martedì 4 luglio 2017

LA RIOJA E TANTE RIFLESSIONI


Con un poco de retraso devo fare i complimenti a Verò, a Giusy e a Cecilia per gli ottimi risultati di domenica: anch'essi (i complimenti) si sono adeguati alla mobilità lenta (o dolce), per cui arrivano solo oggi, ma io sono pieno di entusiasmo per loro (le girls). Anche se non capisco perché bianews non abbia parlato anche di Verò, forse obliandone l'impresa perché di Cassinetta.
Per quanto riguarda me, il settimo giorno non è stato - biblicamente - quello del riposo (29 km tra Logrono col gn, capoluogo della regione vitivinicola della Rioja, e Nájera), ma quello della riflessione sull'esperienza fin qui maturata.
Giornata di cammino che inizia presto (5,30 colazione; 6 partenza) e che finisce presto (12,30 arrivo all'albergue municipal a Nájera e attesa per 1 ora della sua apertura, ovviamente all'ombra e chiacchierando) e che si struttura attraverso la riflessione su due incontri ed un ritrovamento.
Il primo incontro è quello di ieri con gli hospitaleros dell'albergue parroquial di Logrono (col gn), Matteo, Gina (italiani) e Marisol (tedesca).


Ci hanno accolti con tanti sorrisi e tanto entusiamo, ci hanno fatto collaborare (volontariamente) nella preparazione della cena e nel riordino successivo, ci hanno preparato la colazione e ci hanno ringraziato (!) per la nostra presenza, perché senza di noi il loro lavoro non avrebbe avuto senso. E senza di loro il nostro tempo sarebbe stato più gramo.


Chi è ancora capace di dire che nessuno fa niente per niente? Questi volontari dedicano 1 o 2 settimane delle loro ferie o della loro pensione solo per consentire ai pellegrini di arrivare a destinazione, alloggiando in sicurezza. E sono contentissimi di poterlo fare, nonostante a nessuno venga mai in mente di ringraziarli. GRAZIE, anche se so che non mi leggeranno (e stamattina non ho potuto ringraziarli personalmente: era troppo presto).



Il secondo incontro è quello con Hehe Yong, coreana (non mi assumo responsabilità sull'esatta traslitterazione del nome), ritrovata dopo 2 giorni e durato 1', ma pieno di tantissima gioia. È una ragazza riservata e forse timida (o forse è l'impronta culturale del suo Paese), ma è shtata capace di venire sul Cammino da sola (e ci sono persone capaci di meravigliarsi del mio partire senza accmpagnatore, mio, da uomo maturo - me lo si conceda - mentre lei è una ragazza giovane e lontanissima da casa): l'abbraccio con indosso gli zaini non è stato semplice, ma è stato spontaneo e intenso.
Ed infine, il ritrovamento.
Stamattina, nel riempire lo zaino, mi capita in mano la bustina trasparente con la crema solare, il disinfettante ed il kit per le vesciche che ieri avevo smarrito e sostituito con gli opportuni acquisti. Forse è stato S. Giacomo, che ieri ha fatto in modo che non la vedessi, nonostante abbia passato e ripassato tutto 5 volte (3 a fare lo zaino e due a disfarlo). E tutto questo forse per verificare la mia capacità di "reggere" all'imprevisto e di chiedere aiuto quando necessario (cosa non facile per me). Incidentalmente, per gli scettici: S. Giacomo agisce meglio con la nebbia mentale della mattina, in orario precedente le 6 AM.
E forse anche per capire meglio il mondo del "Buen Camino".



Infatti quando ieri Aury ha avanzato l'ipotesi che la sparizione - presunta, a questo punto - potesse essere spiegata con il fatto che qualcuno avesse frugato negli zaini, ho negato recisamente: "Questo no: è tutta gente che fa il Cammino".
Oggi ci ho pensato su.
Qui nessuno si difende dagli altri: gli iPhone sono lasciati in carica mentre si va a fare la doccia, a mangiare o a prendere il sole (non io: il sole intendo); nessuno si preoccupa dli superare o di essere superato, ma ci si sorride e si augura - sempre - "Buen Camino"; si condivide spontaneamente ciò che si ha; si racconta di sé con tutta semplicità; tutte le nostre cose sono a portata di mano di chiunque
Qui nessuno si lamenta o si preoccupa per il futuro: che piova o ci sia il sole, che il cibo sia quello desiderato oppure no, che l'ostello sia comodo e spazioso o no, va bene quello che c'è. Uno m'ha detto: "Quando hai Dio nel cuore, va tutto bene". 
Se tra i grandi mali odierni ci sono l'individualismo, l'indifferenza agli altri, la paura del futuro e l'accaparramento dei beni (almeno per ovviare agli imprevisti), tutto questo non ha cittadinanza in questa piccola e mobile comunità.
Che siano questi i "cieli nuovi e terra nuova" dell'Apocalisse?




È la bellezza dell'essenzialità. Provate a rileggere la prima parte del Salmo 23 (inizia con " Il Signore è il mio pastore"): riposo, acqua e cammino sono gli ingredienti fondamentali.
I nuovi acquisti a questo punto sono un surplus: vorrà dire che li metterò a disposizione. Magari il kit potrei regalarlo a Tonino, così ha già un impegno morale per l'anno prossimo.
Oggi non trovo più la mia guida (il libro): che S. Giacomo mi voglia dire qualcosa?
Ma forse l'ho persa davvero.
Vabbé, poco male: c'è internet. O la guida di un altro.