era bisogno di leggerezza, rispettando però le regole ancora in atto. La richiesta è arrivata forte e chiara, ed è stata raccolta slittandola di una settimana. Cosa c'inventiamo? Mmmmhhh! In realtà lo spunto è arrivato da Ambro: "Io comunque Frog il due giugno voglio correre con te perché alla 'Cur cui ran' non rinuncio", così, con il benestare del CD che non sapeva cosa avevo in mente, ho scritto ed inviato la mail...

Ed è stato un successo! Ecco qui le foto.

La partecipazione di ben 32 Salamelle ha indicato la voglia di essere gruppo, sebbene si debba stare distanti, certo siamo lontanissimi dalla nostra vita prima del covid, ma tutto si trasforma, e va bene così. Quindi chi correndo, chi camminando, chi pedalando, abbiamo percorso più di 425km riconosciuti, in realtà molti di più. La prima sfida è stata raccolta, anche se non sempre è stata rispettata la regola di correre veramente con una rana 😜 comunque è stato divertente e simpatico constatare cosa qualcuno si è inventato, bravissimi!
E la prossima sfida? 😂😂😂
Frog

lunedì 20 aprile 2020

Sumatra

Per le foto clicca qui

9-10 Agosto 2019 Milano-Jakarta
Si torna in Indonesia per una nuova destinazione, Sumatra, 5a isola del mondo per estensione, un viaggio che ha fortemente attratto la mia curiosità. Siamo in 4, abbiamo ricostituito il gruppo Mongolia nonostante il "mai più" di qualcuno ;-) I 2 voli con scalo a Istanbul, ci portano a Jakarta ma, quando arrivo in albergo, il mio mal di testa è cresciuto esponenzialmente così non vado a cena con gli altri ma provo a riprendermi.
11 Agosto 2019 Jakarta-Padang
La mia sveglia è puntata alle 3:35 , il telefono dell'albergo suona alle 3:00 ma sono sveglia dall'1:00. In aeroporto scopriamo che il nostro volo è stato cancellato, quindi prenderemo quello delle 9:00, il tempo trascorre tra chiacchiere e colazioni fino alla partenza. Sumatra ci accoglie con una vegetazione lussureggiante e un transfer alla home stay di Sofia, ns ospite e corrispondente. A piedi andiamo davanti alla moschea per partecipare al rito della macellazione della carne; non avevo mai visto qualcosa del genere anche se, per certi versi, mi ricorda Lamalera. Dopo il pranzo offerto da Sofia, in casa sua, le sue figlie ci accompagnano per una passeggiata nel villaggio dove tutti
sorridono accoglienti. Nel tardo pomeriggio partiamo per la riva del mare al fine di osservare il tramonto, e lì riusciamo a farci procurare delle birre (siamo in un paese mussulmano), che sorseggiamo sgranocchiando arachidi non tostate. Andiamo a cena il un posto apparentemente tipico, dove portano tantissimi piattini stipandoli sul tavolo, tutto è piccantissimo e decisamente poco buono, il conto viene preparato conteggiando i piattini utilizzati, mentre gli altri vengono portati negli altri tavoli, mah, paese che vai...
12 Agosto 2019 Padang
Piove! La colazione viene mangiata, in una qualche maniera, alla reception, buona parte delle persone che conosco sarebbero inorridite. Dopo un po' d'indecisione si parte per il mercato che mostra sempre il lato umano che tanto mi piace. Tutti ci guardano curiosi rispondendo ai sorrisi, talvolta chiedono "Where are you from?". Le merci sono esposte con cura, cariche dei loro colori tra cui spicca il rosso del peperoncino che spesso viene pestato tra pietre per farne purea, mi vien da pensare che in Calabria sono dei dilettanti. Ci spostiamo in un villaggio dove ci stanno preparando il pranzo, una donna rubiconda e sorridente mi chiede di aiutarla a tagliare le melanzane con un cutter arrugginito, ovviamente non me lo faccio ripetere. Dopo un giro al villaggio e il pranzo condiviso con i ns ospiti, in piedi e con le mani, andiamo nella foresta per un trekking alle cascate. Sofia sbaglia strada ma, cocciutamente, ci trascina nell'acqua con il rischio di scivolare sui massi. Arriviamo alla cascata dov'è possibile fare il bagno nella piscina naturale, un bel posto, ma siamo troppi. Torniamo alla home stay dopo qualche inutile tentativo di acquistare delle birre, la cena cucinata da Sofia è buona ma insufficiente, deve preparare altre pietanze dopo la solerte e giusta lamentela di Elena. Si torna in stanza dopo un briefing alla lavagna per preparare lo zaino.
13 Agosto 2019 Padang-Siberut
