lunedì 20 aprile 2015

ZÜRICH MARATHON: GROSSARTIG (O SUPERCALIGRAGI...)



Zurigo è una città svizzera: ordinata, pulita, costosa, ben organizzata, anche tranquilla, nella sua regolarità. Dove tutto pare funzionare alla perfezione. Lo slogan dell'organizzazione della maratona e delle corse di contorno ad essa la denomina come la città svizzera più veloce. Speriamo sia tutto così, nonostante il treno Milano - Zurigo abbia accumulato 21' di ritardo sulle 4 ore di percorrenza (e che sarà mai, visto con gli occhi dei pendolari della Milano-Mortara?).
Il gruppo delle Salamelle si ritrova a Zug, da Guaz e Zazza, per cui Aury ed io siamo un po' isolati, trovandoci direttamente a Zurigo. Ma il mattino della corsa incontriamo subito Betty e Miriam (foto di rito) e poi l'appuntamento di tutti al deposito borse funziona in modo... svizzero (foto di gruppo). Tutti tranne me, già pronto per la partenza della maratona, che prende avvio puntualmente alle 8,30, mentre le staffette partono alle 8,37 e la cityrun da 10 km alle 8,43: orari tutti rispettati, ma che fanno un po' sorridere noi italiani che arrotondiamo sempre tutto, anche con una certa dose di ritardo.
I primi 10 km sono in centro città
(tutto è fermo per noi e la gente ci osserva e ci incita) e riusciamo anche a vederci: urlo lungamente quando incrocio Gioga, Ambro e Zazza che corrono sul lato opposto della via.
Poi un quasi drittissimo lungolago di 14 km da percorrere in andata e ritorno. Lì mi aspetto i problemi della fatica, soprattutto mentale. Tanto più che il ritorno è spesso un falsopiano, con folate di vento contrario.
Bellissimo però è incrociare i primi: il gruppetto dei neri che volano come il vento; e poi i primi bianchi; e poi la prima e la seconda donna. Tutti vengono accompagnati dall'esultanza e dall'incitamento di noi, che li osserviamo con un misto di approvazione e di invidia.
E poi i podisti "normali", ma sempre fortissimi; e poi i pacemakers delle 3 ore, con i loro accompagnatori; e poi via via tutti gli altri, finché arrivo al giro di boa e tocca anche a me essere guardato da chi corre con più fatica.
In mezzo a noi corrono anche gli staffettisti, e si vede: molti hanno un passo più agile; qualcuno è ancora un ragazzino; alcuni non riescono a tenere il passo sulla distanza.
La mia corsa si tiene sulla proiezione delle 4 ore totali, forse qualcosa meno, essendo partito più indietro, ma avendo impiegato ben 14 km per raggiungere i pacemakers delle 4 ore (quindi non vado troppo forte).
La svolta critica avviene dopo il 34°, quando ho un assoluto bisogno di far riposare le gambe e soprattutto i piedi: mi fermo un po' di più al ristoro (ce ne sono moltissimi: uno ogni 3,5 km circa) ed un po' cammino.
Al 37° però riprendo a correre senza fermarmi più, anche se non è facile.
Rientriamo nel centro città e non ci trovo così tanta gente come mi aspettavo. Quelli che ci sono però si fanno un po' sentire chiamando per nome (letto sui pettorali) i podisti. Finalmente arriva il cartello dei 41 e poi l'arco dell'ultimo km, quando... un urlo: "Lidioooooooo". Caspita, ci sono tutte le Salamelle presenti a Zurigo: Verò, Guaz, Marassi, Bagoss e non so chi altri. Urlo anch'io e mi danno la forza di fare gli ultimi 400 m in accelerazione, per un tempo finale di 4h8', che non è quanto mi prefissavo, ma è pur sempre il migliore degli ultimi 18 mesi.
Dopo l'arrivo vedo anche Aury: grandissima, con il suo personal best sui 10 km!
Ormai non ci resta che raggiungere il gruppo al ristorante, dopo una necessarissima doccia ed una camminata defaticante di circa 1,5 km (i tram sono ancora fermi).
Magnifico (direbbe Fedez); supercalifragilistichespiralidoso (risponderebbe Mary Poppins).
E voi, soprattutto le Salamelle della Cityrun, che ne dite?

Lidio

P.S. Qualcuno avrà osservato che non mi sono soffermato sui partecipanti: la biondina che ha un passo breve e un ritmo frequente e che riesco a seguire benissimo perché ha proprio la mia velocità (ma non solo per quello); l'anziano solitario seduto su una sedia a lato strada sul lungolago, con una campanella in mano che continua a suonare e che trovo sia all'andata sia al ritorno, almeno due ore dopo, e non s'è ancora stancato di suonare (forse fa parte dell'organizzazione); l'addetto al ristoro che è talmente preso dalla foga di riempire i bicchieri con un integratore di sali minerali da incepparsi proprio quando arrivo io, e mi devo proprio fermare perché la concitazione gli impedisce di fare i movimenti giusti per stappare un'altra bottiglietta e riempirne altri (forse il mio sguardo gli sarà sembrato un po' duro, ma era solo sorpreso e divertito); il podista che urla in tedesco invitando gli avventori seduti ai tavolini all'aperto di un bar a farsi sentire con gli incitamenti (e ci riesce). E molti altri ancora, che non posso menzionare qui.
Il fatto è che mi sono concentrato su di me e sulla strada che percorrevo, per sopperire all'assenza di musica: ho eliminato gli auricolari per paura della squalifica. Si sa: gli svizzeri sono inflessibili!