martedì 8 maggio 2018

Sonda - Indonesia

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13-14/08/17 Italia-Bali
Posso affermare che, dopo Lauda Air, Emirates è la miglior compagnia con cui ho volato. Il gigantesco aereo a 2 piani, ha sedili larghi e comodi, cibo ottimo, con posate d’acciaio. Un po’ meno comodo il 2o e più lungo volo da Dubai a Bali. L’isola mostra, come da copione, un traffico caotico, tant’è che impieghiamo 2 ore per arrivare a Ubud. Cambiamo tutti i soldi, paghiamo il corrispondente, depositiamo la valigia in albergo e andiamo a cena. Condivido calamari, polpo, patate, insalata di mango e cipolle, … tutto estremamente gustoso; un mix agro-dolce speziato con cremine da leccarsi i baffi. Cominciamo bene!
15/08/17 Bali-Sumba
Dopo un sonno di 5h ed una colazione a base di omelette, torniamo in aeroporto percorrendo strade dove si susseguono templi con offerte di fiori, e negozi d’artigianato in legno. L’aria odora di incenso come in Nepal, gli occhi neri nei volti olivastri degli abitanti, ci osservano curiosi. In aeroporto si scatena il toto peso bagaglio; oltre i 10kg si paga un supplemento, io eccedo di soli 500gr, mentre altri sforano per ben altro peso. I controlli sono fiscali così si paga l’eccedenza. A Tambulaka (Sumba), ci attendono Jack il corrispondente, David la guida e l’autista. Decidiamo di saltare il pranzo, con grande disappunto dei 3, mangiando al volo, anche se non sarà così ‘al volo’, per andare a visitare il villaggio di Pasungar. I tetti di paglia delle capanne si ergono verso il cielo, uomini e bambini ci circondano cercando di vendere i loro manufatti. La povertà è palese nonostante gli occhi dolci dei bimbi, ed i sorrisi sdentati e rossi degli adulti. Perchè rossi? Perchè masticano noci di betel che hanno questa controindicazione. Dopo il villaggio andiamo in una laguna che non è quella in programma; ne consegue un’accesa discussione tra David (il furbetto) e Ingrid (la coordinatrice che, giustamente, non vuole essere presa in giro). Finalmente dirigiamo per Pero Beach ma è nuvoloso per una nuotata, così osserviamo le onde che s’infrangono sulla roccia vulcanica, attendendo il tramonto. Successivamente andiamo al Ratengaro Village dove ci raggiunge Jack che tenta di opporsi alla ns volontà di pernottare in villaggio, adducendo scuse sulla sicurezza. Crediamo che invece la sua preoccupazione sia non incassare la solita mazzetta, o ricavarne una inferiore, comunque la ns risolutezza ha la meglio. Restiamo quindi ospiti nella casa del capo-villaggio e ceniamo alle 22:30, con un pollo in brodo, sgozzato da Miriam, e riso bollito. La cena è ovviamente misera ma l’esperienza notevole! Ci sistemiamo per la notte allineati come sardine, sopra le canne di bambù e le stuoie. I ns materassini e sacchi lenzuolo a protezione ma, sotto di noi, ci sono un cavallo e 2 maiali, ergo, il lezzo è assicurato quando defecano, si spera invece di scampare alle pulci e alle zecche.
16/08/17 Sumba
La travagliata notte, tra il pavimento duro e la pipì da farsi all’aria aperta scavalcando i compagni di viaggio, passa lentamente. Al mattino siamo affumicati dal fuoco acceso per bollire l’acqua (fuoco in capanna di bambù e paglia :-)). Visitiamo il villaggio che si affaccia sul mare e partiamo per Waikabubak, durante il percorso ci fermiamo presso un’abitazione per osservare un rito funebre, ma ben pochi entrano in casa per vedere il morto. Successivamente ci fermiamo presso una scuola dove la preside, una donna minuta e sorridente, ci accoglie strofinando il naso sul ns, ovvero salutando alla sumbese. I ragazzi suonano, cantano e danzano per noi, ci offrono the, caffè, tapioca (simile alla patata americana). Curiosamente noi scattiamo foto a loro e loro a noi, in un miscuglio di curiosità e sorrisi. Diverse bimbe mi fanno domande nel loro stentato inglese, mi conducono in un’aula e converso con tutta la classe aiutandomi con dei disegni laddove la parola non arriva. Vado via nella certezza che questo scambio reciproco abbia arricchito entrambi. Ripartiamo per la visita al villaggio di Taurum, dove le donne tessono gli ikat, poi proseguiamo per la spiaggia di Kerewe; la sabbia di conchiglie ed il mare impetuoso. Facciamo il bagno in questo paradiso e, dopo l’aperitivo, arriviamo a Waikabubak per una doccia veloce nel ns orribile albergo. Stasera ceniamo a casa di Jack: pesce alla griglia, riso e pochissime verdure, insomma, ci siam fatti fregare di nuovo!