Sveglia all'alba e si parte per il traghetto che prendiamo al volo, abbiamo rischiato di non salire, Sofia ha acquistato i biglietti il giorno prima e siamo arrivati con molto ritardo, dovevamo avere la colazione e invece niente, troviamo posti scomodissimi e sparpagliati, all'aria aperta, in una bolgia infernale (no alpitour?!) La navigazione è lenta, la palpebra cala e la pancia brontola. Arrivati a Muara ci dividiamo su 2 pickup dove viaggiamo in piedi percorrendo la mono strada fino all'arrivo presso una casa dove ci offrono thè (tralasciamo lo stato dei bicchieri). Saliamo su 2 lunghe barche che navigano placidamente tra 2 ali di rigogliosa vegetazione trasmettendo una pace infinita. Quando arriviamo indossiamo i nostri stivali (grazie Patty) e, aiutati dal gruppo di Mentawi in attesa sulla riva, saliamo sulla terraferma. "I piccoli agglomerati mentawiani sorgono in luoghi nascosti dalla fitta vegetazione tropicale dell’isola e sono formati solo da grandi palafitte con il tetto a spiovente, dette uma, dove possono convivere fino a dieci famiglie. La struttura sociale si basa sulla comunione di beni di tutti i partecipanti della comunità dove anche i figli vengono allevati da tutte le donne del clan. L’etnia dei mentawiani presenta una corporatura esile ma agile che indossa abiti di corteccia che copre parzialmente la pelle chiara generalmente ricoperta da molti e raffinati tatuaggi effettuati in varie occasioni della vita di un uomo. L’arte del tatuaggio è particolarissima e molto dolorosa è rappresenta una prova di grande coraggio per i giovani adolescenti il sottoporsi a questo trattamento che li fa entrare direttamente nel mondo degli adulti. La popolazione mentawiana è davvero particolare e completamente diversa dalle altre popolazioni di Sumatra con linguaggio, usi, costumi, e religione propri. La religione è basata sull’attribuzione di un anima immortale che periodicamente torna sulla terra sotto varie forme, oltre che a ogni elemento della natura, anche agli oggetti di uso comune. "Osservo dal vivo questo popolo di cui ho visto foto e video, sono davvero affascinanti. Il percorso fino alla loro uma è un po' complicato a causa della palta, gli stivali affondano rendendo difficile ogni passo, caparbiamente voglio portarmi lo zaino, non sono mica una donna avventura da tv, quindi arrivo in un bagno di sudore e sufficientemente lercia. La palafitta che ci accoglie è composta da 3 grosse stanze disposte in lunghezza, noi siamo collocati nella prima dove cerchiamo di montare, con non poche difficoltà, le nostre zanzariere personali, il rischio malaria è molto alto in questa isola (no Gigi, neanche questa volta sono inciampata in vaccinazioni e profilassi). La cena cucinata da Sofia è buona e varia, poco sufficiente per alcuni, mentre per me va bene. Dopo cena appare un mazzo di carte dai ns ospiti, ecco, abbiamo 'inquinato' anche questa etnia, ma sarebbe troppo comodo che loro vivessero completamente allo 'stato brado' per consentire a noi di scattare foto, siamo degli ipocriti. Mentre vado a far pipì nel ruscello, perchè ovviamente il bagno non esiste, tutto si fa nel ruscello che porta al mare, osservo la luna tra gli alberi e mi sento libera ma comunque imbrigliata dal ns status sociale.
14 Agosto 2019 Siberut
La notte trascorre nel dormiveglia tra gli innumerevoli rumori notturni: lo scricchiolio del pavimento di legno sul quale dormiamo, il grufolare dei maiali sotto i noi, il continuo chiacchiericcio dei ns ospiti, verso l'alba comincia a piovere così guizzo fuori dalla zanzariera per recuperare i panni stesi. Dopo colazione andiamo nella giungla per assistere al processo di fabbricazione dei perizoma per i maschietti: con un machete, il più giovane dei 3 sciamani abbatte un albero, (lo so, a furia di fare demo tireranno giù tutta la giungla?), con coltelli e machete incidono la corteccia ricavandone delle strisce che battono con del legni per ammorbidire le fibre, e ne ricavano una specie di tessuto. Successivamente si va a pesca, attività riservata alle donne: ci fanno indossare il gonnellino tipico in foglie e ci trascinano nell'acqua, con un retino o affondando le mani nella terra, si dovrebbero pescare gamberi e pesciolini. Dopo il pranzo a base di spaghetti al ketchup, andiamo a cercare le larve in un tronco marcio e ne troviamo un bel po', grosse e succulenti, che cediamo più che volentieri ai ns ospiti per cena. In ultimo osserviamo come si preparano le frecce avvelenate per la caccia: si gratta la corteccia dell'albero giusto per ricavarne curaro, si spreme insieme a ginger e peperoncino ricavandone un liquido per bagnare le punte delle frecce che poi vengono asciugate sul fuoco. Il resto del pomeriggio trascorre purtroppo in ozio anche se in realtà, nel retro della uma, le donne sono intente nelle più svariate attività: intrecciano gerle, fanno il bucato, allattano la piccola senza biberon, senza ambiente sterile, senza culla all'ultimo grido. La cena è abbondante: pollo, crocchette di patate, pasta, verdure. Dopo cena iniziano le danze tribali dove gli uomini devono partecipare indossando i perizomi di corteccia: ovviamente non c'è confronto tra i fisici degli uni e degli altri. Comunque la serata è divertente e leggera, lo è meno nella fase di rimontaggio delle zanzariere e dei giacigli per la notte. Un'altra notte sul pavimento duro con
