lunedì 13 febbraio 2017

UN FIUME IN PIENA: SALAMELLE, ENTUSIASMO, COLORI... E GRAZIEEEEEE


VOTO: 10. A TUTTI.
Dormo sempre poco la notte che precede la Salamellando: mi addormento come un sasso (sempre: che fortuna, vero?), ma improvvisamente mi sveglio con il pensiero che bisogna fare una certa cosa, andare a controllare, ricordarsi di dire qualcosa ed allora sono proprio sveglio, gli occhi come due fanali, il sonno perduto, irreparabilmente. A che ora? Stavolta alle 4.
Ma lo sapevo: era tutto il giorno che avevo lo stomaco in subbuglio ed il cuore che non sapeva a che ritmo battere, per le notizie entusiasmanti e sorprendenti sui numeri degli iscritti dei gruppi, che mi creavano ansietà: saremo in grado di gestire tutto e di soddisfare le legittime esigenze di tutti?
Ed il fatto di confidare ad altre Salamelle questa ansietà non la pacificava. Anzi. Vedere gli occhi dell’interlocutore che si aprivano alla stessa condizione emotiva la rinforzava.
Nel retro del mio cervello sembrava volesse spuntare l’assurda speranza che ci fosse la pioggia: almeno qualcuno sarebbe rimasto a casa e noi saremmo rimasti nel range dei numeri degli anni precedenti (pensiero istintivo, probabilmente di autoconservazione: non era colpa mia).
Allora alle 4,30 mi alzo (inutile restare a letto e magari svegliare Aurora, che mi sembrava dormire tranquilla) ed alle 5,15 inizio a girare in auto per le strade, a controllare
che le frecce direzionali per il ritrovo siano ancora tutte al loro posto e che i cartelli sui percorsi siano integri e opportunamente posizionati.
Ai cartelli non è servito (nulla da sistemare), ma a me sì: mi ha fatto sentire in qualche modo utile, cosa davvero difficile da provare per chi sta tutta la mattina a controllare gli altri che lavorano, a parlare con questo e con quello, a muoversi in continuazione da un punto all’altro della Cappelletta (iscrizioni, presidente Cappelletta, ristoro, premi gruppi, telefonata dal percorso, ancora iscrizioni, Croce Azzurra, saluti al podista che trovi tutte le domeniche, cartelloni gruppi, indicazioni su dove lasciare la borsa, ancora occhio al ristoro ed avanti così, per tutto il tempo).
Sembrerà paradossale, ma quando sono riuscito a dedicarmi alla sistemazione di un paio di bidoni della spazzatura mi sono sentito più utile: facevo davvero qualcosa anch’io. Eppure non sono riuscito a finire neanche quel lavoro: iniziano a rientrare i primi che “smontano” dal percorso e consegnano gilet e bandierina e bisogna ascoltarli, sentire com’è andata e, se necessario, indirizzarli anche ad un altro servizio.
E nel frattempo hai visto un fiume in piena: podisti che arrivano, tanti tanti, e che fin dalle 7 vorrebbero i cartellini per iniziare a correre ed intanto si informano: il percorso è già segnato, vero? Ma è lo stesso dell’anno scorso? Si va da quella parte?
E tu sai – lo vedi dai loro sguardi – che come li lasci da soli e non parli più con loro, con o senza cartellino, prenderanno la volta del cancello e si lanceranno verso le campagne, felici (loro: io no, perché manca ancora più di mezz’ora all’arrivo dell’ambulanza e lo stomaco è stretto stretto).
E le Salamelle? Arrivano anche loro prestissimo (Kingsley, che ci fai qui alle 6,40?) ed in maniera organizzata si dedicano ognuno al proprio compito, non senza saluti e sorrisi, magari un po’ assonnati, ma già “carichi” di motivazione e di entusiasmo.
2272 podisti iscritti. Eh? Quanti?
Sì, avete letto bene: quasi 2300.
61 gruppi, colori di ogni tipo: il verde di Camminiamo con Erika; l’arancione di Podismo e Cazzeggio; il biancoazzurro dei Road Runners, numerosissimi, ma anche della Corbettese, di Rosate e della Garlaschese; il rosso della Virtus Sedriano e dei QDR; il biancorosso dei Tapascioni di Robecco e di Quelli della Via Baracca di Ossona; il nero dei Canisciolti; l’azzurro dell’Aido Ceriano Laghetto e si potrebbe avanti fino a far addormentare il lettore ed annoiare anche il cronista.
Intanto il tempo regge, non fa freddo ed il ristoro finale è preso d’assalto, non da orde barbariche, ma da podisti che arrivano e ti ringraziano, ti fanno i complimenti e, mentre addentano il panino con la salamella o bevono il the caldo, chiedono quanti erano gli iscritti e si raccontano tra loro del percorso e si complimentano ancora.
Sta andando tutto bene (lasciamo stare lo stomaco, che non vuol andare a posto): lo scaldacollo ottiene un successo insperato (l’idea è stata di Guaz: onore al merito); il percorso dei 16 km, inedito, ha catalizzato l’interesse di un buon numero di partecipanti; i ristori reggono, con ritmi altissimi di lavoro; gli addetti alle iscrizioni cambiano servizio, ma non rallentano di una virgola, veloci prima e veloci adesso (l’esperienza della Gian è un valore aggiunto).
Arriva anche il nuovo presidente dell’AVIS di Abbiategrasso, Salvatore Restuccia, eletto da neanche due settimane, e quindi è il momento delle premiazioni dei gruppi: dal punto di vista dell’organizzatore, questo è il momento nel quale cominci a tirare i remi in barca, perché poi la maggior parte dei podisti ritorna a casa.
Si tratta quindi di verificare quanti sono ancora sul percorso e dov’è arrivata la “scopa”, mentre si inizia a raccogliere il materiale ritirato.
La fine è in discesa: foto di gruppo, Carnevali (FIASP) che se ne va soddisfatto e che si complimenta per il successo, Salamelle che si attardano in chiacchiere e in aneddoti, mentre non smettono di lavorare per sistemare tutto, qualcuno che cerca di fare il record di foto scattate.
E cominciano ad arrivare i primi post sui social. Davvero presto. E positivi.
È finita?
No: manca un grande, immenso, caloroso, duraturo, intensissimo GRAZIEEEEEEEEEEEE alle “mie” Salamelle ed anche a tutti i podisti (lo stomaco s’è finalmente rilassato).
Mi scuso per non aver raccontato della corsa, ma per quello bisogna fare spazio ai racconti di chi l’ha vissuta, di chi l’ha fatta: io rimango con la sensazione di non aver fatto niente, parlando di azioni concrete.
Ed allora inizio a leggere mail “interne” ed “esterne”:
Andrea: «Bastava alzare lo sguardo per vedere un serpentone infinito, coloratissimo a contrasto nel cielo grigio e la campagna umida per capire di essere parte di un grande evento».
Dany: «Il the stava finendo, Gigi non arrivava, e all'orizzonte si intravedeva una macchia colorata che si avvicinava velocemente!!! Ma alla fine, siamo riusciti a soddisfare tutti!! E vaiiiii!!!! Siete un gruppo meraviglioso! Felice di farne parte!».
Spero di poterne leggere ancora molte, perché a me fanno molto bene.
Magari anche a voi.
Il podismo è anche questo: racconto, lettura. E condivisione di emozioni.

Felice di farne parte.

Lidio