17/08/17 Sumba
La colazione rispecchia l’albergo da incubo, ma questo è! Si riparte con 1h di ritardo non ben motivato che comporta una buona dose di irritazione. Oggi è festa nazionale a Sumba. Ci trasferiamo verso Pasunga Village dove visitiamo la Megalitic Stone, ribattezzata ‘il sassone’ da Milena, poi giriamo per il mercato dove i venditori chiedono di essere fotografati, ed il vicino villaggio che, a differenza dei precedenti, ha tombe intarsiate, capanne con tetti in lamiera, e impianto tv. Alcune capanne hanno parti in cemento assumendo l’aspetto di casette. Ripartiamo per il lungo transfer verso Waingapu, durante il percorso facciamo una 1a sosta al mirador, vabbè, non sanno più cosa inventarsi, una 2a sosta per il pranzo a base di noodle freddi che si spera siano di giornata, in ultimo la spiaggia di corallo rosa con il mare che merita l’uso della maschera. Al tramonto ripartiamo per la città, stasera vogliamo mangiare bene e siamo preparati ma, incredibile ma vero, autista e guida tentano di truffarci portandoci in un loro ristorante complice, mascherato da quello che cercavamo. I cartelli di carta sono stati appena attaccati con lo scotch, ma google continua a segnalarci un’altra posizione, neanche i napoletani con noi possono credere a tanta faccia tosta! Ostinatamente chiediamo di andare laddove ci viene segnalato dai telefoni, e troviamo il vero ristorante. Vien davvero voglia di mandarli al diavolo, invece siamo legati per il transfer già pagato. La cena è ottima e abbondante: pesce alla griglia, melanzane fritte, noodles alle verdure, riso fritto, verdure piccantissime e litri di birra. Le donne velate sono davvero brave, un po’ meno nei conti, ma oramai siamo rodate e l’attenzione è massima.

18/08/17 Sumba-Timor
Dopo colazione attendiamo anche oggi il pullman per 35min, siamo tutti arrabbiati, ci stanno prendendo in giro! Dirigiamo verso Callu Village per vedere gli ikat più belli di Sumba e la loro lavorazione. Provo a trattare un paio di pezzi ma hanno costi alti sebbene il lavoro di tessitura e coloratura sia davvero laborioso. Essendo ai ferri corti con guida e autista, andiamo con largo anticipo in aeroporto, liquidandoli senza mancia a fronte della loro disonestà. Il tempo scorre giocando a scala 40, il ns volo parte in ritardo per Kupang (Timor), dove alloggiamo in un bel albergo. Giusto il tempo di lasciare la valigia e partiamo per una visita al vicino mercato, centro del folklore locale, venditori e avventori ci guardano curiosi, sorridono gentili, ci fotografano: questo popolo è davvero ospitale. Dal mercato raggiungiamo un centro commerciale con un bus collettivo dove siamo stipati come sardine, la musica spacca i timpani e l’autista si bulla dal finestrino per aver caricato turisti che normalmente prenderebbero un taxi. Giriamo il centro commerciale nell’inutile ricerca di un centro massaggi, incappiamo, dopo un bel po’, in uno abbastanza caro dove ci fermiamo in 3. I 90 min di massaggio volano via, talvolta la ragazza che mi manipola, si fa pesantemente sentire, comunque l’esperienza è piacevole e rilassante. Un po’ meno per Marassi cui è stata proposta una conclusione differente “Do you want hand job?”. Torniamo in albergo per cambiarci e ripartire per la cena: noodles alle verdure, anelli di cipolla fritti, involtini di totano fritti, tonno e calamari alla griglia, ma quello che distrugge le papille gustative, è il riso di Margherita, piace a entrambe il piccante, ma a tutto c’è un limite! Dopo cena 4 salti in pista con la musica dal vivo, praticamente sudo anche l’anima, mentre Francesco riceve un calcio da Ingrid o cade male su una gamba. Con il ns amico dolorante, si torna in albergo.