i rumori della giungla.
15 Agosto 2019 Siberut-Padang
"Chicchirichiiii" il gallo canta prima dell'alba e praticamente nelle nostre orecchie dato che è appena oltre le nostre zanzariere, sotto il ns stesso tetto. Dopo colazione con lo zaino in spalla, ritorniamo al fiume infangandoci nuovamente, oltre a diversi indumenti lascio anche gli stivali che Patrizia mi ha prestato dicendomi di regalarli. Saliamo sulle barche salutando i nostri ospiti dai dolci sorrisi e navighiamo a ritroso mentre imbarchiamo acqua. Dopo il pickup ed il lungo trasferimento in  traghetto torniamo a Padang, al Zuri Hotel e finalmente ci spulciamo a dovere sotto una doccia calda. La cena viene consumata in un ristorante vicino e poi si finisce la serata in un locale che serve birra mentre trasmette musica hunz hunz.
16 Agosto 2019 Padang-Batusangkar
Dopo l'incursione in un negozio di batik assistiamo ad una manifestazione con parate militari di ragazzi e ragazze in età scolare, un nutrito gruppo sugli spalti canta in coro, la commistione di culture è sempre molto simpatica; noi fotografiamo loro e viceversa. Proseguiamo in un paio di negozi per acquistare un capo di abbigliamento locale da indossare durante la cerimonia del matrimonio minankgabau dove siamo invitati. La sposa è talmente artefatta da fare impressione mentre le sorelle, sotto i lori veli colorati, sorridono sommesse e curiose, facendo domande e toccandomi i capelli ricci. Ci apparecchiano sui tappeti offrendoci il pranzo e spiano le nostre reazioni: per loro è un onore avere ospiti stranieri e noi non possiamo certo fare gli schizzinosi alla loro tavola. Dopo aver danzato con loro risaliamo sul pullman fino a Batusangkar dove arriviamo in serata. In 5 andiamo in avanscoperta della città fermandoci a cenare in un posto che sembra il meno peggio. Il ragazzo che lo gestisce è così gentile che ci procura 3 birre da bere di nascosto tenendo le bottiglie sotto il tavolo, in un sacchetto di ghiaccio, nell'inutile tentativo di refrigerarle. Di ritorno in albergo ci imbuchiamo ad una festa per l'elezione di una qualche miss e Lory mi fa cantare sul palco, non posso credere di farlo davvero. Pestando un tappeto di simil cimici che ci cadono anche in testa, torniamo nella hall.
17 Agosto 2019 Batusangkar-Padang
Batusangkar è la capitale della reggenza Tanah Datar, è conosciuta come la città della  cultura. Visitiamo il palazzo reale, ricostruito 2 volte a causa degli incendi causati dai fulmini: è composto interamente di legno con preziosi intarsi colorati, le assi scricchiolano sotto i nostri piedi. Il tetto rappresenta le corna dei bufali e questa architettura la si ritrova in diversi edifici. Continuiamo il viaggio fermandoci in un punto panoramico che abbraccia la Harau Valley e da qui arriviamo a destinazione per il pacu jawi (la corsa dei tori). "La gara si svolge in una risaia - ovviamente senza riso, ma con l'inevitabile fango. I tori, specialmente i tori allevati per questo scopo, possono correre molto velocemente. Immaginate due bestie enormi e un cavaliere trascinato dietro come un aratro. Sfortunati fantini che non riescono ad aggrapparsi ai tori si tuffano nella palta, di solito a capofitto. Una particolarità di Pacu Jawi è che guidare i tori non è stato reso conveniente per i fantini: le imbracature sono primitive - anelli di bambù attaccati al collo dei tori e non interconnessi. Questo significa che il cavaliere non solo deve mantenere l'equilibrio su un posatoio precariamente stretto, ma anche evitare che gli animali corrano simultaneamente in direzioni diverse - se il divario tra i tori cresce troppo, finisce per fare delle spaccature, e subito dopo, il fantino è sdraiato a faccia in giù nel fango. L'unica cosa a cui aggrapparsi sono le code dei tori. Anche il controllo degli animali non è un compito semplice. Poiché non si possono usare