lunedì 29 luglio 2019

E tutto ad un tratto... lo stop!

Mattina iniziata bene: il bar di Vittoria è già aperto per me alle 5.45 (apre alle 6), per una buona colazione e per una prima chiacchierata.
Poi il cammino.
Zoppico da una settimana per una piaga sotto il piede (non l'avevo detto per non preoccupare nessuno), ma da ieri anche il polpaccio corrispondente è dolorante, per lo sforzo della spinta.
Dopo 2 ore e mezza di cammino arrivo a Fucecchio, ma in quel tempo si è affacciata alla mia mente l'ipotesi di fermarmi: per chi o per cosa continuare?
Non ne vedo la necessità né il senso, soprattutto perché cammino da solo (e non mi sto cercando) e perché questo macinare km sta prendendo più un profilo agonistico, piuttosto che spirituale o culturale. Ne vale la pena?
Allora è deciso: torno a casa.
Ironia della sorte, proprio questo è il momento nel quale vengo avvicinato da 3 cittadini di Fucecchio in successione per congratularsi per il mio essere pellegrino. Il primo dei tre, Ennio, si mostra particolarmente entusiasta della cosa: ha concluso la Francigena lo scorso dicembre e l'ha trovata più naturale e brulla, altro che Santiago.
Proprio a lui dico della mia decisione di fermarmi, ma non discuto il confronto.
Non è tempo di bilanci, perché non è finito niente. Ma, per gli amanti dei numeri, posso dire che in 9 giorni ho percorso 250 km e ne mancano ancora 400 a Roma.
Chissà se li concluderò.

Ripresa e sosta


Ieri sera ero davvero stanco e poco dopo cena sono letteralmente crollato, con in mano il lettore ebook che non sono neanche riuscito ad accendere: me lo sono ritrovato ancora lì quando mi sono svegliato durante la notte.
La stanchezza giustifica - ai miei occhi - il fatto che abbia dimenticato di menzionare due begli incontri: una famiglia di Zurigo, partita a piedi da Roma e diretta a casa e che, al momento, desiderava di vedere finalmente il mare; e poi Donatella, hospitalera dinamica e attenta a tutto (anche l'acqua fresca in frigorifero!), con quella parlata toscana così verace che mi incanta sempre.
Stamattina mi sono dato un po' di tempo per decidere cosa fare. Dopo una notte di pioggia e con la previsione che sarebbe piovuto tutto il giorno, cosa fa un pellegrino? Si ferma a Lucca oppure al primo ostello sulla via o segue il proprio programma?
Verificato che la pioggia non fosse torrenziale, ho deciso di camminare come nulla fosse. Quindi sono partito alle 6.30 (gli altri pellegrini non si erano ancora mossi).
La pioggia è continuata fino alle 11, ma i piedi a mollo non si sono lamentati più di tanto.
Inoltre ho conosciuto 3 runners-maratoneti pisani, Enrico, Roberto e Alessandro, che avevano in programma di bruciare le tappe (50 km/giorno), ma non potevano permettersi un cammino continuo (quindi forse ci rivedremo più avanti, quando mi supereranno di nuovo).
Sono arrivato a Galleno, solo, e per di più dormirò per terra (al coperto) con il sacco a pelo, perché - novello Gesù - non c'era posto nell'ostello (delle suore dovevano occupare lo spazio parrocchiale). Ma non posso lamentarmi.
Sono in Toscana, e si vede: cena con menù di cinghiale.
Buon appetito

Anonimo Francigeno

domenica 28 luglio 2019

Sol transit sicut umbra. Quindi pioggia

Per la prima volta in questo cammino, sono accompagnato per gran parte dell'itinerario, ed oggi si tratta  di Alec.
Non parliamo moltissimo, ma quel tanto che serve per "inquadrarsi".

Parliamo invece molto con i ciclisti che incontriamo sulla strada e che sono una quantità consistente: l'esperienza della fatica - e della soddisfazione - ci accomuna e ci guardiamo e salutiamo sempre con simpatia.