19/08/17 Timor-Lembata

A colazione scopriamo che anche i veneziani, finalmente, sono andati in bagno dopo una notte di coliche, il toto bagno è quello che accomuna tutti i viaggiatori creando subito confidenza e complicità. Francesco, invece, ha ancora la gamba gonfia e dolorante. Partiamo per l’aeroporto e voliamo verso Lembata, all’arrivo ci attende Ella che ci accompagna con il bus verde, dai sedili verdi, percorrendo una strada dissestata, fino a Lamalera. Poco prima di arrivare sostiamo al villaggio di Ella dove siamo circondati dagli abitanti che ci offrono succo di noce di cocco, Francesco viene ‘affidato’ alle cure di una coppia di manipolatori che, tra 1000 sofferenze, gli sgonfiano la gamba. Ripartiamo per Lamalera che ci accoglie con ossa di balena, carne appesa ad essiccare, un forte odore di pesce, le barche adagiate sotto le capanne, la spiaggia di sabbia nera, 2 orche arpionate a riva trattenute nell’acqua. Questo luogo fa una certa impressione, ti catapulta nella realtà di un villaggio di pescatori che vivono di caccia alla balena, orca, delfino. Anche greenpeace accetta questa condizione di vita, e di morte. A cena riso, pesce, zuppa da condividere, diciamo un pasto tipico, molto tipico. Di seguito passeggiamo per il paese fino a quando un gruppo di cani ci indica chiaramente di tornare indietro, poi ancora chiacchiere ed in 4 dormiamo nella camera dei bambini che sono stati sistemati sul pavimento fuori dalla ns/loro porta.
20/08/17 Lembata (Lamalera-Lambulaka)
Il letto è duro e scricchiola ad ogni movimento, quindi si dorme poco. Alle prime luci dell’alba, tra galli e persone in movimento, si sentono non pochi suoni. Dopo una colazione con pane, marmellata e thè da dolcificare con zucchero alle formiche, si va al mare. Sfruttando l’alta marea, i pescatori cercano di trascinare sulla spiaggia le 2 orche, altri macellano una manta nella sabbia. Divisi in 2 gruppi partiamo con le barche di legno, lunghe e strette, per assistere alla famosa pesca volante. Dopo qualche inconcludente avvistamento, incrociamo un branco di delfini. Li inseguiamo e per 3 volte il pescatore, armato del suo arpione di bambù, prova ad infilzare senza successo l’animale, lanciandosi dalla prua. La battuta di caccia non porta frutti, ma meglio così. Torniamo a Lamalera dove è in atto la macellazione delle orche. I mammiferi giacciono smembrati tra sabbia e mare, i pescatori tagliano grossi pezzi affilando spesso i coltelli, tra donne e bambini, sangue e plastica, nell’aria un odore indescrivibile. Sono colpita ma non dispiaciuta, questo villaggio vive così! Le donne raccolgono i pesanti pezzi di carne e li sciacquano in mare, adagiandoli successivamente in contenitori. Ogni pezzo sarà affettato, appeso come un panno all’aria e al sole, lasciandolo seccare e chissà per quanto, questa carne, sarà il loro sostentamento. Parte della carne sarà barattata con frutta, verdura degli altri villaggi. Tutto questo è così lontano dalla ns realtà che ne resto, inevitabilmente, affascinata. Torniamo all’ostello per il pranzo, ripetizione della cena e, dopo 3 giri di scala 40, ripartiamo fermandoci al villaggio di Ella dove si festeggia la comunione dei figli di suoi parenti. Siamo invitati a partecipare, i protagonisti sono impostati, tutti indossano gli abiti migliori. Noi balliamo mentre Francesco viene nuovamente trattato dalla manipolatrice. Regalo alcuni indumenti ad una ragazza indicando che deve lavarli, lei invece me li riporta lavati, così le spiego meglio che sono per lei; mi ringrazia più volte sorridendo. Gli altri viaggiatori regalano quaderni e pennarelli; è domenica, è festa per tutti! Ripartiamo per Lambulaka con un mini stop a causa di un mezzo che ha bucato su questa strada dissestata e mono corsia. Carichiamo chi necessita di un passaggio sul tetto, e arriviamo in serata in paese, dirigendo direttamente al ristorante dove ceniamo con zuppa di pesce, riso, verdure ripassate, pesce arrosto e, regalato da Ella, spezzatino di orca. La carne rossa ha un sapore deciso, sembra cinghiale, mi piace, non potevo non provare anche questa esperienza. Dopo cena, l’albergo che ci attende, è davvero carino, quando si dice dalle stelle alle stalle...e viceversa. Lasciati i bagagli in stanza, facciamo una passeggiata imbattendoci in un luna park, siamo gli unici turisti, giochiamo a non-buttare giù tutti i barattoli, e alla ruota della fortuna, dove Paolo vince 2 birre, così, soddisfatti, torniamo per la doccia ed il letto king size.
