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13 soggetti pronti ad un'esperienza di tutto rispetto: 10 giorni di trek alle Azzorre!
Si comincia con l'isola di Terciera, pernottando ad Angra do Heroismo. Andiamo sù e giù per i monti, tra i boschi dagli alti alberi fatati, scorgendo il blu del mare, le ortensie profumate, salutando mucche e tori, nuotando in un gelido oceano talvolta restio a farsi approcciare, bevendo birra che costa meno dell'acqua, mangiando un fantastico tonno e un decente polpo, ballando alla festa della Maria Assunction e frequentando il vicino bar ribattezzato 'sbuffo'. Certamente la pota-gang è un valore aggiunto: simpatia, gentilezza, energia da vendere ma attenzione, il bicchiere con loro è sempre pieno!
La seconda isola, Fajal, ci accoglie con decisamente meno sole. L'albergo non è male se non fosse per il pezzo di ruggine che dovrebbe rappresentare lo specchio ma che invece grida 'fatti un'antitetanica'. Le 2 cene sull'isola sono sempre di fretta ma buone e gustose: ancora tonno, spezzatino di carne, formaggio, olive, litri di vino e tante, ma proprio tante, 'cagne' (birra piccola). Il trek di 19km dalla caldera al mare, inizia e termina bagnato, celando la vista con dense nubi. Il vento ricorda quello patagonico, temo talvolta di volare giù. Il giorno successivo un facile trek ci consente un successivo bagno, l'immancabile birretta, oltre al pranzo da Pirates e successivo giro della città. Il traghetto ci trasferisce a Pico.
Tema: ma falle 2 gocce - Svolgimento: Pico ci accoglie con pioggia battente e ci saluta dopo 2 giorni e mezzo con cielo terso e il sole che accende i colori. La tanto agognata salita al Pico salta ma compensiamo con un doppio trek sulla costa. Il giorno dopo trek dei laghi di 22km; con una buona dose d'immaginazione dovrebbe essere bellissimo, invece acqua, vento, mucche attonite, nubi basse...a parte i colori dei poncho non s'è visto altro, sob. Anche in quest'isola abbiamo provato 3 ottimi ristoranti (almeno compensiamo): il primo è stato raggiunto sotto il diluvio universale, il secondo è stato ribattezzato 'il tram', il terzo con un cameriere che prova a parlare in italiano. Le portate: cataplana, tonno, salmone, mi cresceranno le pinne. Il giorno della partenza esce finalmente il sole ed il monte Pico fa capolino sbeffeggiandoci: tutti avremmo voluto scalarlo ma ci ha fatto una bella pernacchia. Pazienza, gioisco per quello che vedo, non per quello che non ho potuto fare.
In volo raggiungiamo Sao Miguel, dall'alto si appezza una vera e propria città, a differenza dei paesi che abbiamo lasciato. Raggiungiamo l'ostello che è una vecchia villa riqualificata. La città mostra case eleganti, colorate e giardinetti curati. Il lungomare ha una passeggiata lunghissima ed il porto, per arrivarci è necessario attraversare la strada dove tutti si fermano all'istante (come in Italia). Le cene sono anche qui buone ma il servizio lento, talvolta troppo. Per strada incrociamo il festival musicale ed il chiosco dove, immancabilmente, bere 'qualcosa'. I trek non richiedono, finalmente, il poncho, i laghi nelle caldere riflettono il cielo ed il mare si staglia sullo sfondo. L'ultimo giorno è dedicato alle terme, per lessarci a dovere in acqua fino a 39 gradi. L'ultima cena trascorre festeggiando il compleanno di Luca, il più giovane ed il più timido, che non ama le torte al cioccolato :-)
Siamo agli sgoccioli di un viaggio iniziato, ancora una volta, con degli sconosciuti che non sono più tali. I partecipanti in ordine sparso: Nicoletta, coordinatrice e compagna di stanza top, Faustino e Luca, padre chiacchierone e figlio taciturno, Gianluigi e Giglio, i fratelli rispettivamente quiete e tempesta, Giulia e Marco, la milanese che scala la classifica chilometrica dei colleghi e lo scout romano, Filippo, quello dell'ultima birretta ma che non è solo quello, Massimo, il GGG e la precisione nei percorsi, Leonardo, gentilezza, disponibilità e passo spedito, Francesca ed Alessandro, il thè dal Nilo ed il bacalao.
Tenham uma boa vida, camaradas, e obrigado
Frog (Rosanna)

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