2 situazioni al bar stamattina hanno sollecitato la mia riflessione: il primo è quello di Camaiore, che all'ora della mia colazione (7.30), già vedeva 2 persone impegnate con le macchinette del gioco a soldi (nessuna relazione con nessun altro); il secondo di Valpromaro che proponeva un curioso cartello che univa cultura della sicurezza e attenzione alle entusiasmanti vicende italo-calcistiche.

Qualcuno potrebbe tentare una sintesi che componga insieme le due situazioni. Io no, però, perché ammetto stasera un certo appannamento fisico.
La stessa condizione mi impedisce anche di trattare il senso di quella frase latina letta sulla parete di una casa e qui posta nel titolo: ci si riferisce alla fine del caldo, al continuo cambiamento delle cose, alla durata limitata anche di ciò che può sembrare eterno, o altro ancora?
In ogni caso, mentre mi sto ancora scervellando, ecco arrivare la pioggia. Forte, ma breve, lungo il cammino; maestosamente imponente durante la serata a Lucca. E pensare che c'era in programma il concerto degli Scorpion, data unica per l'Italia.
Chissà se hanno suonato. Magari qualcuno smanetta in Internet e me lo sa dire.

Anonimo Francigeno

sabato 27 luglio 2019

Il caldo, il mare e il lardo di totano

22℃ alle 5.30; 28 alle 8; 30 alle 9. Poi non ho più voluto saperne. Ma questa non è una notizia.
Da Avenza sono passato per Massa e mi sono diretto a Pietrasanta, in Versilia.

Il mare è là, lontano, ma dalle colline del comune di Montignoso si vede distintamente. Ed è il mare di Forte dei Marmi.

A proposito di marmi, se ne vedono in giro ovunque. 

C'è anche in programma la festa del Cavatore (comunque ci sono feste - gastronomiche - in ogni dove e per ogni gusto: cinghiale, cozze e tanto altro).

Cammino solitario, ma stavolta incontro per breve tempo Angelo e Alec.
Il primo è un calabrese diretto prima a Roma e poi a Paola.
Il secondo è un giovane torinese che vive la Francigena come occasione culturale. Mi ha incuriosito, perché l'ho visto 2 volte, oggi: una volta in direzione contraria alla mia; la seconda volta mi ha raggiunto mentre stavo sostando. Dunque, dove va? Semplice: a recuperare la batteria ausiliaria che aveva dimenticato in ostello. 2 ore andata e 2 ore ritorno, aggiunte a quelle previste dal suo programma.
Il paese di arrivo per me significa concedermi una birra fresca nel primo bar che incontro: oggi è stato un pub, dove Federica (la ragazza del titolare) m'ha fatto conoscere il lardo di totano ed altri salumi di mare. Interessante!
Poi all'ostello, ecco ancora Alec.
Angelo invece è andato a Camaiore,  8 km più in là: così Paola è più vicina.

Anonimo Francigeno



P.S. @ Tonino: ho scelto l'anonimato per non darti l'occasione di alimentare l'insana passione di allontanarti per settimane da casa, magari avendo qualcuno con cui parlarne.