21/08/17 Lembata-Kupang
Dopo una misera colazione andiamo a piedi in una spiaggetta per un bagno e un po’ di sole. Ad un certo punto siamo circondati da locali, alcuni vogliono fare foto con noi ma cominciano ad essere un po’ troppi, in alcuni s’instilla un senso di insicurezza, così andiamo via. Dopo la doccia beviamo le 2 birre vinte ieri sera e ci arrampichiamo sui 2 pick up per il transfer in aeroporto, in tutta sicurezza :-) Il volo ci riporta a Kupang dove, una volta atterrati, dirigiamo alla Crystal Cave. L’accesso è difficoltoso ma, una volta arrivati in fondo, l’acqua azzurra nella grotta semi-buia, invita al bagno, rigorosamente in mutande! Risaliamo per proseguire verso le cascate Oenesu posizionate su 3 livelli. Davvero un bel posto se non fosse per le cartacce e le bottiglie abbandonate ovunque. Torniamo in albergo per una doccia calda, un maxi letto e giusto 5 min di relax. La cena si svolge in un bel ristorante all’aperto che si affaccia sul mare, risulta complicato capire chi ha ordinato e cosa, comunque si mangiano pesciolini fritti, noodles alle verdure e tipici (ma qual’è la differenza?), calamari fritti con aglio e chili, verdure ripassate con peperoncino. Dopo aver ballato con la bimba, e la foto con la proprietaria del ristorante, si va a nanna per ben 4 ore di sonno.
22/08/17 Kupang-Flores  (Kelimut-Riung)
Dopo una tazza di thè siamo pronti alle 4:00, peccato che l’autista se l’è dormita e arriva con 35min di ritardo, dopo essere stato svegliato. In aeroporto il volo è, a sua volta, in ritardo, quindi che fare quando la palpebra cala irrimediabilmente? Beh, un bel massaggio in poltrona, davvero godurioso (vero Ilaria?). Dopo un volo interamente dormito, atterriamo a Flores che ci accoglie con una rigogliosa vegetazione, i campi terrazzati, le risaie, un popolo maggiormente benestante rispetto a Sumba. Ci spostiamo verso il vulcano Kelimut con i laghi colorati: 2 verdi/azzurri affiancati, dalla  incredibile tonalità delle acque sulfuree, 1 verde petrolio che non considera quasi nessuno (inferno, purgatorio, paradiso). Le scimmiette fanno capolino ma bisogna stare attenti, si sa che sono dispettose. Dopo la visita ci fermiamo da Santiago per un ottimo piatto di noodles, poi ripartiamo per il villaggio di Walagai. Nella zona più tradizionale non vive quasi più nessuno, nonostante le capanne siano più belle di quelle di Sumba. Una donna pesta i chicchi di caffè in un mortaio di legno, a sua figlia regalo qualche indumento e lei, per ringraziarmi, fa cantare ai bambini che ci seguono, un canto indonesiano. Ripartiamo per le Blue Stone ma arriviamo con il buio, quindi possiamo solo immaginare l’effetto nella penombra. Proseguiamo quindi per Riung, la strada è lunga e, in alcuni tratti, dissestata. A Donga, mentre siamo in coda al distributore di benzina, una ruota decide di dare forfait; è necessario cambiarla al buio e sul ciglio della strada. Arriviamo a destinazione alle 22:30 e non rinunciamo alla sontuosa cena con 2 giganteschi pesci, noodles, patatine, melanzane, insalata, riso e un presunto pollo che qualcuno sospetta essere gatto. Ovviamente spazzoliamo tutto a dovere, quindi andiamo in albergo per una doccia fredda ed il meritato riposo.