fruste, canne o stimoli per incitare le bestie e farle correre più velocemente, i fantini ricorrono a morderle nella groppa. Sì, è come sembra - mordere il culo di un toro mentre vola attraverso fontane di fango liquido. Questo è probabilmente lo sport meno igienico del mondo. Ciò che distingue Pacu Jawi rispetto ad altre gare simili è che la competizione non è realmente condotta per gli esseri umani. Il premio per il cavaliere vincitore può essere nominale, o, più spesso, immateriale - rispetto e ammirazione della comunità. Per lo piu', lo fanno solo per divertimento. Sono i tori che traggono il massimo beneficio da questo concorso - gli animali vincitori sono tenuti come allevatori. Hanno una vita perfetta, edonista - nessun duro lavoro sul campo, mucche illimitate, e un'esenzione dal destino comune del bestiame: il coltello da macellaio." Talvolta i tori escono dal percorso rischiando d'investire le persone. Mentre passiamo dall'altra parte della strada, perdo o mi rubano la macchina fotografica. Credo non siano passati nemmeno 10 min quando me ne accorgo ma, nonostante le ricerche, non trovo più la macchina. Veniamo avvicinati da ragazzi che dicono di aver visto chi l'ha presa, da qui è un continuo contattare altre persone, è una situazione piuttosto strana, inizialmente penso ad una richiesta di riscatto ma così non è, alla fine Sofia lascia il suo numero di telefono per vedere se per caso salta fuori: come ho fatto ad essere così stupida? Ripartiamo per il mercato di Bukkitinggi che, rispetto a quello di Padang, non è granchè. Torniamo quindi a Padang fermandoci a cena lungo la strada: colonie di formiche, gechi, insetti vari, sporcizia ma ottimi noodles!
18 Agosto 2019 Padang-Nias
Dopo un nuovo giro al mercato di Padang al mattino ricevo buone notizie: hanno ritrovato la mia macchina fotografica che potrò recuperare a Medan pagando il trasporto :-) Dirigiamo in aeroporto per il volo verso Nias, isola a nord-ovest di Sumatra, separata dallo stretto di Mentawai, popolata in passato dai temibili cacciatori di teste. All'arrivo, dividendoci nei taxi, raggiungiamo dopo diversi km il ns 'albergo' a sud dell'isola, la posizione sul mare è davvero molto bella, peccato che le stanze sono davvero indecenti anche se i proprietari sono gentili e cordiali. Facciamo una passeggiata sulla spiaggia ritornando indietro dalla strada e fermandoci ad osservare i surfisti che fanno bella mostra di sè. Ritroviamo gli altri in un bar in riva al mare e condividiamo una birra ristoratrice accarezzati dalla brezza. La cena a base di pesce è preparata dai nostri ospiti e da Sofia ma, durante lo svolgimento, assistiamo sconcertati ad una imbarazzante scenata da parte di Anna nei confronti di Marco. Certamente non condivido molte cose di questo viaggio e della gestione del capogruppo ma, una sfuriata del genere davanti ha tutti, è quantomeno inopportuna. In qualche modo si ripristinano le dinamiche di gruppo e la serata prosegue concludendosi con le chiacchiere in terrazzo fino a quando si scatena un furioso temporale.
19 Agosto 2019 Nias - Sibolga
Dopo colazione giochiamo a tetris con auto, persone e bagagli, c'è poco da fare, ci vuole un'auto aggiuntiva! Visitiamo 3 villaggi megaliticBawamataluo, Hhilismaetano e Orahili, con le tradizionali case di legno poggiate su palafitte incrociate. I sorrisi dei bambini riscaldano il cuore. Nel villaggio sono sparsi diversi pezzi di reperti archeologici niassani e dei conquistatori olandesi. Purtroppo non  assistiamo alla danza tradizionale Tulo-Tulo, con i danzatori vestiti con antichi costumi fatti di piume, ma ammiriamo il salto della pietra dove 2 ragazzi danno prova di coraggio saltando un altare a forma di piramide alto più di 2 metri. Andiamo a pranzo in un ristorante che cucina ottimi piatti tipici e successivamente proseguiamo verso il porto con qualche sosta lungo il percorso. La passeggiata in riva al mare tappezzata da spazzatura, mi fa rivalutare di molto le nostre spiagge, seppur spesso da noi violentate. Ceniamo al porto con pesce grigliato e ci imbarchiamo sul traghetto che ci riporta a Sumatra: abbiamo le cuccette in un open space condiviso con i locali, i miei piedi puzzano terribilmente anche se cerco di detergerli con le salviette. Quella scostumata di Eva indossa dei pantaloni che si aprono lasciando vedere le gambe, viene ripresa da un addetto, siamo pur sempre in un paese mussulmano. Ci adagiamo nelle nostre cuccette nella speranza che la traversata sia tranquilla, ahimè, ho la lampada sul letto che mi illumina a giorno.