venerdì 26 luglio 2019

Chi non ha testa... ha Boris Johnson


Innanzitutto rassicuro sulle mie condizioni di salute: sto bene; le gambe vanno magnificamente (e oggi si sono fatte 32 km, metà dei quali sotto un sole, come dire, vivace).
La tappa univa Aulla ad Avenza (praticamente l'entroterra di Marina di Carrara), ma solo perché io punto sempre ai 30 km: i pellegrini che sono partiti da Aulla dovrebbero essersi fermati a Sarzana (17 km), perché comunque i primi 10 (salita) ed il caldo bastavano a renderla una tappa dignitosa.
Quindi si può dire che ho perso i contatti (o anche che sono aperto al nuovo).
Devo pertanto svelare i veri nomi di Thelma e Louise: sono Francesca e Patrizia, di Milano, zona Città Studi.
E devo anche menzionare Fabio, di Barbaiana di Rho, conosciuto ieri, ma - come tutti i ciclisti - perso il giorno dopo.
Cosa dire di oggi?
Oltre al cerbiatto, al fagiano e alla talpa (morta) incontrati nel bosco, devo riconoscere di avere - conclusa la salita - perso la testa: ho preso la discesa sicuro sicuro e sono arrivato a S. Stefano di Magra, 4 km più a nord di Sarzana.
Questo mi ha costretto a vincere la tentazione di raggiungere Sarzana e di fermarmi lì o, in alternativa, di usare un aiuto da parte del servizio pubblico (leggi: autobus).
Invece ho deciso di aggiungere anche quei km ai 15 che già dovevo fare.
Perché "chi non ha testa, ha gambe'.
E che c'entra Boris Johnson?
Tra le 12 e le 13 mi sono fermato in un bar della periferia di Sarzana e lì, oltre ad 1 litro di acqua frizzante freddissima e ad un'amabile conversazione con Franco, il titolare del bar (che non parla molto bene del "tipo" milanese), ho scoperto una cosa del vuoto di notizie di attualità nel quale sono caduto: Boris Johnson è il nuovo primo ministro GB.
Anche Theresa May è un contatto lasciato.

Anonimo Francigeno

giovedì 25 luglio 2019

Quasi quasi lascio...


Partenza difficile questa mattina, per il presentarsi evidente di un problemino "da runner": il dolore alla bandelletta ileotibiale.
Ma andiamo con ordine.
Sveglia e ora di partenza soliti (ho svegliato io il gallo, che dalle 5.30 non ha fatto dormire più nessuno 😁), ma qualche difficoltà nell'uscire in strada.
"Le chiavi vanno lasciate nella serratura della porta, scendi le scale e apri il cancello schiacciando questo pulsante" (istruzioni semplici).
Lascio le chiavi, scendo - a fatica - le scale per un significativo dolore al ginocchio, apro la porta... No, è chiusa a chiave.
Salgo - a fatica - le scale, prendo le chiavi, scendo di nuovo, apro la porta, risalgo le scale, lascio le chiavi nella serratura, scendo le scale, supero porta e cancello e... finalmente sono in strada.
Sì, ma che fatica!
Inizio a camminare (la scelta di percorrere la statale è azzeccata: cammino in piano e riesco a trovare già alle 6.30 un bar aperto per la colazione), ma quando si tratta di salire o scendere un gradino (il marciapiede, per esempio), faccio un movimento rigido innaturale.
Sosta verso le 9, a Villafranca in Lunigiana: il dolore pare controllabile e mi merito una panchina all'ombra.
Avendo un figlio fisioterapista, assumo la mia qualifica di persona competente (per l'ovvio fenomeno dell'influenza genetica inversa o ascendente) e inizio a tastare il ginocchio e a piegare in vari modi la gamba. Diagnosi: infiammazione della bandelletta per sovraccarico da lavoro a causa delle continue salite e discese dei giorni scorsi.
Terapia: il riposo. 
Quindi? 
Vabbé, è ora di riprendere il cammino.
Mi alzo e... ahia! Mi risiedo immediatamente.
Che fare?
Forse è il caso di tornare a casa.
Farei addirittura in tempo ad aggiungermi al Cin Cin Bar di Boffalora (domani): che tentazione!
Mi alzo di nuovo e, stringendo i denti e con qualche impaccio, mi muovo nella direzione opposta alla stazione FS, seguendo l'itinerario della tappa.
Man mano che cammino il dolore scema; restano solo le salite e le discese a ricordarmi che qualcosa non va.
Un paio di ore dopo raggiungo Thelma e Louise (i loro veri nomi un'altra volta) e, tra un discorso e l'altro ed un ritmo da tartaruga pellegrina, concludo la tappa.
Solo dopo la doccia e il bucato mi rendo conto che il ginocchio non doleva più, quasi neanche sulle scale.
Chiacchiere terapeutiche o taumaturgiche?
Domattina vediamo, perché i saliscendi saranno ancora impegnativi (per l'ultima volta: dopo Sarzana, basta), e la statale fa un giro completamente diverso.
Ciao Ciao Cin Cin

Anonimo Francigeno

mercoledì 24 luglio 2019

Cammina cammina...