23/08/17 Flores (Riung)
La colazione è a base di crepes, frutta e thè. Partiamo divisi in 2 barche per il giro delle 17 isole. La giornata è limpida come l’acqua che scorre fuoribordo. Ci fermiamo per un 1o snorkeling: il fondale mostra stelle giganti, paffute e colorate, pesci gialli, azzurri, blu, coralli rosa, blu, verdi, gialli, un vero giardino botanico ricco di vegetazione e colore, nel silenzio dell’acqua. Soddisfatti risaliamo in barca per il pranzo sulla spiaggia, sulla brace cuociono calamari e pesce spada, inoltre melanzane, riso, insalata, patatine simil nuvole di drago, tutto gustoso. Infine ananas, mango e frutto della passione: un vero pic nic da Salamelle (tranne che per Giorgy)! Con la pancia tesa, ripartiamo per un’altra isola dalla sabbia bianchissima, su un lato le montagne la fanno da padrona. L’acqua è un po’ torbida ma lo snorkeling è comunque piacevole, più volte incrocio stelle marine blu. Nessun acquario potrà mai pareggiare la realtà di questa meravigliosa natura che però dovrebbe essere meglio preservata. Torniamo a Riung per un caffè da Tam, il ns corrispondente, il caffè si trasforma in una birra ed in un mojto, il tutto accompagnato da banane fritte con cioccolata. In 10 decidiamo di cenare, giusto per tenerci allenati, gli altri desistono. Ovviamente non mi è difficile convincere Margherita che qualcosa ancora ci sta nel pancino :-)

24/08/17 Flores (Bana-Tololela-Bajawa)
Dopo colazione, dove Emilio ci racconta dell’incontro ravvicinato della sua chiappa con uno scorpione, ripartiamo per Soa Hot Springs, ovvero le terme very, very hot. Il alcuni tratti, dove la forza dell’acqua è più potente, quindi piacevolmente massaggiante, Margherita ed io restiamo quasi senza costume. Ripartiamo per il villaggio di Bana, un po’ turistico, terrazzato, con capanne ordinate di legno intagliato e decorato. Camminando per circa 1h, raggiungiamo Tololela, dovrebbe essere un villaggio maggiormente tipico, in realtà sembra un villaggio 5 stelle con tv, frigo, capanne graziose, market. Torniamo velocemente indietro perchè il tramonto avanza, e ripartiamo per Bajawa, sostando in un grazioso albergo dai cuscini neri. La temperatura è decisamente più bassa, ma la doccia è piacevolmente calda. A cena si degusta una zuppa di noodles, tofu, verdure, noodles, tonno e mix di frutta. Emilio finisce a terra frantumando la sedia, non è proprio la sua giornata! Si torna in albergo puntando la sveglia…

25/08/17 Flores (Bajawa)
… e sbagliando l’orario! Quando sento parlare Ilaria ne ho il sospetto, guardo l’ora e realizzo che mancano 7min alla partenza. Ed in 7min siamo pronti, sono le 5:00. Partiamo per la giungla, lungo la strada del paese i bambini camminano ordinati nelle loro divise gialle, verso la Chiesa per la messa della scuola cattolica. Eseguiamo il trekking mentre sorge il sole, fino al lago, al ritorno sostiamo in una “caffetteria”. Degustiamo una tazza di caffè liofilizzato dall’aroma molto gradevole e facciamo acquisti, successivamente ci spiegano tutto il processo di lavorazione manuale del caffè, concludendo con la tostatura dove il fuoco arde nella stessa capanna dove dormono tutti. Gli occhi lacrimano per il fumo mentre la vecchina rimesta i chicchi ed i gatti si nascondono dietro la legna. Velocemente torniamo in albergo per la colazione e partiamo per Labuan Bajo, lungo la strada sostiamo in una distilleria di Arak degustando anche lo zucchero di palma (decisamente troppo dolce). Ripartiamo fermandoci a pranzo alle 15:00, e poi ai campi di riso a ragnatela, purtroppo il controsole non agevola la vista, nè le foto. Lungo la strada, fuori dal finestrino, immagini di vita quotidiana: i panni stesi sull’erba e sulla siepe ad asciugare, donne che pestano i chicchi di caffè, bambini che giocano per strada, ed è davvero curioso rapportare questi ultimi alla ns realtà. Qui vanno a scuola da soli, al buio, giocano per strada, sul ciglio della strada, anche da piccoli si occupano di quelli ancor più piccoli...se i bambini sono bambini, perchè sono così diversi dai ns? Quando arriviamo a destinazione alle 21, andiamo a cena al mercato all’aperto.