20 Agosto 2019 Lago Toba (Samosir)
A parte qualche rollio più accentuato ed il bimbo che talvolta piange, la notte scorre veloce. Sbarcati dal traghetto saliamo sul pullman per il lunghissimo trasferimento al Lago Toba dove dobbiamo aspettare il traghetto. Mentre con Eva e Loredana gironzoliamo condividendo il tipico cicaleccio femminile, scoppia l'ennesima inutile polemica che si risolve con una Sofia in lacrime (così ci dicono). "Il lago Toba è un lago vulcanico di 100 km di lunghezza e 30 km di larghezza situato a nord di Sumatra. Il grande cratere si riempì d'acqua e al centro una nuova montagna che oggi raggiunge i 1600 metri di altitudine forma l'isola di Samosir." L'isola dà il meglio di sè dal traghetto, un po' meno lungo la strada asfaltata che percorriamo in 3 spiando il primo bacio della nuova coppia. A cena siamo in un posto davvero troppo lento nel preparare e servire così, per ammazzare il tempo, mi faccio leggere le carte da Loredana; abbiamo rimandato questa smazzata a lungo e la prendo sempre come un gioco, com'è giusto che sia ma, incredibilmente, legge cose che non potrebbe in alcun modo sapere...
21 Agosto 2019 Samosir
Visitiamo i villaggi Batak dell'isola che Modigliani, anni fa, esplorò così come tutta Sumatra. La nostra guida è prodiga di spiegazioni delle tradizioni e dei significati. Noi ragazze siamo chiamate, durante la rappresentazione di alcune danze tribali, a partecipare: non è affatto semplice muoversi con un sacco di riso in equilibrio sulla testa. Quando usciamo dall'ultimo villaggio visitiamo la scuola antistante; gli alunni di una 6a elementare ci cantano una canzone suonando i tamburi. Successivamente, sotto una pioggia antipatica, visitiamo la cascata Sipisopiso. "L’acqua sbuca da una spaccatura del monte, e cade in volume enorme da un’altezza di circa 100 metri con due salti; l’inferiore ne misura circa 40. Per molti metri si sollevano ancora gli spruzzi, che si spargono per ogni dove." Pranziamo con i migliori noodles del viaggio e visitiamo il mercato con i colori, i rumori, gli odori più variegati. Tornati in albergo visitiamo i negozietti incustoditi lungo la via, questo popolo non ha la minima percezione di un possibile furto, beati loro. In serata un buon pesce di lago alla griglia e la solita problematica gestione dei conti, uffa.
22 Agosto 2019 Samosir - Bukit Lawang
Giornata di trasferimento lunga e pesante, impieghiamo 11 ore a raggiungere l'eco lodge che ci accoglie nelle tenebre e sotto la pioggia, nell'intermezzo c'è il pranzo con nasi goreng e papaia, il recupero della mia macchina fotografica, la disperata ricerca di un distributore che abbia gasolio per il nostro pullman, un caffè in un bar dove mi chiedono di cantare (fossi brava!). La location che ci ospita è bella e confortevole, peccato solo che non ci sia acqua calda. Sofia, tirando le somme di questo viaggio, si scusa ed è dispiaciuta dei malumori e per quello che non è andato per il verso giusto, una cosa la condivido senza remore: siamo in Indonesia, non in Italia, certe pretese possiamo averle a casa nostra altrimenti non saremmo viaggiatori ma turisti, e c'è una bella differenza.
23 Agosto 2019 Bukit Lawang - Medan
Salutiamo definitivamente Sofia con abbracci e molte sue lacrime. Dopo un breve briefing iniziamo il trekking nella giungla, dove sudiamo le note 7 camicie, e forse qualcuna in più. Gli orango tango si palesano davanti ai nostri occhi, con emozione osservo madre e figlio con il naso all'insù: le braccia lunghe, il pelo rossiccio, il muso pacato, gli occhi dolci. Ne incrociamo diversi nel nostro incedere, tra le foglie degli alberi, l'umidità al 200% ed i rumori sommessi e non della natura. Concludiamo il trek in riva al fiume, dove ci aspetta il buon pranzo al sacco che le scimmiette cercano di rubarci. Giusto il tempo di togliere i vestiti e discendiamo il fiume facendo un blando rafting su camere d'aria, fino a tornare al lodge. Ci cambiamo riprendendo i bagagli per tornare a Medang. Ultima cena a Sumatra con gamberi alla griglia che sono in realtà una specie di frittata e l'immancabile Bintang.
24 Agosto 2019 Medan - Jakarta - Milano
A differenza di quanto previsto, scopriamo che in mattinata è previsto un piccolo giro in città: visitiamo la Grande Moschea con le decorazioni azzurre, il palazzo Maimun nei toni del giallo, e spendiamo le ultime rupie in un centro commerciale per poi iniziare il lungo viaggio di ritorno.