Tappa impegnativa, oggi (anche le altre lo erano, ma oggi c'è un caldo che non demorde neanche nel bosco): ho fatto benissimo a percorrere la statale della Cisa, in modo da avere meno km e meno dislivello. Il pericolo del traffico s'è risolto in 4 auto e 2 moto (per 2 condizioni a favore: orario molto mattiniero e giorno infrasettimanale, quindi poco traffico).
Oggi tappa del tutto solitaria: ho incontrato 4 pellegrini ed ho parlato con 4 abitanti del luogo (per 9 ore di cammino, al lordo delle pause e delle chiacchiere).
Si arriva a Pontremoli, provincia di Massa, con il cartellone del Parmigiano Reggiano che saluta, poco prima del passo Cisa.
Vinco la stanchezza (ancora, non solo quando cammino), per 2 brevi notazioni.
1. Bello e sorprendente trovare una signora di Settimo Milanese (!) disposta a darmi tutta l'acqua fresca che volevo (e anche di più), perché nella sua frazione (forse 40 abitanti) non c'era il bar;
2. simpatico trovare Thelma e Louise, 2 signore di Milano, sia alle 8 alla Cisa (io aspettavo aprisse il bar per una colazione altrimenti introvabile), sia molto più tardi, alle 18, quando loro finalmente arrivavano alla fine della tappa, completamente distrutte (ma poi a cena, alle 20, riuscivano sia a mangiare sia soprattutto a parlare).
Ovviamente Thelma e Louise sono pseudonimi, ma non hanno voluto svelare la loro identità.
Ora però crollo davvero.
Buona notte

Anonimo Francigeno

martedì 23 luglio 2019

Fornovo - Berceto con il fiatone e la sfortuna


Giornata in salita: si va verso la Cisa, per cui non sorprende la prevalenza di salite (1305 D+, dice il gps), ma i sentieri nei boschi sembrano appartenere a percorsi da vertical run, ed ogni volta che vedo una discesa già tremo al pensiero della parete che dovrò affrontare dopo la curva.
Quando mancano 10 km alla fine della tappa (il supplemento rispetto alla guida), decido di restare sulla strada statale, che è più "morbida" nelle pendenze e neanche trafficata.
Ho deciso che farò così anche domani, sulla Cisa.
Lascio i vertical e lo skyrunning a Flo (vedi foto per suggerimento: la Tartufo Trail Running si corre il prossimo 6 ottobre).
Alla mancanza di fiato si aggiunge la carenza di fortuna, a partire dalla colazione, che riesco ad avere solo alle 11, a Cassio, che la guida poneva come arrivo della tappa. L'unico bar esistente sul percorso era chiuso per riposo settimanale (scoperta delle 7.15).
Più difficile all'ostello: il custode è all'ospedale, il prete ha un funerale, ed io aspetto per 2 ore che qualcuno mi accolga. Finché decido di entrare ugualmente, soprattutto per l'indispensabile doccia, e poi di cercare di sistemare a posteriori la mia clandestinità. Risultato: il prete, don Giuseppe, conferma che ho fatto bene.
Tra i vari incontri di oggi (cammino da solo, ma ci sono vari pellegrini), è stato sorprendente conoscere il prof. Yun, docente universitario di Pusan (seconda città della Corea, 3 milioni di abitanti), con il suo italiano lento, ma impeccabile, e con la sua umanità semplice, al punto che quasi si vergognava di dire che insegna in università. E cosa insegna? Storia dell'Italia. 
Da invitare a cena: è una persona squisita. Però si ferma a Cassio (occasione perduta!).