26/08/17 Flores-Serya-Komodo-Kalong
Si parte per la “crociera in barca” dopo non poca logistica per avere cibo vario (pesce) e sufficienti birre, salutiamo Francesco che proseguirà con altri facendo immersioni. Ci fermiamo per un 1o snorkeling ed è ancora una meraviglia, dei pesci bianchi mi mordono ripetutamente: constato con la maschera che puntano alle mie gambe, e uno dei morsi fa bella evidenza di sè sulla caviglia. Anche altri hanno subito la stessa sorte. Dopo un buon pranzo in barca ci spostiamo per un 2o snork che però risulta essere meno interessante del 1o. Quando risaliamo 2 secchi di acqua dolce fungono da doccia, la ns spartana bagnarola è full-optional :-) Dopo cena qualche partita a scala 40 ascoltando musica, in mezzo al mare e poi tutti a nanna nel mono-loft.
27/08/17 Kalong-Rinca
Nonostante non fossi fiduciosa, dormo abbastanza e sono la 1a ad alzarmi. A turno si va in bagno e si fa colazione con pancake alla banana spalmati di nutella. Scendiamo al Rinca Village e incrociamo immediatamente le dispettose scimmiette che vorrebbero fare razzia dei ns averi. Poco dopo eccoli lì, i draghi di Komodo, stra-fotografati: vivono fino a 50 anni, mordono le prede aspettando il decesso a causa del veleno contenuto nella loro saliva, poi si sfamano (circa 1 volta al mese). Le femmine depongono 15-30 uova di cui circa il 20% si schiude, ma le mamme si mangiano i piccoli che, per salvarsi, scappano sugli alberi. Dopo la visita torniamo in barca e Simone, scivolando, batte la testa. Fortunatamente recupera bene (se così si può dire, hihi, smack). Navighiamo verso Komodo e anche lì scendiamo per la visita dei draghi ma l’impressione è nettamente turistica e dispiace per gli ultimi discendenti dei dinosauri. Torniamo in barca per il pranzo e navighiamo verso Pink Beach dove il mare mosso e freddo fa desistere dallo snork. La piccola spiaggia è rosa grazie al corallo frantumato ma le numerose barche che si ancorano, stanno distruggendo il fondale, tra poco non ci sarà più nulla. Ci spostiamo al Manta Point senza però incrociarne alcuna, così scendiamo su un isola salendo sulla collina per osservare il meraviglioso tramonto. Quando il sole si nasconde all’orizzonte, torniamo in barca dove troviamo Francesco, approdato vicino a noi. Dopo cena parte il gioco dei mimi dei titoli dei film, e le risate si sprecano.