Cosa resta: una popolazione estremamente cordiale, accogliente e gentile, diverse belle esperienze intervallate da trasferimenti troppo lunghi, gli ultimi sciamani che però non sembrano più autentici, nasi goreng, noodles e spesso birra, siamo partiti in 4 e torniamo in 5 in un gruppo di 16. Qualche giorno dopo il nostro ritorno, veniamo messi al corrente che la dolcissima Carla è ricoverata in un reparto infettivi a Roma per aver contratto la dengue. Si ristabilisce grazie alle cure mentre noi siamo contattati da AnM e, chi sì chi no, dalle ASL locali. Fortunatamente nessun caso di malaria nonostante l'alto rischio.

Rivivendo ora questo viaggio attraverso quello che ho scritto, lo rivaluto, perchè il tempo elimina le cose negative lasciando solo i ricordi più belli.

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lunedì 6 aprile 2020

Essere gruppo


Cosa vuol dire essere un gruppo al tempo del coronavirus? Mah difficile dirlo, però ci si prova, quindi, quando Bobby Jean mi ha girato un messaggio per la 1a Stra in Casa, abbiamo colto l'occasione per partecipare come Salamelle. Ognuno si è iscritto con un offerta libera a un ospedale italiano o alla Protezione civile o all'Hospice di Abbiategrasso, ed ha ottenuto un pettorale che ha un significato più profondo rispetto a tutti i pettorali collezionati in passato. Quindi via a qualsiasi attività le nostre mura domestiche ci consentono di eseguire e, con le nostre magliette verdi, siamo stati vicini, intenti nello stesso obiettivo: fare del bene, stare bene, sentirsi bene. Inoltre c'è stata la prima partecipazione di Antonella, insieme a Marino i nuovi iscritti al gruppo. La classifica era lì ferma dal 25/02/2020, un'enormità per noi che ci divertiamo puntando la tal persona, le tal presenze, i tal km, bisognava trovare il modo di muoverla, e questo credo sia un bel modo.

Grazie Salamelle, per me questo significa essere gruppo, alla prossima occasione.
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venerdì 27 marzo 2020

QUANTO E' UN METRO DI DISTANZA?

Infermiera e runner.  Moglie di un infermiere, runner pure lui.
Peggio di così non poteva andare. Blindati in una blindatura forzata.
Sono ormai tre settimane che non ci abbracciamo e baciamo più. Ognuno ha il suo bagno, attenti a non bere a canna dalla stessa bottiglia e a lavarci e disinfettarci così spesso le mani che sono tutte screpolate. L'altro giorno il Grinch mi ha chiesto una crema per le mani e gliel'ho messa, stando a distanza. Era il primo vero contatto dopo giorni: quanto può essere bello mettere la crema sulle mani della persona che ami? Non ci avevo mai fatto caso. Penso che sono ormai settimane che quando uno dei due entra dalla porta di casa la prima domanda è "Allora?". Che in realtà vuole dire "Pazienti positivi? Avevi tutti i presidi? I colleghi come stanno?". Poi arriva una telefonata. E' per me. Humanitas di Rozzano: mi vogliono proporre un contratto di collaborazione visto il mio Curriculum. Faccio il colloquio su Skype e in meno di due ore ho un contratto in mano. Tutto si conclude con la domanda: "Ha capito vero che cerchiamo personale per la Rianimazione Covid?". Certo che l'ho capito ma in realtà mi chiedo anche dove non ci sia pericolo in questo momento. Dove c'è un ospedale non Covid? E poi parliamoci chiaro: questa è la nostra professione. Io, per lo meno, non saprei fare altro. Non so fare altro. E così da domani tornerò in ospedale.
Almeno avevamo la corsa che riusciva a "svagarci" ma adesso non c'è più nemmeno quella. Fin da subito abbiamo deciso di interrompere le uscite sia perché avevamo troppa paura di farci male o che capitasse qualcosa ma soprattutto perché non avevamo più "la testa". Tutto quello che sta succedendo è stato così veloce e improvviso che ci ha colti alla sprovvista. Abbiamo iniziato a vedere colleghi ammalarsi ed essere ricoverati...
Continuiamo a vedere le scritte "ANDRA' TUTTO BENE" ma noi non riusciamo a dirlo (non ci crediamo, diciamo che ci speriamo) ma la sensazione è che ne usciremo con le ossa rotte. In questi giorni cerco di pensare a dei bei momenti passati ma faccio fatica perché arrivo da un anno disastroso che di bei ricordi ne ha lasciati pochi, pochissimi. Poi ieri ho iniziato a riguardare le foto delle Salamelle sul sito e un sorriso si è affacciato sul mio viso.
Non dico più di restare a casa ma dico restate a casa e riscoprite cosa vuol dire mettere la crema sulle mani di un vostro caro, pranzare insieme con calma o vedere un film tutti insieme sul divano. Voi che potete, fatelo. Perché noi non ci possiamo concedere più neanche quello. Noi abbiamo imparato cosa vuol dire un metro di distanza.
Noi viviamo a un metro di distanza. E' tantissimo. Immenso. Voi che siete a casa, abbracciatevi. Fatelo anche per noi.

