domenica 9 luglio 2017

MESETAS 2: I NUOVI COMPAÑEROS


Lezione n. 1 (per la maratona): sul percorso, idràtati, nùtriti e risparmia le energie per la fine.
Il Cammino in questo è uguale, ma evidentemente ho voluto strafare.
È capitato l'altro ieri, tappa terminata a Burgos, non per la distanza percorsa, ma per la velocità impressa.
E adesso la sto pagando: lieve stiramento al muscolo tibiale anteriore sinistro, con probabile piccolo versamento (lo si rileva dal colore della parte e dal leggero gonfiore). Infatti non c'è riposo né recupero: si cammina per 7-8 ore tutti i giorni.


Ieri è stato molto impegnativo camminare, soprattutto nei tratti in discesa; oggi un po' meglio, ma comunque abbastanza doloroso e rigido. Ma quei 300 m con pendenza del 18%, come diceva il cartello stradale, sono stati un incubo: tutto il peso sulla gamba destra e sui bastoncini per camminare.
A proposito, voglio conoscere il genio che ha inventato i bastoncini. Sono disposto anche ad offrirgli una birra (è da notare che da quando sono qui non me ne sono concessa una, ma di fronte a un tale talento di intelligenza, posso "fare uno strappo").
E qui tutti a dirmi che non è una corsa. Anche Gianluca stamattina, hospitalero italiano insospettito dalla mia maglietta della Run'in Como.
Lezione n. 2 (per il Cammino): pazienza, misura, organizzazione, calma.
Ieri sera ero sfinito, per cui sono andato a dormire appena terminata la cena, senza preparare lo zaino.
Stamattina è mancato poco che non dimenticassi l'accappatoio.




Per fortuna non trovavo il cappellino (eh, no: con il sole che c'è, quello non può mancare) e sono stato costretto a cercarlo ovunque, anche aiutato dal fatto che ormai (ore 5,30) erano tutti in piedi e quindi la camerata non era buia. Dell'accappatoio invece non m'ero accorto.
Ciò di cui mi ero accorto è che Laura, di Conegliano (conosce Follador di nome, ma non di persona), arrivata sul Cammino a Burgos, aveva abbandonato il suo letto di fianco al mio: i miei familiari sanno che quando sono molto stanco faccio rumori molesti di notte. Ora lo sa anche Laura.
Ed infatti oggi pomeriggio, arrivati a Boadilla del Camino, un certo numero di persone mi ha chiesto com'era andata, se ero stanco. Ed io che in un primo momento pensavo fossero gentili!
Comunque ormai sono tutti nuovi i miei compagni di cammino, tranne Adriana e Gianfranco.
È come se il mio Cammino ricominciasse qui.
Questo è bello, da una parte, ma è anche malinconico.



Come ha detto Gianluca, in 15' conosci tutta la vita di un altro ed il giorno dopo non lo vedi più.
In questo c'è un'intensità folgorante (si scopre il "tesoro nel campo" che l'altro custodisce), ma non ci si può fermare lì, perché occorre continuare il cammino: più oltre!
La metafora della vita è immediatamente evidente, con il suo impasto di idillio felice e di allontanamenti (il taglio del cordone ombelicale, la scuola d'infanzia, la vita al di fuori della famiglia, la nuova famiglia, la morte), alla ricerca di un compimento che non è dato in questo tempo storico, ma nel tempo di Dio.
Per non perdere la memoria di questi "tesori" trovati ho deciso di scrivermi i nomi di tutti quelli che mi hanno dato qualcosa - chi più chi meno - in questo Cammino.
Però l'episodio di stamattina, nel quale ho seguito per 1,5 km (strada tutta dritta) quattro di questi nuovi compagni senza riuscire a ridurre la distanza di circa 100 m e per tutto questo tempo li sentivo parlare e ridere spensieratamente, mi ha fatto comprendere che ora sono loro i "tesori" che devo scoprire.
Sempre che i rumori molesti non li tengano lontani (istinto di autoconservazione).