mercoledì 1 giugno 2016

DA FIORENZA ALLA CITTA' DI LAMONE: I 100 KM DEL PASSATORE


Quando il centro di Firenze ti accoglie con il sole di primavera, lo fa con il botto. Arrivare in Piazza del Duomo, e venire sferzati dalla bellezza del Battistero di San Giovanni, della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e del campanile di Giotto lascia senza parole. Noi ci presentiamo per una breve visita, la città la dobbiamo lasciare subito per le colline ed arrivare a Faenza. Questo prevede il percorso della 100 km del Passatore, gara storica giunta alla sua 44ma edizione.

Siamo in circa 3000 e stoniamo nel clima elegante delle vie del centro, cerchiamo l’ombra ed un relax impossibile, molti di noi sanno cosa li aspetta, altri sono alla loro prima esperienza.

Via Dei Calzaiuoli è piena, bloccata da noi che aspettiamo il via, una liberazione dall’attesa.

Lo sparo ci lancia attraverso le via... del centro in direzione Fiesole. Saliamo le colline sopra Firenze in un caldo minaccioso, si cerca di evitare il sole mentre si corre. Qualche fontanella, una canna dell’acqua offerta da qualche fiorentino generoso, i primi ristori assiepati, sono le immagini impresse nella mente. Il contrasto tra la bellezza che ci circonda e la fatica della salita creano un cortocircuito stimolante, che fa sentire vivi.

Dopo Borgo San Lorenzo il saliscendi si fa più dolce e ci porta verso la salita principale, quella della Colla di Casaglia, che sale a oltre 900 metri di quota. Siamo solo al quarantesimo chilometro.

Le nostre preziose assistenti (e mogli), Anna e Fulvia ci aspettano nei dintorni. Un cambio veloce di maglietta, qualche indumento in più per la notte imminente, la frontale, il lampeggiante di sicurezza, le borracce riempite di nuovo, e si riparte.

La salita della Colla è graduale come il sopraggiungere della notte. I tanti che camminano, i pochi che decidono di correre anche in salita, il passo attende tutti. Quando arrivo in cima re Giorgio Calcaterra è in dirittura d’arrivo a Faenza…

Il corteo degli accompagnatori in bicicletta, in auto e altri mezzi variopinti è imbottigliato sulle stradine di questo passaggio dalla Toscana alla Romagna, in alcuni punti si deve zigzagare quasi. Noi ci rifocilliamo ed affrontiamo la lunga discesa. L’aria si fa via via più fresca. Le gambe non sono subito d’accordo con il cambio di lavoro salita/discesa, ma si devono adattare, glielo facciamo capire. A questo punto il paesaggio è notturno, ma s’intuisce che le valli cominciano ad aprirsi. I profili degli Appennini intorno fanno sentire la presenza di qualcosa di sereno e silenzioso. In questa fase della gara, quando ancora ci attende la seconda metà del percorso, questa presenza è un aiuto importante, un toccasana. Contribuisce anche una piccola falce di luna circondata dalle nuvole basse.

Dalla discesa della Colla si snodano tanti paesi e colline, anche nei centri più piccoli e isolati trovi qualcuno per strada a fare il tifo, qualche festicciola improvvisata. Il mondo del Passatore è sempre vivo intorno a chi corre, ci si sente in pace ma non ci si sente soli. Arrivano le prime ore del mattino, e qui subentra la forza di volontà ma anche la capacità di saper gestire le proprie risorse. Non si sa ancora cosa ci attenderà dopo il sessantesimo od il settantesimo chilometro. La strada inizia a farsi pianeggiante dopo Brisighella, bisogna giocare d’astuzia con il proprio corpo, se si è avuta l’accortezza di nutrirlo e dissetarlo a dovere. Si alternano brevi tratti di camminata ad una corsa lenta ma costante, e mi meraviglio di come chiedendo alle mie gambe di continuare a funzionare, esse mi rispondano ancora. Ho finito trail e maratone molto più stanco. Non so e ancora non capisco cosa spinge il tutto, ma è meraviglioso sentirsi così. A pochi chilometri dall’arrivo arriva anche l’alba, e l’entrata in Faenza è un momento strano, sembra impossibile che tutto stia terminando. Quando s’intravede la piazza ed il gonfiabile dell’arrivo mi faccio una stretta di mano mentale, obbiettivo raggiunto. In piazza mi attende Anna, instancabile supporto a me e a tanti altri, ed il quadro è completo. Attraverso il traguardo e sul terminale vedo il mio nome, il mio tempo ed il nome del nostro team ASD Le Salamelle. Poi è tutto un insieme di gente che dorme dove capita, si sdraia, gioisce, sta male e sorride.

Tutto questo non è il Passatore, in fondo è solo il mio tentativo di riassumere e condividere; tutti quelli che erano lì sanno quanto sia difficile.

Aggiungo il ricordo delle tante facce viste, delle amiche e amici che hanno condiviso l’avventura, come Manuela Petrarulo, Ilaria Pozzi, Nicola Gianno, Davide Gentile, Luigi Dameno, David Di Meo, Claudio Lucini, Fabio Menni, Ivano Papetti, Davide Razzini, Fabio Ticozzelli, Luca Vignati, e tanti altri che conosco solo di vista ma ricordo con affetto.

Un pensiero particolare lo dedico a Santo Pagano e Peppino Manisera (assente per infortunio), perché il tarlo ha cominciato a rodere quando li ho visti precedermi in questa avventura. Non voglio dimenticare il supporto di Anna Mereghetti, Fulvia Pagani, Gian Luca Urbani e Gianni Ticozzelli, oltre a tutte le battute ed i sorrisi incontrati.