Con affetto, Bobby Jean e il Grinch

martedì 24 marzo 2020

#Andrà tutto bene

Drummer qualche giorno fa mi ha mandato una foto, venerdì scorso mi ha scritto "Matteo vorrebbe mettere la foto sul sito". Eccola! Il suo messaggio, come quello di tanti bambini, è semplice e chiaro, lo dicono a gran voce, caricandolo di colori e di significati, come solo loro sanno fare. Sta a noi cogliere il loro suggerimento, la loro richiesta, la loro speranza, il loro desiderio, e portarlo avanti, in questi giorni difficili ma non solo, perchè altrimenti sarebbe troppo banale, anche quando tutto questo sarà passato. Tutti siamo travolti da questa pandemia che non fa distinzioni, direi che è assolutamente democratica e, nonostante le restrizioni, le vittime, la grande sofferenza, sono convinta che non solo andrà tutto bene, ci farà anche bene, risvegliando le nostre coscienze sopite. E poi ci sono loro, i nostri supereroi che, come tutti i supereroi indossano la maschera e a cui auguriamo di poterla dismettere presto.



Tra i tanti messaggi e video che in questi giorni inondano le nostre chat, ne ho scelto uno che racconta, a mio avviso, in modo chiaro i nostri giorni, perchè tutto ha un senso, nonostante sembri un film, è tutto vero, questa è La nostra Vita ed E' Adesso.


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domenica 22 marzo 2020

FIASP STA A CASA

COMUNICATO EMERGENZA CORONAVIRUS

Avrete sicuramente tutti notato come in questi giorni e sempre in maniera più pressante si vedono scorrere immagini di persone che semplicemente camminano o che con abbigliamento tecnico sportivo fanno Jogging e queste immagine vengono associate al problema che non diminuisce l’incidenza del per contagio del coronavirus creando, nella pubblica opinione, un rapporto di causa ed effetto tant’è vero che il Ministro dello Sport ha preannunziato divieti in tale campo di attività.
Questo appello esclude con forte credo e convinzione che i nostri affiliati siano sostanzialmente coinvolti in questa problematica, FIASP nel ludico motorio ha da sempre lanciato un messaggio di fratellanza solidarietà sensibilità; nella moltitudine di tali immagini vi sarà sicuramente qualcuno che partecipa alle nostre manifestazione e questo per mero calcolo delle possibilità ma vi è e anche qualcuno che organizza una marcia autogestita con tanto di foto e picnic (uno di essi è ricoverato).
Un orribile messaggio attraversa il settore del ludico motorio che noi tutti tanto amiamo e a cui tanto di noi stessi dedichiamo. Nei contatti avuti in questi giorni con la Dirigenza Periferica, posso dire che essa condivide con la Presidenza un senso di disappunto, sofferenza, rabbia, dolorosa impotenza. Ritengo giusto che questa Federazione si appalesi e si unisca al generale quasi assordante ma non da tutti sentito appello di stare a casa.

