Poche cose nella vita di chi corre lasciano il segno come una maratona. Il misto di sofferenza e soddisfazione rimane dentro e non si cancella più. La sofferenza è parte integrante dell'esperienza e va data per scontata. La soddisfazione si ottiene unendo l'impegno alla fiducia nei propri mezzi. Anche la forma e la fortuna (se preferite il caso) hanno la loro parte.
L'ecomaratona del Chianti è stata un insieme unico di questi aspetti.
Partiamo dall'albergo in una mattinata nebbiosa, circondati dalle crete senesi in autunno. Arriviamo a Castelnuovo Berardenga, mattoni e pietra, il borgo della partenza, mentre il sole vince sulla foschia.
Siamo in tanti in giro per il paese, e l'ora della partenza si avvicina veloce. Ci troviamo tutti lì nella piazza in attesa. Ascolto gli ultimi consigli preziosi dei più esperti lì con me, Lidio, Santo e Roberto. Si parte in un'atmosfera festosa che è spesso riapparsa durante la gara. Raramente ho trovato anche nelle altre manifestazioni cui ho partecipato questo coinvolgimento del pubblico e questo incoraggiamento ai corridori.
In queste poche fotografie mentali riassumo una fatica di oltre 5 ore.
La prima immagine è