Anonimo Francigeno

lunedì 22 luglio 2019

Da Dolores a don Enrico

Oggi trasferimento più breve: solo 20 km che, partendo con il fresco delle 6, si risolvono alle 11.30, a Fornovo.
Quindi poi mi resta molto tempo, che dedico in particolare a varie telefonate (soprattutto alla Presidente, che mi tiene al telefono - ridendo e scherzando - più di un quarto d'ora, ma tanto pago io). E poi alla conoscenza di altri pellegrini ed anche alla Messa.
Andando con ordine, i primi 10 km trascorrono con Dolores, che si accorge che due volte sbagliamo strada (io ero un po' distratto, perché guardavo i cartelli di sagre e feste) e che addirittura mi paga - a mia insaputa - la colazione. Poi però ci lasciamo per impegni vari: io devo chiacchierare con la barista, che mi illustra l'importante iniziativa dell'Agribifolchi consistente in una gara di motoaratura; Dolores Invece ha fretta di camminare. Così la perdo, ma spero di ritrovarla già domani.
Il resto del cammino è solitario e tranquillo, tranne un piccolo guado di acqua fangosa nel passaggio sotto l'autostrada (grazie a chi mi ha fatto conoscere i bastoncini: alcune volte sono insostituibili).
All'ostello a Fornovo (8 posti) dopo di me arrivano anche don Enrico e 4 suoi "ragazzi" (nel confronto, io sono un ragazzino), di Colle Val d'Elsa, che arriveranno a Massa e così concluderanno tutta la Francigena (versione random delle tappe del cammino, si è capito?)
Ovviamente vado in pizzeria con loro.
Ah, ecco: la pizza è pronta.

domenica 21 luglio 2019

Nessuno sulla Francigena (ma ci sono Dolores, Massimo, Teresa e Giorgio)

Riassunto della giornata (e non delle puntate precedenti).
La prima tappa serve per saggiare "la gamba", quindi bisogna fare un po' di più (tipo 34 km invece dei 23 previsti dalla guida), per cui parto da Fiorenzuola e, una volta arrivato a Fidenza, tiro dritto fino a Costa Mezzana, ridente cittadina al confronto della quale Ozzero sembra una metropoli. Ma ci sono un ostello (con lenzuola e federe) ed una trattoria, e tanto basta. Invece il campo telefonico non si vede granché, tipo quando c'erano i mitici nebbioni invernali, per intenderci.
Pellegrini pochi, ma ci sono: risultano passati alcuni nei giorni precedenti, e addirittura uno - olandese - oggi è stato portato in ospedale (pressione bassa, disidratazione, colpo della strega, fuoco di S. Antonio? Ah, no, è un altro pellegrinaggio).
Pellegrini pochi, si diceva, ma uno - anzi una - l'ho già trovata, e pure ci dormo insieme (a distanza di qualche metro, ovviamente): è Dolores, galiziana partita da Canterbury alla fine di maggio e con un passo velocissimo (inizialmente mi sembrava volesse arrivare a Roma tra 2 o massimo 3 giorni).
E poi Massimo: non è un pellegrino, ma un abitante in un rustico sulla via Francigena, il quale offre caffè e biscotti, incoraggia e conforta, telefona agli ostelli per verificarne la disponibilità, condivide il pranzo se uno arriva quando è pronto. Insomma, un tipo motivato e attivo. E dal momento che si definisce un "quasi vegano", è uno con le idee chiare e decisamente anticonformista.
Ci sarebbero da presentare anche Teresa e Giorgio, ma lo spazio è finito, e dal momento che non li incontrerò più, finiranno nel dimenticatoio (ahimè).