28/08/17 Navigazione
Alle 6:00 il capitano mette in moto, il mare è mosso e peggiora man mano che proseguiamo. Milena, Emilio e Margherita soffrono il mal di mare, fortunatamente le pastiglie di Miriam attenuano i sintomi. Facciamo snorkeling ma il fondale non è bello come i precedenti, quando torniamo a bordo dobbiamo metterci l’anima in pace, oggi si navigherà sempre. Le onde, a volte, sono davvero inclementi. Ammirare il tramonto dalla barca e l’approssimarsi del buio e delle stelle, instilla una pace interiore, nonostante le scomodità. Navighiamo ancora, e ancora…
29/08/17 Sumbawa-Moyo-Satonda
Il motore si spegne alle 4:00 consentendoci di dormire nel silenzio fino alle 6:00. Dopo colazione sbarchiamo a Sumbawa per osservare il lago, dopo di chè un’altro, meraviglioso, snorkeling. Si riparte per Moyo dove ci addentriamo per vedere le cascate. Come scimmiette in pochi ci arrampichiamo sulle rocce per raggiungere la pozza più alta, tuffandoci dentro alla Tarzan maniera. Quando discendiamo ci aspetta un’altro snorkeling, questa volta avvisto, tra gli altri, un pesce palla e uno smilzo, con un muso lunghissimo. Il pranzo Italian style gentilmente preparato da Ingrid e Marina, è a base di spaghetti aglio, olio e peperoncino. Ripartiamo per Satonda, l’isola del capitano; è lunga e stretta e ne percorriamo buona parte lungo l’unica strada dove si affacciano case e baracche. La popolazione è cordiale e sorridente, tutti salutano e ci osservano curiosi. La povertà è meno accentuata rispetto alle precedenti isole, incrociamo ragazze che giocano a pallavolo e ragazzi che giocano a calcio. Torniamo poco dopo il tramonto, ripassando sul letto di formiche rosse, e ceniamo in spiaggia dove allestiscono una grigliata di tonno con l’immancabile riso bianco. Dopo il lungo trasbordo in barca (4 persone alla volta), ripartiamo per l’ultima notte di navigazione.
30/08/17 Lombok-Gili
Vengo svegliata da un forte rollio, la barca oscilla paurosamente ed il rumore delle onde sovrasta quello del motore. Sembra di essere a cavalcioni su un toro recalcitrante che ha tutta l’intenzione di disarcionarti. Resto calma e tranquilla sul mio materasso mentre c’è agitazione tutt’attorno. Peccato che agitarsi non serve ad altro se non peggiorare la situazione. Cerco di dare un senso al movimento contando i dondolii orizzontali e quelli verticali, hanno una certa cadenza. Nella mia mente è come se fossi su una giostra e, seppur pienamente consapevole che alcuni soffrono il mal di mare, i miei processi mentali mi aiutano a passare la notte fino a quando, sfinita, non mi addormento, ed il rollio si placa. Al mattino visi tirati si danno il Buongiorno. Saltando un ridicolo trek dirigiamo per Lombok dove sbarchiamo e salutiamo l’equipaggio.  Con il pulmino attraversiamo l’isola e visitiamo il villaggio di Sade; le capanne sono architettonicamente differenti rispetto alle precedenti, l’intero villaggio composto da 700 persone, appartiene ad un’unica famiglia. Ovunque sciarpe, collane e souvenirs vari per il sostentamento economico. Ripartiamo con il pulmino giungendo al porto dove c’imbarchiamo su 2 barche private per Gili Trawangan. Appena poggio il piede a terra mi chiedo dove sono finita, è la Rimini degli anni 80, colma di turisti e negozi: già non mi piace! Nota positiva è l’assenza di auto e scooter, a beneficio di biciclette e carretti trainati da cavalli. Devo ammettere che il ns albergo, La Favela, non è niente male e finalmente, dopo 5 giorni, posso fare una doccia degna di questo nome, anche se l’acqua è tiepida. A cena andiamo da Egoiste, i piatti ed il servizio non sono granchè ma la pizza è paradossalmente buona.