**FIASPSTAACASA** senza distinguo ed eccezioni, lo esprime chiaramente per la sua storia, i valori della sua tradizione, la serietà ed il costante rispetto delle regole che ha sempre dimostrato.
Facciamo in modo che non continuino a scorrere immagini che, trasmettendo un senso di fanatico menefreghismo, di qualcuno, distruggano un patrimonio di tutti quelli che ci onorano della loro presenza nelle nostre manifestazioni. Non diamo il pretesto che coloro che hanno da sempre praticato, praticano e praticheranno le
attività ludico motorie vengano additati come i moderni untori della peste Manzoniana.
Noi possiamo far ben poco ma impegniamoci a diffondere ai nostri amici conoscenti diciamo a noi stessi ed a tutti che FIASP sta a casa. Che FIASP esprime sofferenza solidarietà e gratitudine a chi combatte in prima linea e nel rispetto del bene supremo della vita adoperiamoci per il rispetto delle regole se vogliamo contribuire ad uscirne.
Facciamo in modo che il Secondo Raduno Nazionale dei Comitati Territoriali FIASP si possa svolgere liberamente ed i nostri vessilli, spiegati al vento, lancino un messaggio di gioia della vita che riparte e comunichino il riconoscimento ed il compenso per i sacrifici che tutti noi abbiamo sostenuto.
Il Presidente Nazionale FIASP
ALBERTO GUIDI


FEDERAZIONE ITALIANA AMATORI SPORT PER TUTTI
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Tel e Fax 0376.374390 – mail segreteria@fiaspitalia.it
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giovedì 12 marzo 2020

#io resto a casa


Perché? Semplicemente perché è la cosa giusta!

#io resto a casa: perché sabato ero in montagna, abbracciata dal Monte Rosa e, seppur defilata dalle molte persone sulle piste da sci, ma impegnata in percorsi quasi deserti per ciaspolare, mi sento un’incosciente

#io resto a casa: perché ho la fortuna di poter lavorare ovunque con un computer e una linea dati, mentre molti devono andare a lavorare, chi super bardato, chi con un timore che dissimula dietro l’ironia, e così tanti sono a casa magari dopo aver affrontato cassa integrazione e disoccupazione

#io resto a casa: perché bisogna dare il buon esempio e non possiamo chiedere agli altri di non uscire mentre noi cerchiamo la solita scappatoia

#io resto a casa: perché non ho ancora frigorifero e dispensa vuoti, quindi non morirò di fame, anche se ho gli ultimi panini congelati e solo carote e mele come frutta e verdura fresca

#io resto a casa: perché ci sono lezioni per qualsiasi esercizio fisico, quindi posiziono il tappetino in soggiorno e seguo il video

#io resto a casa: perché devo riprendere i ragazzini in giardino che giocano a pallone, o meglio, dovrei riprendere i loro genitori incoscienti

#io resto a casa: perché ho avuto un caso positivo in ufficio ma, fortunatamente, la persona non passava da noi dalla fine di febbraio, ed è alquanto angosciata

#io resto a casa: perché seppur ci saranno i soliti profittatori, e da una parte, e dall’altra, questa cosa è tanto più grande di noi e non tutti i datori di lavoro sono persone becere, così come non tutte le partite iva sono evasori fiscali

#io resto a casa: perché potrei essere portatrice asintomatica, quindi non vado dai miei genitori anziani e dagli zii, ma gli telefono rimproverandoli puntualmente se escono per comprare 1lt di latte

#io resto a casa: perché quando sollevo lo sguardo dal mio monitor, dietro le tende trasparenti, la prorompente primavera si prende gioco di noi, com’è giusto che sia, dopo che noi l’abbiamo violentata senza ritegno, e gli uccellini cinguettano nel silenzio interrotto da qualche treno che passa

#io resto a casa: perché gli ospedali sono al collasso, tutto il personale è sotto pressione e allo stremo, fisicamente e psicologicamente, e loro meritano tutto il nostro rispetto per non andare ad ingrossare le file di malati, o per metterli in condizione di scegliere chi salvare e chi no

#io resto a casa: perché nel week end farò le pulizie di primavera, su e giù dalla scala a lavare tapparelle e vetri, accompagnata dalla musica e leggendo i messaggi delle tante chat che ci tengono uniti, ma di cui non bisogna abusare

#io resto a casa: perché ieri è passata l’auto del comune con lo speaker che lo chiedeva, oltre al bombardamento mediatico che non può essere in alcun modo frainteso, il messaggio è semplice e cristallino

#io resto a casa: perché non morirò se non corro, né dovrò andare dallo psicologo, semplicemente impiegherò più tempo per rientrare in allenamento

#io resto a casa: perché detesto le restrizioni ma ho senso del dovere e rispetto, anche se a volte mi sbaglio (e non lo ammetto)

#io resto a casa: perché voglio che passi, mi piacerebbe in fretta, ma se non sarà così, l’importante è che passi

#io resto a casa: perché posso scrivere questo post, e potete scrivere qualcosa anche voi, o i più piccoli possono mandare disegni

#io resto a casa: e voi cosa fate?

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