Anonimo Francigeno




lunedì 24 giugno 2019

Sopra le nuvole splende sempre il sole ed è "verde SALAMELLA"

Oggi, 23 Giugno, come ormai da tradizione, io ed un nutrito gruppo di Salamelle ci rechiamo ad Endine per la consueta "10 miglia del Castello"; a questo punto però si rende necessaria una premessa di carattere personale: nel corso di questa settimana ho avuto dei problemi fisici (2/3 giorni di febbre), al termine dei quali ho comunque deciso di partecipare alla corsa.
Ci si ritrova al mattino presto (6.10) e si parte verso Endine per raggiungere Frog e Marassi che avevano pernottato in un albergo nelle vicinanze della partenza (a proposito grazie per aver ritirato in anticipo i pacchi gara ed i pettorali di tutti..).
Una volta raggiunti, pausa caffè e si riparte.... almeno credevo... un marciapiede col suo dannato spigolo si era acquattato nelle vicinanze della ruota anteriore destra della mia auto, risultato... gomma tagliata...
Si prova a sostituirla, ma questa non ne vuole sapere di scendere dal mozzo...
Ormai si sta facendo tardi e si decide di rimontare il tutto e recarci alla partenza, dividendoci tra le altre auto.
Giunti ad Endine, solite procedure: consegna borse, appuntatura dei pettorali, foto celebrative dell'evento e poi tutti in fila... SI PARTE!!
In breve, dopo un inizio tutto sommato buono di corsa, comincio ad entrare in crisi... sarà stata la febbre dei giorni precedenti, sarà stata l'inc...atura per la ruota, sarà stato il caldo che si faceva sempre più sentire, piano piano mi sono ritrovato ad arrancare sempre più finché, al km 13, ho deciso per la prima volta di optare per il ritiro, attendendo il furgone/scopa che mi ha portato al traguardo, dove nel frattempo tutti gli altri avevano portato a termine la gara (BRAVISSIMI/E).
Adesso sto provando ad immaginare i vostri pensieri: "ma con tutto quanto è successo, come fa a splendere sempre il sole?".
E invece sí, perché proprio in questi frangenti ho potuto vedere lo "spirito" delle Salamelle, sempre pronte a darti un aiuto, un conforto, anche solo una pacca sulla spalla, ma che vale più di tante parole.
C'è anche chi si è messo a consultare tutorial su Internet riguardanti il cambio gomme per la mia auto (ad un certo punto si pensava che vi fosse un ulteriore dado "antifurto" che bloccasse il tutto..).
Terminata la corsa, si va in pizzeria e, dopo aver consumato il meritato pasto, si ritorna all'auto dove, grazie ad una "genialata" di Drummer (utilizzare della Coca-Cola per lubrificare l'attacco della ruota), riusciamo a montare il ruotino di scorta e tornare verso casa.
Inutile dire che le altre Salamelle si uniscono al mio (lento) viaggio di ritorno facendomi da "scorta" ; il tutto termina con un gelato in compagnia e poi tutti a casa propria.
Ora vorrei ringraziarvi tutti quanti per l'aiuto (pratico, ma soprattutto morale) che mi avete dato: dai "cercatori di tutorial", passando per le "ombrelline" che hanno protetto i meccanici intenti al cambio gomma dal sole, a chi, con battute e scherzi, ha contribuito a sdrammatizzare e a risollevare il mio umore.
Tornando al titolo iniziale, "sopra le nuvole splende sempre il sole" e, anche se non sembra, ve lo posso assicurare.... è VERDE SALAMELLA!!!
VI VOGLIO BENE...
Claudiokey

lunedì 17 giugno 2019

Centro Italia Estate 2018

Per tutte le foto clicca

Nato Asiastan si è convertito in un giro in centro Italia, certo non è esattamente la stessa cosa ma, obbiettivamente, il bel paese è davvero bello! Abbiamo toccato 4 regioni lustrandoci gli occhi e solleticando i palati, ad ogni manciata di km, così tanto da vedere che, quasi quasi, mi è venuta una certa nausea. Ma andiamo per gradi:

6-9/8: la nostra 'partenza intelligente' del lunedì, si è convertita in una bella coda stile Italia in movimento ad agosto, in comico contatto con Giorgy & Dedè, partiti all'alba per la Calabria. Non siamo coinvolti dal catastrofico incidente in autostrada a Bologna: eravamo lì, approssimativamente a quell'ora, ma sull'altro ramo dell'autostrada, i video su internet fanno venire i brividi. Si arriva ad Arezzo, bella città Toscana, dove visitare la Basilica di S.Francesco, P.za Grande dove incappiamo in un concerto di lirica, il Duomo di S.Donato, la Basilica di S.Domenico, la Casa Museo Vasari con gli affreschi colorati, la Fortezza medicea, l'Anfiteatro romano, il Museo Archeologico Nazionale, le facciate dei bei palazzi nobiliari. Perdersi per le stradine è davvero affascinante, e poi la cucina ed il vino...
7/8 Nei dintorni di Arezzo, si passeggia per la Riserva naturale Bandella ovvero la valle dell'inferno, che, con il caldo che fa, è davvero infernale. Nel pomeriggio Loro Ciuffenna  con i muri colorati e di pietra, il campanile, l'antico mulino, il lavatoio medioevale. Di seguito Castelfranco di Sopra, nato sui calanchi, con la Torre Campana. Le Balze ovvero delle conformazioni costituite da sabbia, argille e ghiaie stratificate su cui si affaccia il paesino di Pietravigne.
8/8 Giro a Monterchi, con il Palazzo Massi, il museo delle bilance e la Madonna del Parto di Piero della Francesca. Nel pomeriggio le strade acciottolate del borgo medioevale di Anghiari, famosa per l'omonima battaglia, con il museo di Palazzo Taglieschi. Ci si sposta poi a San Sepolcro con in caratteristico museo delle Erbe Aboca.
10/8 In mattinata si passeggia tra le vie di Bibbiena, nel Casentino, e si prosegue poi per il Santuario di La Verna, dove convergono turisti e fedeli. Nel pomeriggio il borgo medioevale di Poppi con il castello dove soggiornò Dante Alighieri, infine i ruderi del Castello di Romena che campeggiano sulla collina e Stia che non è nulla di speciale.
11/8 In mattinata visitiamo il borgo di Borro, assolutamente finto nella sua perfezione, si prosegue per Monte San Savino, Gargonza, Lucignano e Castiglione Fiorentino, tra i girasoli che piegano il capo al sole cocente. Non saprei davvero scegliere qual'è il borgo che più mi ha colpito.
12/8 Mentre ci si muove verso il Lago di Tresimeno, si visita Cortona, con i grilli che friniscono sulla collina della Basilica di Santa Margherita. Nel tardo pomeriggio da Passignano si traghetta (Ferrovie dello Stato) all'Isola Maggiore, per poi cenare gustosamente in riva al lago.
13/8 Il giro del lago di Tresimeno ci porta a visitare Passignano, Monte Colognola, Monte del Lago, Isola Polvese, Panicale, Castiglione del Lago. Anche questa zona colpisce per la ricchezza dei borghi pittoreschi e le colline con i filari di ulivi che degradano fino al lago.
14/8 Grazie al suggerimento del proprietario del B&B che ci ha ospitato, partiamo per Spello, meraviglioso borgo ove si tiene una gara per il balcone, o la via, o il portone...più bellamente fioriti. Nonostante la pioggia il borgo scala velocemente la mia personale classifica di gradimento. Ed è proprio qui che sappiamo della tragedia del ponte Morandi a Genova. Si prosegue il viaggio verso Rasiglia, un paesino attraversato da corsi d'acqua e poesie, tra cui la mia preferita, A Silvia di Giacomo Leopardi. Nel tardo pomeriggio si giunge alla nuova meta, Bagnaia, in provincia di Viterbo.
15/8 Ci aspetta il parco dei mostri Bomarzo, si tratta di un parco naturale ornato da numerose sculture in basalto risalenti al XVI secolo e ritraenti animali mitologici, divinità e mostri. Nel pomeriggio Civita di Bagnoregio, ovvero la "città che muore", sospesa sullo sperone di una collina in continua erosione. Ci attende poi Bolsena, affacciata sull'omonimo lago e Torre Alfina, con stranezze sui tetti e pareti fiorite. In serata si cena ad Orvieto facendo una capatina per vedere la facciata a mosaico del Duomo ed il pozzo di San Patrizio, ci devo tornare!
16/8 Giornata a Tuscania dove riabbraccio Andrea, il mio cuginetto con cui dividevo la carrozzina ;-) Dopo la mattinata culturale pranziamo appena fuori città in un posto rustico ma delizioso dove ci regalano perfino le uova prima di andar via. Smaltiamo il pasto passeggiando per Marta e, nel tardo pomeriggio, si accenna una visita a Capodimonte dove un temporale ci costringe sotto un balcone. Di ritorno a Bagniaia c'immergiamo nella festa di San Rocco.
17/8 Mattinata a Soriano dove, nel castello, c'è una bella esposizione di grammofoni e vecchie radio. Ascoltiamo affascinati il collezionista che ci racconta la storia dei fantastici strumenti esposti, suonandoceli. Nel primo pomeriggio si passeggia nei boschi della faggeta di Monte Cimino, poi si prosegue per il Lago di Vico, con la piccola spiaggia sabbiosa. Il pomeriggio ci vede visitare Caprarola con Palazzo Farnese, di architettura rinascimentale-manierista, ed il magnifico giardino.
18/8 Si visita Ronciglione e, nel pomeriggio, Sutri, con l'anfiteatro scavato nel tufo, la necropoli etrusca, il borgo.
19/8 A Bagnaia, il borgo dove siamo ospiti, Villa Lante presenta un giardino ancora più maestoso di Villa Farnese, se non lo avesse consigliato mio cugino, magari non l'avrei neanche visitata nonostante i numerosi cartelli. Nel pomeriggio Tarquinia con la sua necropoli, mi fa sudare sette camicie ma, ogni tomba, viene ammirata. Il museo archeologico è davvero enorme con i suoi 3 piani, ma anche quello viene visitato.
20/8 Si torna in quel di Milano, con un altra partenza deficiente, acquistando e degustando, parmigiano a Parma.