31/08/17 Gili
Dopo una luuuuunga colazione andiamo al porto e affittiamo un passaggio per Gili Meno. Mentre camminiamo sulla sabbia chiara e ricca di coralli, l’isola stà ancora sonnecchiando, mentre in mare la corrente è molto forte. Affittiamo una barca per avvistare le tartarughe e, dopo non poca fatica, nuotando controcorrente senza pinne, ne vedo 4, purtroppo non così da vicino com’era accaduto in Belize. Risaliamo sulla barca cambiando punto e ci tuffiamo per ammirare un cerchio di statue: uomini e donne abbracciati e, al centro, donne atteggiate in una delle figure del nuoto sincronizzato. Un po’ più in là una distesa di coralli di tutti i colori e pesciolini che cercano cibo tra questi. Correnti di acqua calda e fredda si alternano in questo spicchio di mare. Torniamo a riva per un lauto e lentissimo pranzo: siamo noi troppo esigenti o loro troppo lenti? Boh, forse la verità sta nel mezzo. Dopo pranzo torniamo a Gili T. dove ritroviamo Francesco che ci racconta i suoi meravigliosi giorni in subacquea. Dopo una lunga passeggiata ci si ferma per un aperitivo in riva al mare: si gusta proprio il sapore della vacanza e non più del viaggio. Mentre qualcuno cede alle lusinghe di un massaggio, manicure e pedicure, torno in stanza per la doccia. A cena ci dividiamo tra chi mangia pizza e chi pesce. La pizza della Trattoria è meno buona della precedente ma comunque valida, ci offrono anche il pane, dopo tanto tempo. Si passeggia sul lungomare dove qualche locale suona musica hunz-hunz.
01/09/17 Gili-Bali
La preghiera mussulmana continua da ore con le sue litanie intercalate dal gallo. Noleggiamo le bici per girare l’intera isola, scattando foto e facendo il bagno. Il pranzo in riva al mare è buono e piuttosto veloce rispetto allo standard. Torniamo in albergo per la doccia prima della partenza verso Bali. Causa ritardi della compagnia, ci caricano su una prima barca per Lombok: il mare agitato la inclina paurosamente 2-3 volte. Da Lombok prendiamo il traghetto veloce per Bali ma, una volta sbarcati, scopriamo che non siamo al giusto approdo, quindi impieghiamo altre 2 ore di transfer terrestre per Kuta. Arrivati alla guest house, tadaaan, delle 8 stanze prenotate ce ne sono solo 4, il gestore imbecille sorride sornione e non fa nulla per risolvere il problema, sono le 21 e siamo tutti stanchi, vorrei tirargli un pugno in faccia! Fortunatamente Francesco individua un albergo nelle vicinanze, dove ci trasferiamo in blocco. Andiamo a cena in centro; una bistecca e qualche spicchio di pizza concludono questa ultima cena con discorsi e ringraziamenti tra coordinatrice e partecipanti.

02/09/17 Bali
Ultimo giorno in Indonesia, dopo colazione si parte per lo shopping selvaggio. Per strada profumo d’incenso e offerte di fiori, riso, caramelle, biscotti...agli dei. Anche le auto ed alcuni scooter sono addobbati. In questa città si respira un’aria decisamente Induista, i tempietti sono presenti in molte case. Nel ns girovagare arriviamo alla spiaggia sabbiosa dove i surfisti, improvvisati e non, cavalcano le onde. Ritroviamo Francesco, con la sua gamba dolorante e lo salutiamo, dato che ha un volo diverso. In albergo salutiamo anche Marina e Riky, pianificando un raduno a Venezia ad ottobre. Nonostante l’immancabile traffico, arriviamo con abbondante anticipo in aeroporto dove comincia il lungo viaggio di ritorno verso casa.
I protagonisti di questa avventura, così come li descrivo, in poche parole:
Caterina ed Emilio, napoletani veraci, la dolcezza e la galanteria
Francesco, bolognese, lo sfortunello gentile
Ilaria e Paolo, bresciana e fiorentino, la donna aperitivo ed il pacifico: quando l’amore nasce in viaggio
Ingrid, romana, coordinatrice, esuberante ed anche rompiscatole :-)
Margherita, simpatica milanese di Vigevano che si beve tutte le rifatte, ed è anche una buona forchetta
Marina e Riccardo, veneziani “ciò”, splendida coppia affiatata
Massimo, romano, una pipa in tasca e lo sguardo all’orizzonte
Milena, Simone e Mauro, erbesi e genovese, puntigliosa ed animalista lei, completamente fuori di testa lui ma ‘innamorato’ del non luogo comune (l’altro)
Miriam, milanese-parigina, gnocchissima narcolettica

Alla prossima avventura

Frog (Rosanna)