Si diceva del bel paese, e bello è davvero, certo il programma serrato con il caldo torrido mi ha sfiancato ma consiglio a tutti questa bella terra, spesso così tanto bistrattata.

Frog

venerdì 24 maggio 2019

Sala-monelle alla 5:30

Esattamente un anno fa scrivevo questo post  e, tenendo fede a quanto annunciato, non mi sono iscritta, facendo finta di nulla quando mi arrivavano i messaggi in Giappone...fatto sta che sono stata iscritta a tradimento!!! Quindi? Fotocronaca di una giornata diversa da tutte le altre:

Fase1: la sveglia! Quando ho visto il Bradipo stamattina il mio buongiorno è stato: "Perchè facciamo queste cose?"

 Fase2: weh, sem mica qui a laurà
Fase3: l'immancabile foto di gruppo dove qualcuno manca sempre, a questo giro tocca al Segretario
Fase4: Cloppete, cloppete, cloppete, si ma guarda avanti e in terra (Barbara perchè atterri una ragazza, invece la Pany che riprende non atterra nessuno?)



Fase5: La foto sotto il Duomo, dove s'infila con tuffo Matraccia (che poi ha fatto scrivere un tema sulla maglia)











Fase6: Il boato sotto la galleria e, 2 sposi al centro, con tanto di fotografo...Mah, volevate fare la foto in galleria senza nessuno? Credeteci!





Fase7: L'arrivo al foto-finish immortalato dalle sala-lepri (Drummer, perchè ti metti davanti?Cattivo!) Però che bello aver corso quasi tutti insieme











Fase8: Facce da salamella all'alba
Fase9: Colazione da Desiderio con arrivo di Illy, pronta per la scuola, e Dedè, pronto per andare al lavoro (grazie Barbara)











Fase10: Ci riprovo, l'anno prossimo non vengo più ma intanto, grazie Giorgy 💚💚💚💚

Frog

PS Unico neo, i mancati insulti con il mio compagno di classe, quest'anno lui ha disertato davvero. Buona maratona a Liverpool!